Nelle ventiquattro ore successive all'operazione nel mio giardino, la Procura della Repubblica di Milano e la Procura Locale emisero dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tra gli arrestati figuravano il dottor Rossi, l'esecutore materiale di origini estere assoldato per eliminare le prove, il direttore di banca Brambilla e diversi ex funzionari dell'Ufficio Tecnico Comunale che negli anni avevano avallato le variazioni catastali truccate.
Fui convocato al Comando Provinciale dei Carabinieri per sottoscrivere la stesura finale dei verbali di testimonianza e per assistere alla formale chiusura dei rilievi sulla mia proprietà.
Il Capitano Valenti mi fece accomodare nel suo ufficio, dove sul tavolo erano disposti decine di faldoni contrassegnati dal timbro "Riservato - Atti Giudiziari".
«Brambilla ha crollato durante l'interrogatorio di questa notte» mi informò Valenti offrendomi un bicchiere d'acqua. «Ha confessato tutto. L'organizzazione usava la Filiale 3 della banca come cassaforte per le mazzette e per la gestione dei conti esteri schermati. Quando siamo scesi nel caveau, è stato Rossi a dare l'ordine di iniettare il gas tossico attraverso la condotta di ventilazione primaria.»
«Cosa ne sarà dei terreni e delle case della vallata?» chiesi.
«La Magistratura ha disposto il sequestro conservativo di tutte le proprietà edificate sui terreni oggetto delle falsificazioni di Rossi» spiegò il Capitano. «Ci vorranno anni per ricalcolare ogni singola particella catastale, ma la pergamena trovata sotto le radici della quercia costituisce ora la prova regina per restituire ai legittimi proprietari i beni sottratti con la truffa negli anni Settanta.»
«E l'impostore? Il figlio di Moretti?»
Valenti sospirò, sfogliando una relazione autoptica appena giunta dal reparto medico-legale.
«Marco Moretti non era un criminale professionista. Era solo un uomo distrutto dal dolore per la scomparsa del padre. Quando ha scoperto che Silvio e Rossi avevano ucciso il geometra Moretti nel 1996 per sottrargli le mappe originali, ha pianificato la sua vendetta. Ha ucciso il vero Carlo quando ha scoperto che era il nipote di Silvio e si è insediato qui per fare giustizia da solo. Purtroppo la sua ossessione lo ha spinto a trasformarsi esattamente nello stesso genere di mostro che stava combattendo.»
«E la sua salma?»
«Verrà sepolta nel cimitero locale, accanto a quella di suo padre Giorgio, le cui spoglie sono state finalmente individuate ieri sera grazie alle indicazioni fornite da Rossi durante la confessione. Erano state nascoste sotto il pavimento di un vecchio magazzino sconsacrato al confine con la statale.»
Tornai a casa nel tardo pomeriggio. Il giardino non era più una scena del crimine isolata dai nastri della polizia, ma l'aspetto era desolante. La gittata di cemento del patio era stata completamente rimossa dagli escavatori della Scientifica, lasciando una voragine spalancata al centro della terra scura.
Il ceppo della quercia non c'era più. Lì dove per centinaia d'anni si era eretto il gigante verde che aveva protetto la mia casa e segnato il confine della valle, c'era soltanto un enorme buco pieno d'acqua piovana e fango.
Mi sedetti sul muretto di pietra, lo stesso su cui Carlo si era accasciato pochi giorni prima, e guardai il vuoto lasciato nell'aria. Il paesaggio della montagna dietro la casa sembrava diverso, sfigurato e privo di quel senso di protezione antica che l'albero aveva sempre garantito.
Mentre rimanevo immerso in quei pensieri, notai un piccolo germoglio verde che spuntava dal terreno bagnato, proprio al margine esterno della grande cavità lasciata dalle radici primarie.






