L'acqua gelida della laguna di Torre Veneri mi penetrò nei vestiti, pesanti come piombo, minacciando di tirarmi verso il fondo fangoso. Emersi in superficie a fatica, sputando acqua salmastra, mentre i ruggiti delle armi da fuoco e le urla squarciavano la nebbia del mattino.
"Chiara!" soffiai, cercando disperatamente mia figlia tra le canne.
"Sono qui, mamma!" la sua testa riemerse a pochi metri da me.
Ci aggrappammo alle radici della vegetazione palustre, sommerse fino al collo, mentre a trenta metri da noi si consumava l'inferno. Saverio stava sparando un colpo dopo l'altro con il suo vecchio fucile a canne mozze, facendo esplodere i potenti fari della motovedetta e gettando la coperta dell'imbarcazione nell'oscurità più totale. I mercenari a bordo risposero immediatamente al fuoco con raffiche automatiche che crivellarono il gozzo di legno, riducendolo a schegge.
Vidi mio fratello venire raggiunto da due colpi al petto. Il suo corpo imponente oscillò per un istante prima di crollare all'indietro nelle acque scure della laguna.
"ZIO SAVERIO!" urlò Chiara, soffocando il grido con le mani mentre le lacrime le rigavano il viso sporco di fango.
Un dolore feroce mi lacerò l'anima, ma spinsi mia figlia verso la sponda della canneta. "Non fermarti, Chiara! Corre verso il casolare! Muoviti!"
Strisciammo fuori dall'acqua fangosa come fvevevamo fatto nella macchia, sfruttando il caos e il fumo creato dallo scontro a fuoco. Raggiungemmo la sponda opposta, al riparo della vegetazione alta, e ci lanciammo in una corsa disperata verso il profilo scuro del casolare abbandonato che si ergeva a duecento metri di distanza.
Il furgone di Saverio, un vecchio modello scassato coperto di fango e ruggine, era parcheggiato sul retro della struttura di mattoni. Corsi verso la portiera del guidatore, infilai la mano attraverso il finestrino parzialmente aperto ed estrassi la giacca di pelle di mio fratello che pendeva dal sedile. Nella tasca posteriore trovai un mazzo di chiavi untuoso e pesante.
Infilai la chiave nel blocco d'accensione e girai con forza. Il motore tossì due volte, sputando un fumo nero dallo scarico, prima di ruggire e mettersi in moto.
"Sali, Chiara! Sali!" urlai.
Mia figlia si lanciò sul sedile del passeggero proprio mentre tre uomini armati emergevano dal canneto alle nostre spalle, urlando e puntando i fucili contro di noi.
Pestai a tavoletta sull'acceleratore. Le ruote del furgone slittarono sul fango, spruzzando terra e sassi ovunque, poi presero aderenza e il veicolo schizzò in avanti come un proiettile, abbattendo la steccata in legno del casolare e immettendosi sulla stradina sterrata che portava alla strada provinciale.
I proiettili sparati dai mercenari colpssero la carrozzeria posteriore del furgone con un rumore metallico terrificante, mandando in frantumi il lunotto posteriore e spargendo schegge di vetro sul pavimento del veicolo.
"Tieniti bassa!" gridai, spingendo la testa di Chiara verso il mio grembo mentre guidavo con le mani tremanti sul volante.
Riuscimmo a raggiungere la strada provinciale asfaltata, lasciando la laguna e l'inferno di Torre Veneri alle nostre spalle. Il sole stava cominciando a sorgere all'orizzonte, tingendo il cielo del Salento di un rosso sangue carico di presagi.
Guidai per due ore consecutive a velocità folle lungo le strade secondarie dell'entroterra pugliese, evitando accuratamente le arterie principali e le autostrade dove la polizia deviata e gli uomini di Victor avrebbero sicuramente eretto posti di blocco.
Il carburante stava per finire e il furgone di Saverio emetteva strani rumori meccanici dal vano motore. Verso le otto del mattino ci arrestammo nel garage sotterraneo di un piccolo complesso industriale abbandonato alla periferia di Taranto, il luogo che Saverio mi aveva indicato prima di morire.
Spensi il motore. Il silenzio assordante del garage ci avvolse.
Mi accasciai sul volante, scoppiando in un pianto dirotto e liberatorio. La morte di Matteo, il tradimento di Don Paolo, il sacrificio heroico di mio fratello Saverio... tutto quel peso mi crollò addosso contemporaneamente, frantumando la corazza di forza che avevo indossato fino a quel momento.
