Il corpo di Matteo giaceva immobile sopra gli aghi di pino secchi e la pietra viva, la luce della luna piena che ne sbiancava il volto martoriato. Non c'era tempo per il lutto, non c'era tempo per le lacrime. Le torce elettriche di Victor e dei suoi sicari tagliavano l'oscurità della macchia mediterranea come spade di luce gialla, avanzando a pettine a pochi metri dal nostro rifugio improvvisato.
"Mamma... è morto... dobbiamo scappare!" sussurrò Chiara, soffocando un singhiozzo disperato con le mani ricoperte di terra e sangue.
Chiusi gli occhi di Matteo con due dita tremanti. Inserii il piccolo microchip SD nell'orlo dell'elastico dei miei calzini, spingendolo in profondità. Poi presi la mano di mia figlia. La sua pelle era fredda come il marmo.
"Ascoltami bene, Chiara," le mormorai all'orecchio, sentendo il calore del mio respiro contro la sua guancia. "Niente panico. Rimani bassa, calpesta solo la roccia e evita i rami secchi. Se facciamo un solo rumore, siamo morte."
Ci strisciammo sul ventre come serpenti tra i rovi appuntiti che ci dilaniavano le mani e il viso, allontanandoci lentamente dal corpo di Matteo. Il profumo del mirto e del timo selvatico si mescolava all'odore acre della polvere da sparo e della carne bruciata che ancora evaporava dal forno della masseria.
"Victor! Ho trovato il cadavere di Matteo!" urlò una voce maschile a non più di dieci metri da noi.
Sentimmo passi pesanti correre verso la posizione del corpo.
"È caldo! È morto da meno di due minuti!" gridò di rimando la voce di Victor, carica di una furia bestiale. "Le due donne non possono essere lontane! Setacciate ogni centimetro di questo maledetto bosco! Trovate la madre e la figlia e portatemi quel microchip, altrimenti vi scortico tutti vivi!"
Il ritmo della caccia spietata aumentò di colpo. I sicari cominciarono a sparare raffiche a caso nel folto della vegetazione per spaventarci e costringerci a scoprirci. I proiettili rompevano i rami sopra le nostre teste con schianti terrorizzanti, piovendo schegge di legno sul mio grembiule.
Continuammo a strisciare fino a raggiungere il confine della macchia di pini, dove la vegetazione cedeva il passo alle scogliere scoscese che cadevano a picco sul mare Adriatico. Il rumore delle onde che si infrangevano contro le rocce sessanta metri più in basso era un ruggito assordante. Eravamo in trappola. Davanti a noi c'era il vuoto e l'oceano scuro; dietro di noi, quattro assassini armati fino ai denti.
Chiara si guardò intorno con lo sguardo smarrito della preda braccata. "Non c'è via d'uscita, mamma... Siamo arrivate alla fine."
"No, non ancora," risposi, scrutando disperatamente il profilo della scogliera.
Ricordai d'un tratto le estati della mia giovinezza, quando mio padre ci portava a fare i bagni segreti lungo la costa di San Cataldo. Lungo questa parete di pietra calcarea si apriva la "Grotta dei Contrabbandisti", un'antica cavità naturale utilizzata durante la seconda guerra mondiale e del tutto invisibile dall'alto della scogliera.
"Seguimi," dissi, afferrandola saldamente per la vita.
Con un coraggio che derivava esclusivamente dalla disperazione più nera, ci calammo oltre il ciglio del precipizio, aggrappandoci alle sporgenze rocciose e alle radici degli arbusti marini che crescevano sulla parete verticale. Il vuoto sotto di noi era una voragine d'oscurità urlante, ma la paura di cadere era nulla in confronto al terrore di essere prese da Victor.
A metà della discesa, il piede di Chiara scivolò su un blocco di pietra friabile. La ragazza emise un piccolo grido e perse la presa, rimanendo sospesa nel vuoto, trattenuta soltanto dalla mia mano destra che le stringeva il polso con una morsa di ferro. La tensione sui miei muscoli fu così devastante che sentii la spalla sinistra lussarsi parzialmente con un dolore acuto e bruciante.
"Mamma! Non ce la faccio! Sto scivolando!" urlò Chiara, la cui mano sudata stava perdendo aderenza.
"Non mollare! Guarda me! Guarda tua madre!" ruggii attraverso i denti stretti, mentre il dolore alla spalla mi strappava le lacrime. "Tirati su con le gambe! C'è un appoggio alla tua sinistra!"
Chiara puntò disperatamente lo stivaletto contro la parete rocciosa, trovò un piccolo punto d'appoggio e riuscì a darsi la spinta per sporgersi verso di me. La afferrai per le spalle e la spinsi dentro l'apertura oscura della grotta, crollando subito dopo al suo fianco sul terreno sabbioso del cavernone.
Ci accasciammo nell'oscurità totale della grotta, ansimando dolorosamente. La mia spalla sinistra pendeva in modo innaturale, invasa da un dolore lancinante che mi faceva vedere le stelle.
Sopra di noi, sul ciglio della scogliera, si scorsero i fasci delle torce elettriche che illuminavano le acque turbolente del mare.
"Vedi niente, boss?" chiese uno dei mercenari dall'alto.
"Saranno cadute giù," rispose la voce di Victor, fredda come il ghiaccio. "Nessuno può sopravvivere a un salto da quell'altezza. Ma per sicurezza, voglio che Don Paolo chiami i suoi agganci in capitaneria di porto. Domattina voglio i loro corpi galleggianti sulla spiaggia."
I passi sopra di noi si allontanarono gradualmente, finché non rimase soltanto il rumore monotono delle onde.
Eravamo vive. Ma eravamo intrappolate in una grotta marina accessibile solo dal mare o da un precipizio mortale, senza cibo, senza acqua, con mezza spalla fuoriluogo e con l'intero apparato deviato dello Stato che ci dava la caccia.
Chiara mi si avvicinò nell'oscurità, toccando con delicatezza la mia spalla ferita. "Mamma... ti fa malissimo, vero?"
"Non è niente, tesoro..." mentii, digrignando i denti. "Ascoltami... il microchip che ci ha dato Matteo contiene nomi, conti correnti, omicidi. C'è dentro la verità su tutta la feccia che governa questa regione."
"E cosa dobbiamo farne?" chiedesti.
Mi rizzai a sedere a fatica, appoggiando la schiena contro la roccia fredda della caverna. "Dobbiamo arrivare a Roma. Dobbiamo consegnarlo personalmente al Procuratore Generale. Ma prima... dobbiamo uscire da questo inferno. E so esattamente chi può aiutarci."
Chiara mi guardò sorpresa. "Chi?"
"Tuo zio Saverio," risposi.
Il viso di Chiara si irrigidì. "Zio Saverio? Ma se non vi parlate da vent'anni! È un contrabbandiere, mamma! Un criminale che è stato in carcere tre volte!"
"Ed è l'unico uomo in tutta la Puglia che possiede un imbarcazione veloce priva di tracciamento radar e che odia la polizia più di quanto Victor odi noi," dissi con uno sguardo d'acciaio. "Se vogliamo sopravvivere a questa notte, dobbiamo farci aiutare da un diavolo per battere un mostro."
In quel momento, dal fondo oscuro della grotta, risuonò il click secco di un otturatore di fucile che veniva caricato.
Una voce sconosciuta e profonda emerse dall'ombra alle nostre spalle: "Saggia decisione, sorellina. Ma dovrai spiegarmi perché sei venuta a svegliarmi proprio a quest'ora della notte."






