Un anno dopo.
Il sole di prima sera dorava le pietre dell'antica città di Lecce ed illuminava il cortile della nuova Fondazione Marco De Santis, inaugurata ufficialmente quel pomeriggio. Il grande giardino al centro della struttura era pieno di persone: cittadini, autorità locali, famiglie ed i primi ospiti del centro che avevano trovato rifugio ed assistenza nelle nuove strutture.
Al centro del prato verde svettava una splendida fontana in pietra leccese scolpita a mano, dalla quale sgorgava un getto d'acqua limpida e costante. Attorno alla vasca crescevano lussureggianti cespugli di rose rosse ed eleganti gigli bianchi che profumavano l'aria della sera.
Ero seduta su una panchina di ferro battuto sotto la chioma di un ulivo secolare che avevamo salvato dalla vecchia proprietà. Indossavo un abito semplice ed elegante di colore azzurro. A sessantasei anni, con i capelli completamente d'argento che raccoglievo sulla nuca, mi sentivo per la prima volta padrona della mia vita ed in pace con il mio passato.
Bianca si sedette accanto a me, tenendo in mano due calici di vino bianco salentino.
— "Un brindisi, Clara," disse offrendomi il calice con un sorriso radioso. "A noi ed a questo miracolo che siamo riuscite a costruire insieme."
Toccai il suo calice con il mio.
— "A noi, Bianca. Ed al futuro."
Poco distante da noi, Luca era intento a parlare con un gruppo di giovani agenti di polizia ed operatori sociali. Aveva appena ricevuto una promozione ad Ispettore Capo per i successi ottenuti nelle indagini contro la criminalità organizzata locale ed per il suo impegno nel sociale. Al suo fianco c'era una giovane dottoressa della fondazione; si guardavano con una complicità ed un affetto che facevano presagire l'inizio di una nuova ed bellissima storia d'amore.
— "Guardalo," disse Bianca con gli occhi lucidi di gioia materna. "È così simile ad Ivo nell'aspetto... ma così infinitamente diverso nel cuore. Ha preso la forza da noi due."
— "Sì," concordai sorridendo. "Ha preso la verità da te ed il coraggio da quello che abbiamo dovuto superare."
Mentre la festa proseguiva con musica leggera ed conversazioni animate, mi alzai dalla panchina ed mi avvicinai da sola alla fontana di pietra. I petali delle rose rosse brillavano sotto i raggi del sole al tramonto, specchiandosi nell'acqua cristallina della vasca.
Infilai le dita nell'acqua fresca, sentendo la purezza di quel gesto semplice.
Pensai a come era cominciata questa storia un anno prima: con la nebbia fredda del cimitero, con la solitudine della mia vecchiaia, con il dubbio infame instillato da una rosa rossa appoggiata sul marmo bianco di una tomba. Pensai al terrore di quella mattina, al diario ritrovato nel buio della clinica abbandonata, alla notte di fuoco ed sangue alla masseria di Otranto.
Tutto quello spavento, tutto quel dolore avevano distrutto la vita che conoscevo, ma avevano anche spezzato le catene d'illusione che mi tenevano prigioniera di un matrimonio basato sul tradimento. Ivo aveva cercato di seppellire la verità sotto terra, ma la verità era come un seme: anche se ricoperto di fango ed oscurità, trova sempre la strada per spuntare verso la luce ed fiorire.
Luca mi raggiunse alla fontana, ponendo un braccio affettuoso attorno alle mie spalle.
— "A cosa stai pensando, Clara?" chiese piano.
— "Stavo pensando che la vita è strana, Luca," risposi guardandolo negli occhi. "Un anno fa pensavo che la mia storia fosse finita ed che non mi rimanesse altro che aspettare la fine tra i ricordi di un uomo che non esisteva. Ora mi ritrovo con un figlio, una sorella ed una casa piena di vita."
Luca mi baciò sulla tempia con profonda tenerezza.
— "Tu non sei solo la vedova di Ivo, Clara. Tu sei la donna che ha avuto il coraggio di scavare nella nebbia per salvare tutti noi. Senza di te, io non avrei mai ritrovato mia madre ed avrei vissuto per sempre servendo le bugie di un fantasma."
— "Abbiamo fatto tutto insieme, Luca," risposi accarezzandogli il viso. "Siamo stati tutti parte della stessa tempesta, ed siamo arrivati tutti allo stesso porto."
Bianca ci raggiunse, prendendo la mia mano sinistra mentre Luca mi stringeva da destra. Rimanemmo così, in silenzio, a guardare il sole che tramontava dietro i tetti barocchi di Lecce, tingendo il cielo di sfumature rosa, viola ed arancioni.
Non c'erano più rose sulla tomba fredda. Non c'erano più loculi da custodire o segreti da strappare alla terra.
Le rose ed i gigli crescevano ora alla luce del sole, nel giardino del domani, bagnati non più dalle lacrime del tradimento, ma dall'acqua pura della verità. La storia di Ivo De Santis era finalmente terminata, ed la nostra vera vita era appena cominciata.