Chiara mi abbracciò con una dolcezza infinita, appoggiando la testa sulla mia spalla. "Mamma... ce la faremo. Lo dobbiamo a zio Saverio e a Matteo. Non sono morti invano."
Asciugai le lacrime con la manica del grembiule ancora imbrattato della farina del mio banco al mercato. Mamma non poteva permettersi il lutto. Non ancora.
Mi sfilai il calzino ed estrassi il piccolo microchip SD. Lo guardai con un misto di odio e rispetto: un pezzetto di plastica nera grande quanto un'unghia per cui tre uomini avevano perso la vita e per cui la mia famiglia era stata distrutta.
"Saverio ha detto che a Taranto c'era un suo amico con un'auto pulita," disse Chiara, guardando le note scritte a mano che aveva trovato nel cassetto del furgone. "Si chiama Marco. Gestisce un'officina meccanica a due blocchi da qui."
"Andiamo a piedi," risposi. "Abbandoniamo questo furgone prima che qualcuno lo rintracci."
Uscimmo dal garage e ci avviammo lungo i vicoli dell'area industriale di Taranto. L'officina di Marco era un capannone isolato, coperto di lamiere e scritte spray. Bussammo tre volte alla porta d'acciaio come indicato sugli appunti di Saverio.
La porta si aprì lentamente, rivelando un uomo anziano con la tuta da meccanico sporca di grasso e un paio di occhiali da vista spessi.
"Marco?" chiesi incerta. "Ci manda Saverio..."
L'uomo ci guardò con profonda tristezza negli occhi. "So chi siete. Ho sentito le notizie alla radio locale... Hanno detto che una banda di contrabbandieri ha attaccato la capitaneria e che Saverio è morto."
L'uomo ci fece entrare rapidamente nel capannone e chiuse il portone a chiave. "Saverio mi aveva chiamato ieri sera prima di venire a prendervi. Mi aveva detto che se vi foste presentate qui, dovevo darvi la sua Alfa Romeo nera con le targhe false e tre cavalli sotto il cofano."
Marco ci guidò sul retro dell'officina dove splendeva una potente berlina nera. "L'auto è piena di carburante. C'è anche una valigetta con cinquemila euro in contanti e due telefoni satellitari criptati non tracciabili. Saverio aveva pianificato tutto per farvi arrivare a Roma."
"Grazie, Marco..." disse Chiara con la voce rotta.
"Non ringraziate me, ringraziate quel pazzo di vostro fratello," rispose il meccanico, consegnandomi le chiavi della vettura. "Ora andate. Prendete l'autostrada per Roma attraverso la Basilicata. È la strada meno controllata."
Salimmo sull'Alfa Romeo e partimmo immediatamente. Ma mentre stavamo per immetterci sul raccordo autostradale di Taranto, il telefono satellitare criptato posato sul cruscotto cominciò a squillare con un bip metallico.
Guardai Chiara. Il mio cuore perse un battito.
Risposi al telefono e lo misi in vivavoce.
Dall'altro capo del filo risuonò la voce metallica e gelida di Victor: "Congratulazioni per la fuga da Torre Veneri, Teresa. Sei più coriacea di quanto pensassi. Ma credi davvero che tuo fratello fosse l'unico ad avere informazioni?"
"Cosa vuoi, mostro?" ruggii al telefono.
"Voglio fare un baratto," rispose Victor con una risata sadica. "Accendi la radio locale, frequenza 102.5. Guarda cosa abbiamo appena fatto a Lecce."
Chiara accese la radio del cruscotto. La voce concitata di uno speaker radiofonico stava annunciando una notizia d'emergenza: "Notizia dell'ultimo ora da Lecce: un incendio doloso di vaste proporzioni ha completamente distrutto la storicissima Pasticceria della famiglia di Teresa Rossi al mercato centrale. Le autorità confermano che all'interno del laboratorio è stato rinvenuto un ordigno inceneritore. Si teme per la sorte dei dipendenti..."
Sgranai gli occhi. La mia bottega... la mia casa... la mia intera vita bruciata in un istante.
"Ora ascoltami bene, Teresa," riprese la voce di Victor al telefono. "Hai dodici ore per presentarti all'albergo 'La Terrazza' di Civitavecchia con il microchip. Se tenti di contattare la Procura di Roma o se superi il termine, farò saltare in aria la casa di tua sorella a Milano con tutta la sua famiglia dentro. Il tempo scorre, panettiera."
La chiamata si interruppe.






