Parte 13: L'Intervento e la Svolta
La presenza improvvisa del personale ferroviario e l'arrivo tempestivo di una pattuglia della Polizia Ferroviaria, allertata dal capostazione, cambiarono radicalmente le sorti della caccia all'uomo. Marco e il suo complice cercarono goffamente di mordersi la lingua e di giustificarsi dicendo che ero una familiare in stato confusionale, ma i loro volti insanguinati e l'atteggiamento aggressivo non lasciarono spazio a dubbi agli agenti.
"Fermo lì! Polizia! Mani dove possiamo vederle!" tuonò un agente estraendo la pistola e puntandola contro Marco, che si bloccò di sasso, con lo sguardo carico di odio puro e impotenza.
Mentre gli agenti ammanettavano Marco e il suo complice, mi accasciai contro il muro della banchina, tremante ma finalmente con una sensazione di profondo sollievo che mi alleggeriva il petto. Aprii la busta protetta nel mio cappotto: i documenti erano intatti. La prova schiacciante della mia identità e dei crimini finanziari e morali commessi da Marco era lì, nero su bianco, pronta per essere consegnata ai veri magistrati onesti di Bologna.
Un'ora dopo, mi trovavo nell'ufficio della questura centrale, dove una giovane ispettrice ascoltò il mio racconto e visionò i documenti contenuti nella busta e le registrazioni audio del signor Abate. La macchina della giustizia, quella vera, si era finalmente mossa nella direzione giusta, spazzando via le bugie e i depistaggi costruiti in decenni di potere illecito.
Il signor Abate, ricoverato ma protetto da una guardia di sicurezza disposta dalla questura, mi fece recapitare nel pomeriggio un breve biglietto scritto di suo pugno, senza tremori questa volta: "La verità alla fine trova sempre la sua chiave d'accesso. Grazie per aver aperto la porta che io non ho avuto il coraggio di sbloccare."






