Rimasi ferma a metà corridoio, guardando lo spioncino della porta d'ingresso. Attraverso la lente deformante dell'ottica, scorsi un uomo sulla trentina, alto, con i capelli neri tagliati corti e gli occhi di un azzurro intenso, incredibilmente simili a quelli di mio marito Ivo quando era giovane. Indossava un giubbotto di pelle scura e mostrava un tesserino di riconoscimento della Polizia di Stato.
Un brivido mi attraversò la schiena. Trentadue anni. L'età corrispondeva perfettamente. La somiglianza fisica con Ivo era spaventosa. Era lui? Era quell'ispettore il bambino strappato a Bianca nel 1994?
Con mani ancora tremanti, svitai la catena di sicurezza e aprii la porta di pochi centimetri, senza togliere il fermo.
— "Ispettore... De Santis?" dissi, cercando di mantenere la voce più ferma possibile. "Cosa desidera da me a quest'ora?"
L'uomo mi rivolse un piccolo sorriso tirato, un gesto formale ma privo di qualsiasi affetto. I suoi occhi azzurri scrutarono l'interno del mio appartamento prima di posarsi sui miei.
— "Signora Clara, mi scusi se la disturbo senza preavviso. Si tratta di un'indagine formale. Questa mattina c'è stata una segnalazione da parte del custode del cimitero monumentale riguardo a una violazione di sepolcro e a un'aggressione verbale."
— "Matteo Carbone ha chiamato la polizia?" chiesi, tradendo una punta di sorpreso.
— "Il signor Carbone ha segnalato la presenza di una donna sospetta," spiegò l'ispettore, tirando fuori un taccuino di pelle. "Ma ha anche menzionato che lei era presente e che ha avuto un alterco con questa persona. Inoltre... ci sono state segnalazioni di una sua visita illegale all'ex clinica Sant'Anna poco fa. Una guardia giurata ha notato la sua auto allontanarsi a gran velocità."
Capii immediatamente che la rete attorno a me si stava stringendo. La donna misteriosa che mi aveva sorpreso nella stanza 408 aveva delle coperture, o forse lavorava proprio con la polizia.
— "Io... non so di cosa lei stia parlando, Ispettore," mentii, facendo un passo indietro. "Sono una donna anziana che piange la perdita del marito. Andare al cimitero è il mio unico conforto."
L'ispettore De Santis si sporse leggermente verso l'apertura della porta. Il suo sguardo divenne improvvisamente penetrante, freddo come il marmo della tomba di Ivo.
— "Signora Clara, non mi prenda in giro. Lei ha in mano cose che non le appartengono. Mio... cioè, il geometra Ivo De Santis era un uomo con molti segreti. Ma ci sono verità che è meglio rimangano sepolte sotto terra."
Quel lapsus non mi sfuggì. Aveva quasi detto "Mio padre".
— "Chi sei tu?" chiesi a bruciapelo, dimenticando le formalità. "Chi ti ha mandato? È stata Bianca? O l'Avvocato Saponaro?"
Alla menzione del nome dell'avvocato Saponaro, l'espressione dell'ispettore si raggelò del tutto. Un'ombra di rabbia autentica balenò nei suoi occhi azzurri.
— "Lei non sa nulla di quello che è successo trent'anni fa, Signora Clara. Pensa di essere la vittima? Pensa di essere l'unica tradita? Lei ha vissuto nel lusso, protetta dalle ricchezze di suo padre, mentre altre persone venivano strappate alle loro famiglie e costrette a vivere nella menzogna!"
— "Allora è vero..." sussurrai, portandomi una mano alla bocca. "Tu sei Marco. Il figlio di Bianca e di Ivo."
L'ispettore fece un profondo respiro, cercando di riprendere il controllo del proprio autocontrollo professionale, ma la vena che gli pulsava sulla tempia tradiva un'emozione incontrollabile.
— "Il mio nome è Luca De Santis, per la legge. Marco è un fantasma morto in una culla della clinica Sant'Anna nel 1994. Ora, Signora Clara, mi consegni il diario che ha preso nella stanza 408. Se lo fa, le garantisco che non le succederà nulla. In caso contrario... sarò costretto ad arrestarla per intralcio alla giustizia e violazione di domicilio."
Ero di fronte a un bivio spaventoso. Consegnare il diario a quel giovane poliziotto che era chiaramente coinvolto nell'intrigo, oppure tentare il tutto per tutto?
— "Luca... o Marco... ti prego," dissi con voce rotta. "Tua madre Bianca ti sta cercando. Portava una rosa sulla tomba di Ivo ogni mese solo per te! Lei crede che tu sia morto!"
Il giovane poliziotto sussultò. Per un istante, la maschera da duro dell'ispettore crollò, rivelando il ragazzo ferito che si nascondeva dentro di lui.
— "Mia madre... è viva?" mormorò, con la voce che gli tremava leggermente. "Ivo mi disse che era morta di parto... Mi ha fatto crescere da una famiglia adottiva pagando il loro silenzio, e poi mi ha recuperato quando ero adolescente facendo finta di essere un mio zio benestante che voleva aiutarmi a entrare in polizia!"
L'incredibile spietatezza del piano di Ivo mi lasciò senza parole. Aveva manipolato le vite di tutti: la mia, quella di Bianca, quella di questo ragazzo. Aveva finto la morte del neonato di fronte a Bianca, lo aveva nascosto presso i Carbone per anni, e poi aveva orchestrato un finto tutoraggio per tenersi il figlio vicino senza che io sospettassi nulla!
— "Ivo ha mentito a tutti noi," dissi, allungando una mano verso di lui oltre lo spaglio della porta. "Il diario è qui dentro. Ti mostrerò le prove. Ma devi aiutarmi a scoprire un'ultima cosa..."
— "Quale cosa?" chiese Luca, visibilmente scosso.
— "La risposta a quello che mi ha detto tua madre Bianca questa mattina," risposi fissandolo negli occhi. "Chi c'è sepolto nella tomba di Ivo? Se Ivo ha finto la sua morte tre anni fa... dove si trova adesso tuo padre?"
Prima che Luca potesse rispondere, il suo walkie-talkie agganciato alla spalla gracchiò con violenza:
— "Unità 4, Unità 4! Emergenza al cimitero monumentale! Trovato il corpo del custode Matteo Carbone nei sotterranei della cappella. Possibile omicidio. Richiesto intervento immediato!"
Ascoltammo quel messaggio nel silenzio più assoluto. Matteo Carbone era stato ucciso. Il solo uomo che conosceva tutti i dettagli dell'adozione di Luca e del passato di Ivo era stato messo a tacere.
Luca mi guardò con terrore negli occhi.
— "È iniziata la pulizia," disse con voce spenta. "Hanno intenzione di eliminare chiunque sappia della verità. Anche te, Clara."
— "Chi sono 'loro'?" chiesi, mentre il terrore mi paralizzava di nuovo.
— "L'Avvocato Saponaro," rispose Luca tirando fuori la pistola dalla fondina con gesto rapido. "E l'uomo che paga i suoi servizi... l'uomo che non è mai morto."






