Il pomeriggio era calato su Bologna come un mantello di piombo, pesante e umido, impregnato dell'odore tipico dell'autunno che saliva dai portici storici.
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Il pomeriggio era calato su Bologna come un mantello di piombo, pesante e umido, impregnato dell'odore tipico dell'autunno che saliva dai portici storici.

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Parte 3: Confessioni Nell'Ombra

La figura sulla sedia a dondolo emerse parzialmente dalla penombra, rivelando il volto emaciato del signor Abate. I suoi occhi, un tempo fieri e taglienti come lame d'avvocato, erano ora infossati, lucidi di una febbre interiore che sembrava consumarlo dall'interno. Mi fissava con un'intensità quasi dolorosa, stringendo quella fotografia tra le dita nodose come se fosse l'unica ancora di salvezza rimasta in un mare in tempesta.

"Tu... tu non dovresti essere qui," riuscii finalmente a balbettare, stringendo la torcia come se potesse difendermi. "Marco ha detto che eri in una casa di riposo. Come hai fatto a...?"

Il vecchio accennò a un sorriso amaro, un movimento impercettibile delle labbra secche. "Marco vede solo ciò che vuole vedere. Denaro, proprietà, contratti firmati in fretta. Mi ha chiuso lì dentro per mettermi a tacere, per far sparire il passato prima che qualcuno potesse fare domande scomode. Ma si è dimenticato una cosa fondamentale: le vecchie volpi sanno sempre come nascondere le tane migliori."

Feci un altro passo nella stanza, superando la soglia, incapace di resistere al richiamo di quella verità che intuivo vicina ma terrificante. "Perché ci sono le mie foto lì fuori? Che legame c'è tra la mia famiglia e lei? Io non vi ho mai conosciuto davvero!"

Il signor Abate indicò con un cenno del capo la scrivania ingombra di documenti. Sopra vi era un registro rilegato in pelle nera, aperto su una pagina ingiallita. "Non è stata una coincidenza, ragazza mia. Niente di tutto questo lo è. I tuoi genitori... loro credevano di aver protetto un segreto, ma i segreti, col tempo, diventano pietre pesanti che finiscono per schiacciarti."

Si fermò a tossire pesantemente, un colpo sordo che gli scosse le spalle. Poi sollevò lo sguardo verso di me, e le sue prime parole mi fecero barcollare: "Quella chiave non apre solo questa porta. Apre una cassetta di sicurezza alla stazione centrale. Dentro c'è la prova documentale che inchioda non solo mio figlio, ma anche chi ha cercato di cancellare la tua vera identità trent'anni fa."

Un rumore improvviso provenne dall'ingresso: il portoncino d'ingresso era stato appena aperto con la forza, e passi pesanti e furiosi cominciarono a risalire il corridoio.