LA ROSA SULLA TOMBA FREDDA
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LA ROSA SULLA TOMBA FREDDA

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La pioggia battente sferzava il parabrezza dell'auto con una violenza inaudita mentre Luca spegneva i fari e accostava lungo il ciglio della strada sterrata che portava alla masseria "Le Frise". L'antica costruzione in pietra leccese, circondata da secolari alberi d'ulivo e protetta da alte mura di cinta, si stagliava contro il cielo plumbeo illuminato da improvvisi bagliori di fulmini.

Quel luogo evocava in me ricordi dolorosi. La masseria apparteneva alla mia famiglia da generazioni; mio padre l'aveva donata a me e a Ivo come regalo di nozze. Per decenni era stata la nostra residenza estiva, il posto dove avevamo ospitato feste, pranzi di lavoro e riunioni familiari. Ora, sapendo che Ivo la stava usando come covo per i suoi crimini, mi sembrava che anche i miei ricordi più cari fossero stati profanati e infettati dal suo veleno.

— "Rimani in macchina, Clara," disse Luca estraendo la sua pistola d'ordinanza e controllando il caricatore alla luce fioca del cruscotto. "Entro prima io, metto in sicurezza l'area e cerco di localizzare mia madre. Tu chiama i soccorsi soltanto se senti dei colpi di pistola."

— "No, Luca," risposi afferrando il suo braccio con decisione. "Conosco la struttura di questa masseria meglio di chiunque altro. Conosco le entrate secondarie, i passaggi segreti nelle vecchie stalle e dove si trova la cassaforte sotterranea. Se entri dalla porta principale, Ivo ti vedrà subito dalle finestre del primo piano."

Luca esitò per un istante, valutando le mie parole. Poi annuì con riluttanza.

— "D'accordo. Ma mi stai a ridosso e fai esattamente quello che ti dico. Chiaro?"

Annuii. Uscimmo dall'auto nell'oscurità tempestosa. Il freddo della pioggia mi inzuppò immediatamente i vestiti, ma la rabbia e l'adrenalina mantenevano il mio corpo caldo. Ci muovemmo con cautela lungo la recinzione di pietra a secco, sfruttando l'ombra degli ulivi per non farci notare.

Raggiungemmo la porta della vecchia legnaia sul retro dell'edificio principale. La serratura era arrugginita, ma sapevo che una delle pietre del muro adiacente era smossa; spinsi la pietra ed estrassi la chiave di riserva che mio padre aveva nascosto lì più di quarant'anni fa. La chiave girò con un leggero cigolio e la porta si aprì verso l'interno.

Scivolammo dentro nell'oscurità totale. L'odore di muffa, legno bagnato e terra impregnava l'aria. Ci trovavamo nel piano inferiore della masseria, proprio sotto il grande salone delle feste.

Sopra le nostre teste, sentimmo il suono di voci umane interrotte dal rumore della pioggia sul tetto di tegole.

— "...non hai capito la situazione, Bianca," disse una voce maschile che riconobbi con un brivido profondo. Era la voce di Ivo. Non più la voce registrata sul nastro, ma la sua vera voce, viva, presente, intrisa di una fredda arroganza. "Pensi davvero che un manipolo di vecchi documenti e le tue lacrime possano distruggere quello che ho costruito? Io sono morto per il mondo tre anni fa. Il mio patrimonio è già stato trasferito su conti esteri in Svizzera e a Panama. Stasera prendo una barca dal porto di Otranto e scompaio per sempre."

— "Sei un mostro, Ivo!" urlò la voce di Bianca, rotta dalle lacrime e dalla sofferenza. "Hai rubato mio figlio! Gli hai fatto credere che fossi suo zio! Gli hai mentito per tutta la vita e hai ucciso quel povero uomo nell'incidente per fingere la tua morte!"

— "Quel 'povero uomo' era un barbone alcolizzato che non mancava a nessuno," replicò Ivo con una freddezza che mi fece salire la nausea alla gola. "Gli ho dato una morte rapida e una sepoltura da signore nel mio loculo di famiglia. Dovrebbe ringraziarmi. E quanto a Luca... l'ho trasformato in un uomo rispettabile, un ufficiale della legge. Cosa ne sarebbe stato di lui con una madre isterica e senza un soldo come te?"

Sotto di loro, nel buio della legnaia, Luca serrò i denti così forte che sentii lo scricchiolio della sua mascella. Le sue mani tremavano sulla pistola, ma continuava a mantenere la posizione, aspettando il momento giusto per agire.

— "E Clara?" chiese Bianca. "Cosa intendi fare con Clara? Ha scoperto il diario, Ivo. Sa tutto!"

Ci fu una breve pausa. Poi si udì la risata secca e amara di mio marito.

— "Clara è una donna debole. Ha passato tutta la vita ad adeguarSi alle mie decisioni, senza mai fare una domanda, senza mai dubitare di una mia parola. Quando troveranno il suo corpo qui insieme al tuo, la polizia penserà che sia stato un tragico caso di duplice omicidio commesso dall'avvocato Saponaro prima di fuggire. Ho già provveduto a lasciare le sue impronte digitali sull'arma."

Non potevo credere ai miei orecchi. Ivo non solo aveva distrutto le nostre vite, ma stava pianificando di addossare la colpa del nostro assassinio al suo stesso complice per ripulirsi del tutto!

— "Ora basta parlare," disse la voce di un altro uomo—presumibilmente l'avvocato Saponaro. "Ivo, la barca ci aspetta al molo tra mezz'ora. Dobbiamo chiudere questa storia e bruciare l'edificio."

— "Fallo subito, Saponaro," ordinò Ivo. "Lega Bianca alla sedia e versa la benzina attorno alla stanza."

Luca non aspettò oltre. Mi fece segno di rimanere giù, poi si lanciò lungo la rampa di scale in pietra che portava direttamente al salone superiore.

— "POLIZIA! MANI IN ALTO!" urlò la sua voce rimbombando nella masseria come un colpo di tuono.

Un secondo dopo, il suono assordante di due spari squarciò la notte.