Tre anni dopo.
Il sole del mattino illuminava la grande sala conferenze del Palazzo dei Congressi di Roma. Oltre cinquecento medici, ricercatori e rappresentanti delle forze dell'ordine internazionali erano riuniti per il primo Simposio Europeo sull'Etica della Ricerca Biomedica e la Lotta al Traffico d'Organi.
Sul palco principale, dietro un podio in legno di noce con lo stemma della Fondazione Valli-Moretti, c'ero io. Indossavo un completo azzurro elegante, ed la mia voce risuonava chiara e potente attraverso gli altoparlanti della sala.
"Per troppi anni," dicevo al microfono, guardando la pioggia di flash dei fotografi ed i volti attenti della platea, "la scienza è stata usata da uomini spietati come uno strumento di sopraffazione e guadagno personale. La mia storia, la storia di mia sorella Sofia e di tante altre vittime dimenticate, non deve mai più ripetersi. La dignità umana non ha un prezzo, ed nessun progresso scientifico può essere edificato sul sangue e sull'inganno."
L'intera sala esplose in un lungo ed commovente applauso. Tra le prime file scorsi mia sorella Sofia che mi sorrideva con orgoglio, tenendo in braccio il suo bambino di sei mesi, il piccolo Edoardo, chiamato così in onore di nostro padre. Al suo fianco c'era Marco Riva, che dopo aver lasciato la polizia era diventato il responsabile della sicurezza globale della nostra fondazione.
Dopo il discorso, mi spostai nell'atrio per rispondere alle domande dei giornalisti. Una giovane cronista di un famoso quotidiano internazionale si avvicinò con il microfono spianato.
"Signora Francesca," disse la giornalista, "lei ha affrontato il tradimento del marito, la spietatezza di sua madre ed un'organizzazione criminale di livello mondiale. Se potesse tornare indietro a quella notte nella stanza 402 dell'ospedale, cosa direbbe alla Francesca di allora?"
Mi fermai ad ascoltare quella domanda, lasciando che i ricordi di quell' incubo lontano sfiorassero la mia mente senza più farmi male.
"Le direi di non avere paura," risposi con un sorriso sincero e sereno. "Le direi che la verità fa male quando viene scoperta, ma è l'unica cosa che può renderti davvero libera. Le direi che anche quando sembra che il mondo intero ti stia mentendo, dentro di te esiste una forza che nessuno potrà mai portarti via: la volontà di lottare per chi ami e per la tua dignità."
La giornalista sorrise commossa e mi ringraziò.
Tornai verso mia sorella ed il piccolo Edoardo. Presi il bambino tra le braccia, sentendo il suo respiro leggero ed il battito regolare del suo cuoricino contro il mio petto. Quella nuova vita era il vero miracolo, il simbolo definitivo che il male non aveva vinto.
La storia di Gianni, di Elena e della Aethelgard era ormai solo un capitolo buio di un libro che avevamo chiuso per sempre. Davanti a noi c'era un nuovo libro, fatto di pagine bianche da scrivere con la luce della speranza, dell'amore e della verità.
Guardai mia sorella Sofia, mi strinsi al piccolo Edoardo ed insieme camminammo verso l'uscita del palazzo, pronte ad accogliere ogni nuovo giorno che la vita ci avrebbe regalato.
FINE






