LA ROSA SULLA TOMBA FREDDA
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LA ROSA SULLA TOMBA FREDDA

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La notizia dell'omicidio di Matteo Carbone piombò su di noi come una mannaia. Il vecchio custode, l'uomo che per mesi avevo visto aggirarsi tra i cipressi con la sua andatura zoppicante, era stato brutalmente eliminato perché sapeva troppo. E la sensazione che la finestra per scoprire la verità si stesse chiudendo velocemente divenne una certezza angosciante.

Luca non esitò. Mi guardò, con la pistola ancora stretta nella mano destra, e la sua postura da poliziotto riprese il sopravvento sulla confusione emotiva che lo aveva travolto pochi istanti prima.

— "Sali in macchina con me, Clara," disse con tono perentorio che non ammetteva repliche. "Se rimani qui, sei un bersaglio facile. L'avvocato Saponaro sa che sei stata alla clinica Sant'Anna e sa che hai incontrato tua... che hai incontrato Bianca."

— "E il diario?" chiesi, correndo nello studio per recuperare il piccolo quaderno di pelle nera e infilandolo nella mia capiente borsa.

— "Tienilo stretto. È la nostra unica assicurazione sulla vita," replicò lui chiudendo la porta del mio appartamento dietro di noi e spingendomi verso le scale di servizio.

Uscimmo sul retro del palazzo per evitare eventuali appostamenti sulla strada principale e salimmo su un'auto civetta della polizia. Luca azionò la sirena senza lampeggiante e sfrecciò a gran velocità tra le vie di Lecce, puntando direttamente verso il cimitero monumentale.

Mentre l'auto si snodava nel traffico della città, non potevo fare a meno di fissare il profilo di quel giovane uomo. Il modo in cui teneva le mani sul volante, la linea dura della mascella, quella leggera cicatrice sopra il sopracciglio sinistro... erano gli stessi identici tratti di Ivo quando lo avevo conosciuto trent'anni prima all'università di Bari. Mio marito mi aveva ingannato su tutto, trasformando la nostra vita matrimoniale in un'impalcatura di cartone costruita sopra un abisso di menzogne e sofferenza altrui.

— "Luca," dissi con voce bassa, sopra il ronzio del motore. "Perché Ivo ha fatto tutto questo? Perché creare una doppia vita, rubare un figlio alla madre, fingere la propria morte?"

Luca tirò un lungo sospiro, senza staccare gli occhi dalla strada.

— "Ivo era avido, Clara. Ma non di soldi... di controllo. Voleva avere il potere assoluto su tutti quelli che lo circondavano. Quando ha scoperto che Bianca era incinta nel 1994, ha capito che quella storia avrebbe mandato in frantumi la sua reputazione di professionista in carriera e il suo matrimonio con te, che gli garantiva l'accesso alla buona società leccese. Così ha usato la clinica Sant'Anna—che stava ristrutturando—per inscenare la morte del neonato. Ha corrotto i medici, distrutto le cartelle cliniche e pagato Giuseppe Carbone per tenermi nascosto."

— "E Bianca?" chiesi con un nodo alla gola. "Come ha fatto a sopportare tutto questo?"

— "Bianca non ha mai creduto alla storia della morte del bambino," continuò Luca con amarezza. "Ha passato trent'anni a cercare prove, finché non è riuscita a incastrare Ivo poco prima della sua presunta morte. Ivo ha capito che la polizia stava per aprire un'inchiesta sui vecchi affari della clinica e che il suo impero stava per crollare. Così ha deciso di scomparire. Ha inscenato il suo incidente stradale e ha usato un cadavere sfigurato per farsi dichiarare morto."

— "Dio mio..." mormorai, coprendomi il viso con le mani. "E l'uomo sepolto nella tomba di famiglia... chi è?"

— "Lo scopriremo tra poco," disse Luca, fermando l'auto di traverso davanti ai cancelli del cimitero, che era già circondato dalle gazzelle dei carabinieri e dai nastri gialli della polizia scientifica.

Scendemmo dall'auto. Luca mostrò il tesserino ai colleghi di guardia, che ci lasciarono passare senza fare domande, scambiandomi probabilmente per una testimone o una parente della vittima.

Ci dirigemmo verso la cappella sotterranea. L'aria era satura di un odore acido di disinfettante e terra bagnata. Sotto le arcate di pietra leccese, il corpo del vecchio Matteo giaceva a terra, coperto da un telo bianco. La scientifica stava ancora effettuando i rilievi fotografici.

Luca si avvicinò al medico legale, un uomo anziano con gli occhiali da vista spessi che conosceva bene.

— "Dottore, com'è successo?"

Il medico legale si alzò, scuotendo la testa con tristezza.

— "Un colpo secco alla nuca con un oggetto contundente, Luca. È stato un lavoro pulito, rapido. Ma la cosa strana è un'altra..."

— "Quale?" chiesi io, facendo un passo avanti.

Il medico tirò giù un lembo del telo bianco, mostrando il volto pale e privo di vita di Matteo Carbone. Poi, indicò la mano destra del vecchio custode, che era stretta a pugno persino nella morte.

— "Abbiamo dovuto faticare per aprirgli le dita," disse il medico legale. "Stringeva questo frammento di carta. Sembra un ritaglio di un vecchio certificato medico."

Luca prese il pezzetto di carta con i guanti di lattice e lo esaminò con la torcia. Io mi sporsi per leggere sopra la sua spalla.

Era un pezzo di referto dell'obitorio dell'ospedale Vito Fazzi, datato al giorno della presunta morte di mio marito Ivo, tre anni prima. Sul foglio c'era stampato il numero di matricola del cadavere e una nota scritta a penna dal patologo di turno:

"Causa del decesso: Avvelenamento da cianuro prima dell'impatto stradale. Identità della salma confermata solo tramite impronte parziali fornite dall'Avvocato Saponaro."

Sentii il terreno mancarmi sotto i piedi.

Ivo non era morto per un incidente, né per un attacco di cuore. L'uomo che era stato portato all'obitorio era stato avvelenato! E l'avvocato Saponaro aveva fornito impronte digitali false per far credere che si trattasse di Ivo De Santis!

— "L'uomo sepolto lì sotto non è Ivo," bisbigliò Luca con gli occhi spalancati dal terrore e dalla consapevolezza. "È la persona che Ivo ha ucciso per prendere la sua identità e fuggire!"

— "Se è così..." dissi con un filo di voce che tremava nella fredda galleria sotterranea, "dove si trova Ivo adesso?"

In quel momento, dal fondo del viale buio del cimitero, si udì il rumore di passi veloci che correvano verso di noi. Un giovane agente di polizia arrivò di corsa, affannato e con il volto sbiancato.

— "Ispettore De Santis! Deve venire subito alla tomba della famiglia De Santis!" gridò l'agente.

— "Cosa è successo?" chiese Luca mettendo mano alla pistola.

— "Qualcuno... qualcuno ha aperto la lastra di marmo della tomba qualche minuto fa!" urlò l'agente. "E dentro il loculo... c'è un messaggio scritto col sangue sulla pietra!"