Il Sussurro della Quercia
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Il Sussurro della Quercia

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Valenti aprì la busta raccomandata proveniente da Monaco di Baviera, tirando fuori un unico foglio di carta igienizzata e un piccolo supporto di memoria USB protetto da una custodia di plastica trasparente.

«Chi vi scrive dalla Germania?» chiesi, notando l'espressione stupita sul volto del Capitano.

«È una comunicazione formale inviata dallo studio legale che curava gli interessi del vero Carlo prima che venisse eliminato dall'impostore» rispose Valenti leggendo il contenuto della lettera tradotta in italiano. «Sembra che il vero Carlo, prima di tornare in Italia due anni fa, avesse depositato presso un notaio tedesco un testamento olografo e un archivio digitale criptato con disposizione di sblocco automatico in caso di sua morte violenta o scomparsa prolungata.»

Valenti inserì la chiavetta USB nel computer portatile che portava sempre con sé nel bagagliaio dell'auto di servizio. Sullo schermo apparve una cartella protetta che richiedeva un codice d'accesso numerico.

«La lettera riporta una nota lasciata dal vero Carlo» spiegò il Capitano. «La chiave d'accesso è la data esatta di piantagione della quercia primordiale di confine».

Ci guardammo sorpresi. Nessuno tra i periti del tribunale o gli storici locali era stato in grado di stabilire l'anno preciso in cui l'albero era stato piantato, sapendo soltanto che risaliva a qualche momento prima della metà del XIX secolo.

Elena si alzò di scatto e corse all'interno del centro studi, tornando pochi minuti dopo con il rotolo originale del catasto del 1912 recuperato dal cilindro di piombo.

«Guardate qui!» disse Elena indicando un'incisione in latino riportata nel sigillo inferiore della pergamena. «Arbor posita est die XV mensis Maii Anno Domini MDCCCXLVIII».

«15 maggio 1848!» esclamai.

Valenti digitò lentamente la sequenza numerica sulla tastiera del portatile: 15051848.

Un suono di conferma risuonò dal computer e la cartella criptata si aprì immediatamente, rivelando decine di file audio, fotografie d'epoca e documenti bancari internazionali.

Il vero Carlo non era una vittima innocente coinvolta per caso nelle trame di suo zio Silvio. Era stato un agente sotto copertura dell'Interpol che per tre anni aveva indagato sui canali di riciclaggio di denaro sporco che dalla Svizzera e dalla Germania fluivano verso le grandi opere edili dell'Europa meridionale.

I file contenevano la mappatura completa di un'organizzazione finanziaria internazionale molto più vasta del semplice gruppo locale del dottor Rossi. Rossi e Silvio non erano altro che i referenti periferici di un cartello bancario ombra con sede nel Nord Europa.

«Mio Dio...» mormorai leggendo i nomi delle società coinvolte. «Rossi non era la cima della piramide. Era solo un pedone.»

«Ma questa documentazione fornisce alle autorità europee le prove definitive per smantellare l'intero cartello internazionale» disse Valenti con un profondo senso di gratitudine e rispetto verso il lavoro del giovane agente caduto nell'adempimento del dovere.

Il sacrificio del vero Carlo, la ricerca disperata dell'impostore Marco Moretti e la determinazione del geometra Giorgio Moretti avevano finalmente chiuso un cerchio di giustizia che andava ben oltre i confini della nostra piccola vallata.

Valenti richiusi il portatile e ringraziò Elena e me per l'aiuto fondamentale fornito alle indagini.

«Domani mattina trasmetterò l'intero archivio alla Procura Antimafia di Roma» disse il Capitano alzandosi dalla sedia. «La nostra battaglia qui è finita. La verità è completa.»

Guardai il sole che cominciava a tramontare dietro le cime delle montagne, tingendo il cielo di sfumature viola e oro. Per la prima volta dopo mesi, la sensazione di minaccia e di oppressione abbandonò del tutto la mia mente.