Parte 14: Il Ritorno a Casa
Il sole cominciava finalmente a fare capolino tra le nuvole autunnali di Bologna, tingendo i tetti di terracotta e i portici storici di una luce calda e dorata quando feci ritorno nel mio appartamento. Il quartiere sembrava lo stesso di sempre, ma dentro di me tutto era radicalmente cambiato. Non ero più la vicina silenziosa e isolata che osservava la vita scorrere dietro i vetri; ero la custode di una verità ritrovata.
Salii le scale del condominio con passo leggero, tirai fuori la mia vecchia chiave dalla borsa e aprii la porta di casa. L'aria all'interno era tranquilla, familiare. Mi diressi dritta in camera da letto, mi avvicinai al comò e posai quella chiave pesante e arrugginita accanto a una nuova cornice, dentro la quale avevo deciso di inserire non più le vecchie foto del passato, ma un'immagine luminosa del futuro che stavo finalmente ricominciando a costruire.
Presi il telefono e chiamai la signora Carla, la mia vecchia vicina di casa, per rassicurarla che tutto era finito e per invitarla a prendere un caffè insieme, per raccontarle finalmente tutta la storia, o almeno quella parte che meritava di essere condivisa con chi mi era stato vicino nei momenti bui.
Mentre posavo la cornetta, un leggero colpo alla porta d'ingresso mi fece sobbalzare per una frazione di secondo. Il mio cuore perse un battito, ricordando i pugni violenti di Marco. Ma quando mi avvicinai e spionai dallo spioncino, vidi un volto gentile e sconosciuto: un corriere che mi porgeva una lettera ufficiale proveniente dal tribunale di Bologna, con il mio nome scritto stavolta con una grafia elegante e sicura. Sorrisi, poggiai la mano sulla maniglia e aprii la porta verso il domani.






