IL DOLCE DEL SILENZIO
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IL DOLCE DEL SILENZIO

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Il suono di quei passi sulla pietra umida rimbalzava sulle pareti del sotterraneo come una sentenza di condanna. Io e Chiara ci stringemmo l'una all'altra nell'oscurità più profonda, trattenendo il respiro fin quasi a soffocare. Il mio braccio avvolse le spalle di mia figlia in un abbraccio protettivo, mentre con l'altra mano cercai tastando per terra un qualsiasi oggetto che potesse servire da arma. Le mie dita intercettarono un frammento di mattone sconnesso e appuntito.

L'ombra di una figura alta si proiettò sul muro di pietra di fronte a noi, illuminata fiocamente dalla fioca luce della strada che filtrava dalla grata in alto. La silhouette si fermò all'ultimo gradino. Poi, la luce tenue di una piccola torcia tascabile si accese, fendendo il buio e puntando il suo fascio luminoso direttamente sui nostri volti.

Ipotizzai il peggio e alzai il mattone pronta a scagliarlo con disperazione, ma una voce bassa e rauca ruppe il silenzio tombale: "Abbassa quello stecco, Teresa. Sono io."

Il fascio di luce si spostò verso il basso, illuminando il viso dell'uomo. Non era Victor, né uno dei suoi sicari. Era don Paolo, il vecchio parroco della chiesa di San Matteo, un uomo di oltre settant'anni con cui mio padre giocava a carte trent'anni prima e che conosceva me e la mia famiglia da quando ero una bambina.

"Don Paolo!" soffiai in un sussurro carico di sollievo, lasciando cadere il mattone a terra con un colpo sordo. "Che cosa ci fa qui? Come ha fatto a trovarci?"

Il sacerdote scese l'ultimo gradino e si avvicinò con passo rapido, facendoci cenno di alzarci. Il suo viso solitamente pacifico era segnato da rughe profonde di preoccupazione.

"Matteo mi ha contattato dieci minuti fa attraverso un ponte radio criptato," spiegò il prete a bassa voce, guardandosi continuamente alle spalle verso la scalinata. "Sapeva che se foste uscite vive dal mercato vi sareste rifugiate qui. Questa cattedrale sconsacrata era il vostro punto di ritrovo d'emergenza in caso di catastrofe... Matteo pianificava ogni singola mossa da dodici anni."

"Matteo..." ripeté Chiara, pulendosi una lacrima dalla guancia. "Chi è davvero quest'uomo, mamma? E perché tutta questa gente vuole ucciderci per una chiave e un pacchetto di plastica?"

Don Paolo ci guidò rapidamente verso una porta secondaria nascosta dietro un altare in rovina, che dava su un vicolo laterale dove era parcheggiata la sua vecchia e scassata utilitaria blu. "Non c'è tempo per le spiegazioni lunghe. Victor e i suoi uomini stanno rastrellando il centro storico insieme a due pattuglie della polizia stradale che sono sul loro libro paga. Se vi trovano qui, vi ammazzano senza farsi troppi problemi. Salite in macchina, vi porto io a San Cataldo."

Salimmo sul sedile posteriore, accovacciandoci il più possibile per non essere viste dai finestrini. Il viaggio verso la costa di San Cataldo fu un incubo di tensione pura. Ogni coppia di fari che incrociavamo lungo la strada provinciale faceva sobbalzare il mio cuore. Don Paolo guidava con calma apparente, ma le sue mani nodose stringevano il volante con una forza tale da far impallidire le nocche.

"Teresa," disse il parroco senza staccare gli occhi dalla strada buia e priva di illuminazione. "Matteo non è mai stato un semplice cliente del mercato. Dodici anni fa era un magistrato della Procura Antimafia di Bari. Stava indagando su un immenso traffico di riciclaggio di denaro sporco che coinvolgeva alta finanza, politica locale e una frangia deviata dei servizi di sicurezza. L'uomo che hai accecato oggi, Victor, era a capo di quell'operazione."

La rivelazione mi lasciò senza fiato. L'immagine del discreto e malinconico compratore di dolci che per anni si era presentato al mio banco si frantumò, ricomponendosi nella figura di un uomo che aveva vissuto una vita di sbarre, segreti e terrore.

"E perché ha coinvolto me?" chiesi con la voce spezzata dalla rabbia e dal dolore. "Perché ha messo a rischio la mia vita e quella di mia figlia per dodici anni?"

"Perché non aveva scelta," rispose don Paolo con amarezza. "La sera prima che lo incastrassero e tentassero di ucciderlo con un'auto bomba, Matteo riuscì a sottrare il registro contabile e i codici d'accesso dei conti esteri dell'organizzazione. Sapeva che la sua casa sarebbe stata perquisita e rasata al suolo. Aveva bisogno di un luogo del tutto insospettabile dove nascondere la chiave e le prove. Il tuo banco al mercato... era l'unico posto dove l'oscurità di quell'organizzazione non era ancora arrivata."

Dopo venti minuti di guida nel buio fitto della campagna salentina, circondati solo dal frinire delle cicale e dall'odore salmastro del mare poco distante, la macchina svoltò lungo un viale sterrato fiancheggiato da pini marittimi secchi. In fondo al viale si ergeva la sagoma tetra di una vecchia masseria abbandonata, con le pareti di pietra scrostate e le finestre prive di infissi.

Don Paolo spense i fari e il motore. Il silenzio della notte ci avvolse come un sudario.

"Siamo arrivati," mormorò il prete. "Matteo è dentro. Ma usate cautela."

Scendemmo dall'auto. Il vento che soffiava dal mare portava con sé un freddo umido che fece salire i brividi sulla mia pelle. Guidate dalla torcia di Don Paolo, varcammo la soglia sgangherata della masseria. L'interno era fatiscente: calcinacci a terra, travi di legno marcite e muffa ovunque.

"Matteo?" chiamai piano verso l'oscurità degli ambienti interni. "Matteo, sono Teresa. C'è anche Chiara."

Dall'angolo più buio del salone principale si udì un rumore di passi strisciati, seguito da un colpo di tosse soffocato. Una figura emerse dalle ombre. Matteo avanzava a fatica, tenendosi una mano stretta sul fianco sinistro dove la camicia bianca era inzuppata di un macchia scura di sangue fresco. La sua cicatrice sul viso sembrava ancora più spaventosa alla luce della torcia.

"Teresa..." sussurrò, con gli occhi lucidi di lacrime e dolore. "Miei Dio, state bene... Mi dispiace tanto. Mi dispiace per avervi trascinato in questo inferno."

Feci tre passi avanti per avvicinarmi a lui, ma prima che potessi toccarlo, dalla penombra del piano superiore della masseria risuonò una risata agghiacciante e beffarda.

"Che ricongiungimento commovente," disse una voce che conoscevo fin troppo bene.

Un fascio di luce abbagliante si accese dall'alto, illuminando la scena. Sulla balconata interna della masseria eretto e trionfante c'era Victor, con il viso parzialmente fasciato per via del bruciore dello zucchero, e accanto a lui quattro uomini armati di fucili d'assalto puntati dritti su di noi.

Ma la cosa più terribile non era Victor.

Accanto a Victor, con in mano una pistola munita di puntatore laser rosso rivolto al petto di Matteo, c'era don Paolo. Il prete sorrise con una freddezza diabolica, sfilandosi il colletto ecclesiastico dalla camicia nera.

"Grazie per averci portato la chiave e il pacchetto, Teresa," disse il falso sacerdote con voce stridente. "Avete fatto esattamente quello che avevamo pianificato."