Dall'oscurità più fitta della grotta emerse una sagoma imponente. L'uomo portava una barba folta e grigia, un cappello da marinaio stazzonato e un vecchio fucile da caccia a canne mozze puntato con disinvoltura verso di noi. Il fascio di luce di un fiammifero balenò nel buio, illuminando il viso segnato dalle rughe e dalla salsedine di mio fratello Saverio.
I nostri sguardi si incrociarono dopo vent'anni di silenzio assoluto, vent'anni nati da furiose liti familiari per l'eredità del vecchio banco del pane e per le sue scelte di vita al limite della legalità.
Saverio spense il fiammifero con un soffio, accendendosi un ammezzato toscano che emanava un odore forte e familiare. Ripose il fucile a tracolla e mi fissò con un misto di ironia e severità.
"Teresa," disse con la sua voce profonda da fumatore accanito. "L'ultima volta che ti ho vista mi hai giurato che saresti venuta al mio funerale solo per sputare sulla mia tomba. E stasera ti ripresenti a casa mia dal soffitto, con tua figlia e con la spalla fuori uso."
"Saverio..." mormorai, sentendo una stretta al cuore. "Ho bisogno del tuo aiuto."
"Vedo," rispose lui, avvicinandosi con passi pesanti. Si chinò su di me senza dire un'altra parola, afferrò saldamente il mio braccio sinistro e la spalla lussata. "Stringi i denti e non urlare, se non vuoi che quei bastardi lassù ci sentano."
Prima che potessi metabolizzare l'avvertimento, Saverio impresse una torsione secca e decisa al braccio. Un CRACK sordo risuonò nella grotta. Un dolore indicibile mi squarciò il cervello, facendomi quasi svenire, ma l'articolazione rientrò perfettamente nella sua sede. Trattenni l'urlo spingendo la stoffa del grembiule tra i denti.
Chiara si fiondò ad abbracciarmi mentre il dolore acuto sfumava in un formicolio sordo.
"Sei sempre la solita cocciuta," borbottò Saverio, passandomi una fiaschetta di metallo contenente grappa casereccia. "Bevi. Ti farà bene."
Mandai giù un sorso generoso che mi bruciò la gola, ma mi rimise in sesto i sensi. "Saverio, la polizia deviata e un gruppo di mercenari ci stanno dando la caccia. Hanno ucciso un uomo stasera. Se ci prendono, uccideranno me e Chiara senza esitare."
Saverio fumò in silenzio per qualche secondo, osservando l'ingresso della grotta dove le onde del mare continuavano ad infrangersi. "So chi sono. Ho visto il furgone di Victor due giorni fa al porto di Brindisi. Quei cani stanno cercando il registro della banca da settimane. So anche che l'ex magistrato Matteo è rimasto in zona per tutto questo tempo."
"Tu sapevi?" chiesi sbalordita.
"In questo mare niente si muove senza che io lo sappia, Teresa," disse con un ghigno amaro. "Il tuo famoso 'cliente' del sabato ha usato le mie rotte clandestine tre volte negli ultimi cinque anni per entrare e uscire dall'Italia senza farsi tracciare dai servizi segreti. Era un uomo d'onore. Mi dispiace che sia morto."
Chiara si fece avanti, guardando lo zio con tono supplicante. "Zio Saverio, dobbiamo arrivare a Roma. Mamma ha un microchip con tutte le prove. Dobbiamo farlo avere al Procuratore Generale. Puoi portarci via da qui con la tua barca?"
Saverio rimase immobile per lunghi istanti, fissando mia figlia con un'espressione addolcita che non gli avevo mai visto in volto. In lei rivedeva la stessa determinazione di nostra madre.
"Il porto di Lecce e quello di Brindisi sono blindati dai radar della capitaneria e dagli uomini di Victor," spiegò Saverio, sputando per terra. "Se accendo il motore del mio scafo in mare aperto, ci intercettano in dieci minuti. Ma c'è un'altra via."
"Quale?" chiesi.
"Il canale sotterraneo della vecchia salina," rispose Saverio. "Un passaggio romano che si snoda sotto la costa per tre chilometri fino a sfociare nella palude di Torre Veneri. Lì ho nascosto un gozzo a remi. Da lì possiamo prendere la litoranea verso nord e raggiungere Taranto prima dell'alba. A Taranto ho un amico che può darvi un'auto pulita."
Senza perdere altro tempo, Saverio ci guidò attraverso un cunicolo secondario scavato nella roccia sul fondo della grotta. Camminammo nell'acqua fredda fino alle ginocchia per oltre quarantacinque minuti, al buio pesto, guidati unicamente dalla mano esperta di mio fratello che conosceva ogni singola rientranza di quell'inferno sotterraneo.
Verso le quattro del mattino, la galleria di pietra sfociò in una folta canneta immersa nella nebbia fitta della riserva naturale di Torre Veneri. L'aria era satura dell'odore di vegetazione marcia e acqua salmastra.
A pochi metri da noi, nascosto tra i giunchi, c'era un gozzo di legno scuro.
"Salite in fretta," sussurrò Saverio, spingendo l'imbarcazione nell'acqua bassa. "Dobbiamo attraversare la laguna prima che faccia luce."
Salimmo a bordo. Saverio afferrò i remi e cominciò a voga in totale silenzio, senza creare nemmeno un'increspatura sulla superficie dell'acqua specchiata. La nebbia di primo mattino ci avvolgeva come un velo protettivo, nascondendoci al mondo.
Ma proprio mentre stavamo per raggiungere la sponda opposta dove era parcheggiato il furgone di Saverio, un raggio di luce potentissimo f fendette la nebbia, puntando dritto sul nostro gozzo.
Dall'estremità della sponda, una motovedetta della Guardia Costiera – con a bordo Don Paolo e due uomini in abito scuro – fece il suo ingresso nella laguna a gran velocità, tagliandoci la strada.
"Fermate l'imbarcazione o apriamo il fuoco!" rimbombò un altoparlante dalla motovedetta.
Saverio lasciò andare i remi e imprecò a bassa voce. Poi si voltò verso di me con uno sguardo d'acciaio che non ammetteva repliche.
"Teresa, prendi Chiara e buttati in acqua sul lato sinistro," disse in un sussurro calmo. "Nuotate fino ai canneti e prendete le chiavi del mio furgone dalla tasca posteriore della mia giacca che è appesa al sedile. L'auto è parcheggiata dietro il casolare abbandonato."
"E tu?" urlai disperata. "Saverio, non ti lascio qui!"
"Io sono un vecchio lupo di mare, Teresa," disse con un sorriso amaro, sfoderando il suo fucile a canne mozze. "Ho un debito da saldare con la vita per non esserci stato in questi vent'anni. Ora vai e salva tua figlia!"
Prima che potessi protestare, Saverio mi spinse violentemente fuori dal gozzo insieme a Chiara. L'acqua gelida della laguna ci inghiottì mentre mio fratello si alzava in piedi sulla barca, puntando il fucile d'assalto contro i fari della motovedetta e aprendo il fuoco con un boato assordante.






