L'ombra di Parma
News Story

L'ombra di Parma

8 visualizzazioni

La porta di casa sussultò contro la staffa di sicurezza che avevo fortunatamente inserito d'istinto entrando. Un colpo sordo fece vibrare il legno massiccio, seguito da un silenzio innaturale sul pianerottolo. Presi una sedia di noce dal corridoio e la incastrai con forza sotto la maniglia, trascinando poi un pesante cassettone all'ingresso con l'aiuto di Beatrice, che tremava vistosamente. Livia, invece, rimase incredibilmente calma. Con passo fermo si avvicinò alla finestra del salotto, scostò leggermente le tende pesanti di velluto e sbirciò di sotto verso la strada buia.

"Sono loro", disse Livia senza voltarsi, il tono gelato. "Gli uomini della Fondazione Castelli. Hanno seguito i miei spostamenti fin da Bologna. Sapevo che correvo un rischio venendo qui stasera, ma pensavo che Gino avesse lasciato abbastanza protezioni attorno a questa casa."

"Fondazione Castelli?" ripetei, basito. "Ma di cosa stai parlando? La Fondazione Castelli è un'istituzione benefica rispettatissima a Parma, finanzia ospedali e restauri d'arte! Cosa c'entra mio padre con loro?"

Livia si voltò, prendendo la busta con la cera lacca dal tavolo e porgendomela con decisione. "Apri la lettera, Stefano. Non abbiamo molto tempo. Se riescono a sfondare la porta o se usano la scala antincendio dal cortile, cercheranno di prendersi questo foglio prima che tu possa leggerne anche solo una riga. La verità su chi era davvero tuo padre è scritta lì dentro, e con essa la spiegazione del motivo per cui hai vissuto una menzogna per tutta la tua vita."

Senza esitare oltre, spezzai il sigillo di cera lacca con un tagliacarte d'argento. All'interno c'erano tre fogli scritti con la calligrafia inconfondibile di mio padre Gino: ordinata, inclinata verso destra, vergate con un inchiostro stilografico blu scuro che conoscevo a memoria. Le mie mani tremavano mentre dispiegavo i fogli. Beatrice si avvicinò alla mia spalla per leggere, mentre dal fondo del corridoio sentimmo il pianto soffocato di mia madre Elena, che dalla sua camera chiusa a chiave pronunziava parole sconnesse e terrorizzate.

"Caro Stefano," iniziava la lettera, "se stai leggendo queste righe, significa che la tua ostinazione e il tuo acume ti hanno portato fino al libretto bancario. Speravo e al tempo stesso temevo questo momento. Per settantacinque anni ho recitato la parte del padre perfetto, del lavoratore incrollabile, dell'uomo senza macchia. Ma la verità è che la mia vita è stata costruita sulle macerie di un inganno atroce. Nel mese di aprile del 1945, mentre la guerra stava finendo, fui testimone del furto del tesoro della brigata partigiana 'Val d'Enza'. Un ingente quantitativo di oro e valuta estera destinato alla ricostruzione. A compiere quel furto non furono i fascisti in ritirata, ma il padre di tua madre Elena, il tuo venerato nonno materno, insieme a quello che sarebbe poi diventato il fondatore della Fondazione Castelli."

Feci una pausa, sentendo la testa girare. Guardai verso la porta chiusa della stanza di mia madre. Il mio venerato nonno materno, l'uomo la cui fotografia in uniforme campeggiava ancora sul comò di mia madre, era un ladro?

Proseguii la lettura con il fiato corto: "Io scoprii la verità. Venni a conoscenza del luogo in cui l'oro era stato nascosto nei calanchi appenninici. Per comprarmi il silenzio e impedire che li denunciassi al comitato di liberazione, tuo nonno mi offrì la mano di sua figlia Elena e una quota sui profitti futuri, profitti che servirono a fondare l'impero finanziario dei Castelli. Io rifiutai l'oro, ma accettai di sposare Elena perché la amavo disperatamente. Tuttavia, il ricatto non finì lì. Negli anni Cinquanta, quando tentai di rivelare tutto alle autorità, la famiglia Castelli mi incastrasse, minacciando di distruggere te e tua madre. Mi costrinsero ad allontanarmi nel 1958 sotto la falsa copertura della pleurite. Fu durante quel periodo di reclusione forzata e isolamento a Bologna che incontrai Bianca, la madre di Livia. Livia è mia figlia, nata da un amore disperato e clandestino, l'unica cosa pura in un periodo di buio pesto."

"Il libretto bancario," continuava la lettera, "era il mio modo per garantire a Livia un futuro senza toccare un singolo centesimo del denaro sporco dei Castelli. Ma c'è di più, Stefano. Il documento originale che prova il furto del 1945 e la complicità della Fondazione Castelli non è andato distrutto. È nascosto dove nessuno ha mai pensato di cercare: dentro la matrice del primo libro contabile del mio laboratorio a Parma, sotto la voce 'Crediti inesigibili'."

Improvvisamente, un boato sordo scosse la porta d'ingresso. Il legno vicino alle cerniere cedette con uno scricchiolio sinistro. La sedia incastrata scivolò di qualche centimetro sul pavimento lucidato. Qualcuno dall'esterno stava usando una leva d'acciaio per scardinare la porta.

"Dobbiamo andare via adesso!" gridò Livia, afferrando il braccio di Beatrice. "C'è la porta di servizio della cucina che dà sulle scale antincendio del cortile interno! Muovetevi!"

"E mia madre?" urlai nel caos, mentre un secondo colpo di leva spaccò il telaio dell'ingresso principale. "Non posso lasciarla qui!"

"Sua madre è protetta dal loro vecchio patto, non le faranno del male!" replicò Livia con voce tagliente. "Cercano la lettera e il documento contabile! Se ci trovano qui con te, siamo finiti tutti!"

Corsi verso la porta della cucina, spalancandola sul buio della tromba delle scale secondarie. Ma proprio mentre Beatrice e Livia varcavano la soglia, la porta della camera di mia madre si aprì di scatto. Elena uscì sulla corridoio, spaventosamente pallida, con in mano un piccolo oggetto metallico avvolto in un panno nero. I suoi occhi grigi mi fissarono con una lucidità terrificante.

"Prendi questo, Stefano!" mi gridò la vecchia madre, lanciandomi il fagotto tra le mani proprio mentre il portone d'ingresso cedette definitivamente sotto la spinta di due uomini incappucciati. "Non è la chiave del laboratorio! È la chiave della cassetta di sicurezza dove tuo padre ha riposto la seconda parte della storia... scappa!"