Le settimane successive alla sepoltura definitiva dei segreti di Ivo volarono via in un'atmosfera di strana ed laboriosa ricostruzione. La giustizia proseguiva il suo corso con inflessibile precisione: l'avvocato Saponaro fu condannato a ventiquattro anni di reclusione per il suo ruolo nei vari crimini, mentre le proprietà ed i conti correnti svizzeri costituiti da Ivo con i fondi sottratti negli anni furono sequestrati dallo Stato.
Una parte consistente di quei beni, tuttavia, fu riconsciuta dai tribunali come spettante di diritto a me in quanto vedova legittima ed a Luca come unico figlio ed erede naturale.
Decisi immediatamente cosa fare della mia quota.
Insieme a Bianca ed Luca, creammo una fondazione intitolata a Marco ed alla memoria delle vittime della clinica Sant'Anna. La fondazione acquistò i resti della vecchia clinica e dell'uliveto circostante, avviando i lavori di demolizione e bonifica per trasformare quel luogo di sofferenza in un centro di accoglienza e supporto psicologico per donne e bambini vittime di violenza domestica ed abusi.
Una mattina di maggio, mi trovai sul cantiere insieme a Luca e Bianca.
I grandi escavatori stavano abbattendo l'ala est della struttura, quella stessa ala sotterranea dove trent'anni prima Ivo aveva nascosto la stanza 408 ed la cassaforte con il diario. Il rumore dei mattoni che crollavano ed la polvere bianca che si sollevava nell'aria parevano la metafora perfetta della demolizione dell'impero di menzogne di mio marito.
Bianca mi si avvicinò con due bicchieri di carta pieni di limonata fresca.
— "Guardare quelle mura cadere è la medicina migliore che potessi ricevere," disse Bianca offrendomi il bicchiere ed sorridendo. "Per trent'anni ho sognato questo momento, Clara. Ho sognato di vedere distrutte le pietre che avevano ascoltato i pianti di mio figlio."
— "Nessun luogo merita di conservare il ricordo del male," risposi bevendo un sorso. "Qui nascerà qualcosa di bello. Un posto dove le persone potranno ritrovare la speranza."
Luca ci raggiunse, indossando un elmetto protettivo giallo ed una camicia a maniche corte. Sembrava rinato: il peso che gli scavava le occhiaie ed la rigidità da poliziotto caccia-fantasmi avevano lasciato il posto ad un'espressione distesa ed autorevole.
— "I lavori stanno procedendo più velocemente del previsto," disse Luca. "L'impresa edile pensa di completare la struttura principale entro la fine dell'anno. E gli architetti hanno confermato che al centro del giardino ci sarà la fontana che hai disegnato tu, Clara."
— "Sì," dissi con un sorriso. "Una fontana circondata da rose rosse ed gigli bianchi."
— "Un'accoppiata insolita," commentò Luca con affetto.
— "Ma perfetta per noi," aggiunse Bianca stringendomi la mano.
Mentre parlavamo, un'auto della polizia si fermò all'ingresso del cantiere. Ne uscì un giovane collega di Luca che gli fece segno di avvicinarsi con urgenza.
Luca ci scusò ed andò verso l'auto. Lo vedemmo parlare con l'agente per diversi minuti, ascoltando con attenzione ed esaminando alcuni fogli che gli venivano mostrati. La sua espressione tornò improvvisamente seria ed assorta.
Quando tornò da noi, la sua camminata era lenta ed meditativa.
— "Cosa c'è che non va, Luca?" chise Bianca preoccupata.
Luca ci guardò entrambe, esitando per un istante prima di parlare.
— "I periti della scientifica hanno completato la perizia sui documenti bruciati ritrovati nella cassaforte personale di Ivo alla masseria."
— "E cosa hanno trovato?" chiesi io, sentendo un leggero brivido di inquietudine.
— "Hanno recuperato una lettera che Ivo aveva scritto un mese prima della sua presunta morte," spiegò Luca tirando fuori un foglio fotocopiato. "Non era una lettera per Saponaro o per i suoi complici... era una lettera indirizzata a me."
Bianca sgranò gli occhi:
— "A te? E cosa diceva?"
Luca cominciò a leggere il testo con voce chiara ed priva di tremori:
"Luca, se stai leggendo questo foglio significa che il mio piano è fallito o che la mia vita è giunta al termine. Non ti chiedo perdono per quello che ho fatto. Non sono un uomo capace di pentimento. Ma voglio che tu sappia un'ultima verità: il giorno in cui ti ho portato via dalla clinica Sant'Anna, non l'ho fatto solo per coprire il mio scandaloso segreto. L'ho fatto perché vedendoti per la prima volta nella culla, ho capito che eri l'unica cosa vera ed pura che avessi mai creato in tutta la mia esistenza. Ho passato la vita a mentire a tutti, ma non ho mai smesso di essere orgoglioso del figlio che eri diventato."
Un silenzio assoluto scese su di noi, interrotto solo dal rumore dei mattoni della clinica che continuavano a crollare sotto i colpi dell'escavatore.
Guardai Luca. Sul suo volto c'era una complessa miscela di tristezza, pietà ed accettazione.
Ivo era stato un criminale, un uomo spietato ed narcisista, ma persino nel buio più profondo della sua anima era rimasto un frammento distorto di umanità.
— "Cosa intendi fare con questa lettera?" chiesi piano a Luca.
Luca piegò il foglio con cura, lo ripose nella tasca della camicia ed guardò verso il cantiere della fondazione.
— "La terrò," rispose Luca. "Non per perdonarlo... ma per ricordarmi sempre da dove sono venuto ed per assicurarmi di non diventare mai come lui."
Bianca lo abbracciò, ed io mi unii al loro abbraccio. Il passato non poteva essere cancellato, né le sofferenze rimosse con un colpo di spugna, ma il futuro apparteneva a chi aveva avuto il coraggio di affrontare la verità.






