Il pomeriggio era calato su Bologna come un mantello di piombo, pesante e umido, impregnato dell'odore tipico dell'autunno che saliva dai portici storici.
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Il pomeriggio era calato su Bologna come un mantello di piombo, pesante e umido, impregnato dell'odore tipico dell'autunno che saliva dai portici storici.

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Parte 12: La Fuga sui Binari

Il rumore dei passi di Marco e del suo complice che mi inseguivano risuonava metallico sulle scale di ferro. Avevo il fiatone, le braccia doloranti e la paura che mi attanagliava lo stomaco, ma sapevo che se mi fossi fermata adesso, non sarei mai uscita viva da quella situazione.

Risi istericamente mentre spingevo la porta tagliafuoco che dava sui binari principali della Stazione Centrale di Bologna. Una nebbia fitta, mista a fumo e umidità mattutina, avvolgeva i treni in sosta pronti per le prime corse regionali. La luce dei fari dei convogli tagliava la foschia in fasci luminosi accecanti.

Sentii Marco urlare il mio nome alle mie spalle, seguito da imprecazioni furibonde. Non potevo correre allo scoperto lungo i binari, o mi avrebbero vista immediatamente. Mi infilai agilmente tra le carrozze di un treno merci in sosta, arrampicandomi sui predellini e passando dall'altro lato, mimetizzandomi tra i vapori e il movimento frenetico dei ferrovieri che preparavano le partenze.

Dal finestrino di un ufficio di controllo poco distante, vidi una sagoma familiare in divisa: un capostazione che parlava alla radio di servizio. Senza pensarci un secondo di più, saltai giù dal predellino, corsi verso la torretta di controllo e sbattei violentemente i pugni contro il vetro, urlando: "Aiuto! Mi stanno inseguendo, chiamate la polizia!"

Il capostazione spalancò la finestra con un'espressione sbigottita, mentre alle mie spalle i due inseguitori sbucavano da dietro la carrozza del treno, fermandosi di colpo alla vista della postazione ferroviaria affollata.