La polvere densa e biancastra ci avvolse in un abbraccio soffocante, rendendo l'aria quasi irrespirabile. I colpi di tosse rimbombavano nell'ambiente ridotto mentre il fragore del crollo andava gradualmente placandosi. Quando la nube di detriti iniziò a depositarsi, ci rendemmo conto della drammaticità della nostra situazione: l'ingresso principale della caverna da cui eravamo entrati era completamente ostruito da una montagna di rocce e travi spezzate. Dalla parte opposta della frana, si udivano faintamente le imprecazioni degli uomini di Castelli e il rumore di sassi smossi, ma era chiaro che neanche loro potevano attraversare quella barriera.
"State tutte bene?" chiesi rantolando, cercandomi a tastoni nel buio fino a toccare la mano di mia figlia Beatrice.
"Sono qui, papà", rispose Beatrice, con la voce tremante ma integra. "Livia è accanto a me. Ci siamo salvate per un soffio."
"Abbiamo pochi minuti prima che l'aria diventi troppo rarefatta", disse Livia, accendendo lo schermo del suo cellulare, il cui vetro era completamente incrinato. La luce fioca illuminò la cavità rocciosa, ora ridotta a meno della metà dello spazio originario. "Dobbiamo trovare una via d'uscita secondaria. Nelle vecchie miniere di rame dell'Appennino c'erano sempre dei condotti di ventilazione verticale che risalivano verso la superficie."
Mi avvicinai ai resti delle casse dell'oro e dei due scheletri. Tra le rocce cadute sul terreno notai la chiave d'ottone recante il numero 48, che mia madre mi aveva consegnato prima che scappassimo dal suo appartamento. Era caduta dalla mia tasca durante il crollo. La raccolsi e la osservai sotto la luce dello schermo del telefono.
"Questa chiave non è della miniera", disse Beatrice, guardandola da vicino. "Che cosa apre esattamente?"
"Il numero 48 punzonato sulla testa della chiave ha lo stesso stile dei cassette di sicurezza della vecchia Cassa di Risparmio di Parma, la filiale di Piazza Garibaldi dove tuo padre andava ogni settimana", osservò Livia con un'intuizione fulminea. "Stefano, tua madre non ti ha dato una chiave qualunque. Ti ha dato l'accesso al vero archivio segreto di Gino, quello che Castelli non è mai riuscito a trovare!"
Ricordai improvvisamente le parole disperate di mia madre sulla soglia di casa: "Non è la chiave del laboratorio! È la chiave della cassetta di sicurezza dove tuo padre ha riposto la seconda parte della storia...!"
Elena sapeva tutto. Sapeva che Castelli avrebbe tentato di distruggere le prove cartacee del laboratorio e la mappa, e ci aveva consegnato l'unica cosa che avrebbe potuto incriminare il Conte in modo definitivo e inoppugnabile. La sua apparente complicità per ottant'anni era stata forse una lunga, estenuante battaglia sotterranea per proteggere il documento finale finché Gino fosse rimasto in vita?
"Cerchiamo il condotto di ventilazione!" dissi con rinnovata energia, rifiutandomi di morire sepolto in quel buco di montagna.
Ispezionammo le pareti rocciose dell'ambiente. Sul lato nord della cavità, dietro uno sbarramento di stalattiti basse, Livia individuò una corrente d'aria fresca che soffiava verso l'interno. C'era un cunicolo stretto, inclinato verso l'alto con un'angolazione di quasi quarantacinque gradi, appena sufficiente per far passare una persona strisciando.
"Io vado per prima", si offrì Livia. "Sono la più magra. Vi dirò se il condotto esce all'esterno o se si interrompe."
Con uno sforzo notevole, Livia si arrampicò nell'apertura della roccia, scomparendo nel buio. Sentimmo i suoi passi affannati e il raschiare delle sue scarpe contro la pietra per diversi minuti che parvero un'eternità. Poi, la sua voce echeggiò dall'alto, smorzata dall'eco: "Stefano! Beatrice! Il condotto porta a una vecchia torretta d'aerazione in muratura all'esterno! Si vede la neve! Salite, presto!"
Beatrice salì per seconda, aiutata da me da tergo. Quando toccò a me, le mie gambe settantacinquenni sembrarono ribellarsi. Ogni muscolo protestava per la fatica accumulata, ma il pensiero di dover portare quella chiave a Parma e rivelare la verità mi diede la forza di arrampicarmi centimetro dopo centimetro nel tubo di roccia fredda e umida.
Raggiungemmo la superficie uscendone da una struttura di mattoni diroccata, immersa nel bosco innevato. L'aria gelida della notte ci riempì i polmoni come una liberazione. Eravamo saliti di circa cinquanta metri sopra la bocca principale della miniera.
Guardando verso il basso attraverso la radura, vedemmo le luci delle torce degli uomini di Castelli che stavano emergendo dall'ingresso della galleria, avendo evidentemente trovato un passaggio tra le rocce o rinunciato alle scavi interni. Il Conte Alberto Castelli stava salendo a bordo di un fuoristrada nero giunto nel frattempo sulla strada sterrata.
"Stanno tornando a Parma!" esclamò Beatrice, guardando l'ora sul telefono. "Sono le sei del mattino. Tra due ore la filiale della Cassa di Risparmio di Parma aprirà gli sportelli per l'apertura mattutina."
"Se Castelli immagina che Elena possedesse la chiave della cassetta di sicurezza 48," dissi con tono grave, "invierà i suoi avvocati o i suoi uomini con mandati falsi o intimidazioni per bloccare la cassetta prima che noi possiamo aprirla."
Livia mi guardò negli occhi con la determinazione di chi ha atteso quel momento per tutta la vita. "Allora dobbiamo arrivare alla banca prima di loro. Dobbiamo prendere quel contenuto e consegnarlo direttamente alla Procura della Repubblica di Parma."
Raggiungemmo a piedi la strada statale sottostante dopo un'ora di marcia estenuante nella neve. Un vecchio camionista locale che trasportava latte fresche verso la pianura si impietosì nel vedere un vecchio e due donne infreddoliti al bordo della strada e ci offrì un passaggio fino alla periferia di Parma.
Mentre il camion discendeva i tornanti verso la pianura padana, il cielo a est iniziava a tingersi di un grigio metallico che preannunciava l'alba. Tenevo la chiave numero 48 stretta nella pugno dentro la tasca del cappotto. Il momento della resa dei conti finale si stava avvicinando, ma non sapevo che mia madre Elena stava per giocare la sua ultima, tragica carta.






