Il Segreto di Gianni: Le Manette Invisibili
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Il Segreto di Gianni: Le Manette Invisibili

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Le luci stroboscopiche dell'ambulanza proiettavano ombre deformi sul soffitto del veicolo mentre sfrecciavamo verso l'Ospedale Centrale, una struttura completamente estranea alla rete di corruzione del San Girolamo. Accanto a me, Sofia respirava regolarmente grazie alla maschera d'ossigeno. I suoi occhi, dello stesso colore dei miei, erano fissi nei miei. Non avevamo bisogno di parole: trent'anni di separazione forzata venivano annullati da quel contatto visivo denso di un affetto ritrovato, ma anche di uno smarrimento profondo.

Dopo quattro ore di accertamenti medici e sotto la costante scorta della Polizia di Stato, fummo sistemate in una stanza blindata al settimo piano. Il commissario responsabile delle indagini, un uomo alto dal viso scavato di nome Marco Riva, entrò nella stanza portando con sé due tazze di caffè fumante ed un faldone ricco di documenti.

"Signora Francesca, Signorina Sofia," disse il commissario Riva ponendo i caffè sul comodino e sedendosi su una sedia di metallo. "Quello che è successo stanotte al San Girolamo sta scuotendo i vertici dell'intero Paese. Il Direttore Valenti ed il dottor Anselmi sono sotto custodia cautelare. Gianni Moretti... è stato dichiarato morto sul colpo."

Nel sentire il nome di Gianni, una stretta di ghiaccio mi serrò lo stomaco. L'uomo che avevo amato, l'uomo che mi aveva tenuto la mano all'altare promettendomi fedeltà ed amore eterno, non era altro che un cadavere su un tavolo autoptico. Nessuna lacrima scese dal mio viso. Il dolore si era trasformato in un guscio di pura indifferenza.

"E la donna? Elena?" chiesi, la voce ancora ruvida per il vapore inalato nei sotterranei.

Il commissario Riva incrociò le mani con espressione grave. "Elena Valli è riuscita a sfuggire al blocco stradale. Abbiamo ritrovato la sua auto abbandonata nei pressi del porto canale tre ore fa. Riteniamo che stia cercando di lasciare il Paese utilizzando documenti falsi. Ma la cosa più preoccupante non è solo la sua fuga."

Il commissario aprì il faldone e mostrò una serie di fotografie d'epoca ingiallite.

"Durante la perquisizione nella villa di Gianni e nella residenza privata del Direttore Valenti," continuò Riva, "abbiamo rinvenuto documenti d'archivio risalenti a trent'anni fa. La storia dei vostri genitori... non è esattamente quella che vi è stata raccontata."

Sofia si tolse la maschera d'ossigeno, mettendosi a sedere a fatica sul letto. "Cosa intende dire, Commissario? I nostri genitori sono morti in un incidente d'auto quando eravamo piccole."

"Questo è ciò che risulta dai registri pubblici," disse Riva abbassando la voce. "Ma la verità è che i vostri genitori, i dottori Edoardo ed Elena Valli... non sono mai morti in quell'incidente."

Trattenni il respiro. Il cuore ricominciò a battere con una violenza inaudita. "Elena... Valli? La donna che era con Gianni... la donna che voleva ucciderci...?"

"Elena Valli è vostra madre," pronunciò il commissario Riva con una tremenda e glaciale solennità.

La stanza piombò in un silenzio tombale, spezzato solo dal bip cadenzato dei monitor medici. Guardai Sofia, i cui occhi erano spalancati dal terrore e dall'incredulità.

"No... no, è impossibile!" gridai rialzandomi di scatto dal letto. "Nostra madre ci amava! I miei ricordi d'infanzia... le sue carezze... Non può essere quella furia disumana che ha cercato di venderci al mercato nero degli organi!"

"Tuo padre, Edoardo, era un brillante genetista," spiegò Riva mostrando un brevetto dell'epoca. "Fu lui a scoprire per primo la particolare mutazione cellulare che rende il sangue di Sofia una sorta di panacea universale per la rigenerazione dei tessuti. Ma quando Edoardo si rese conto delle implicazioni etiche e volle distruggere la ricerca, vostra madre Elena decise diversamente. Voleva la fama, il potere ed i miliardi del consorzio farmaceutico internazionale. Organizzò il finto incidente d'auto: tuo padre morì davvero, mentre lei usò la sua presunta morte per cambiare identità ed assumere il controllo ombra della Aethelgard Life Sciences."

Il pezzo finale del mosaico si incastrò con una brutalità spietata. Non ero stata vittima del tradimento di un marito e di un'organizzazione criminale qualunque. Eravamo state le pedine di nostra madre fin dal giorno della nostra nascita. Aveva sacrificato nostro padre, aveva diviso le sue figlie e ci aveva allevate a distanza come risorse biologiche da mungere al momento opportuno.

"Tua madre non si fermerà, Francesca," disse Sofia con una voce tremante ma piena di una tetra consapevolezza. "Ha la cartella con i fondi ed i contatti dei clienti. Se riesce a raggiungere la Svizzera o gli Emirati Arabi, ricostruirà la rete ed ingaggerà degli assassini professionisti per venirci a prendere. Dobbiamo fermarla prima che attraversi il confine."

"La polizia sta già presidiando ogni valico di frontiera," assicurò il commissario Riva.

"Non basta," dissi io, guardando le mie mani tremanti che si stringevano in due pugni serrati. "Elena conosce ogni procedura di sicurezza della polizia. Ha pianificato questo momento per trent'anni. C'è solo una persona che sa esattamente dove andrà prima di lasciare l'Italia."

"Chi?" chiese il commissario.

"La tomba di nostro padre," risposi, mentre una decisione gelida si faceva strada nella mia mente. "Era lì che conservavano la seconda chiave d'accesso ai conti svizzeri encryption-locked. Me lo disse Gianni durante il nostro primo anno di matrimonio, credendo che fosse solo una storia di famiglia senza importanza."

Guardai mia sorella Sofia ed il commissario Riva. Il tempo delle lacrime e della paura era definitivamente finito. Era giunto il momento di affrontare il mostro che ci aveva dato la vita.