L'aria dentro il laboratorio sotterraneo pareva essersi pietrificata. Guardavo attraverso il vetro spesso della vasca cilindrica la figura svenuta di Sofia: i suoi lineamenti erano i miei, le sue mani avevano le mie stesse proporzioni, il suo volto era la copia carbone del mio riflesso nello specchio. Trent'anni di vita trascorsi a credermi unica, e ora la verità mi si parava davanti sommersa in un fluido bluastro e artificiale.
"Non... non è possibile," balbettai, indietreggiando fino a urtare un tavolo in acciaio inox carico di provette ed incubatrici. "I miei genitori... loro mi hanno sempre detto che la mia gemella era nata morta..."
L'uomo anziano con il bastone dall'impugnatura d'argento fece un passo in avanti. Era il dottor Arturo Valenti, Direttore Sanitario del San Girolamo e mente scientifica dell'organizzazione. Il suo sguardo era gelido, privo di qualsiasi scintilla di empatia umana.
"I tuoi genitori ti hanno mentito per proteggerti, mia cara Francesca," disse il dottor Valenti con una voce pacata, quasi paterna, che mi fece venire il voltastomaco. "O potremmo dire che hanno preferito nascondere la verità. Sofia è nata con una malattia genetica rara, una mutazione del sangue devastante. Voi due eravate compatibili al cento per cento. Tua madre e tuo padre hanno tentato di separarvi per impedire che Sofia venisse utilizzata come una fonte inesauribile di tessuti... ma noi vi abbiamo trovate comunque."
" Voi siete dei mostri!" urlai, mentre le lacrime di rabbia e tradimento mi rigavano le guance. "L'incidente di Beatrice... l'operazione che ho subito io..."
Gianni fece un passo avanti, con un'espressione di freddo disprezzo sul viso. "Beatrice era solo una copertura, Francesca. Un'esca che abbiamo usato per testare le capacità del dottor Anselmi e per distrarre le autorità che stavano investigando sulla scomparsa di alcune donatrici. Tu eri il vero obiettivo fin dall'inizio. Tutto il nostro 'romantico matrimonio'... era solo una messa in scena per ottenere la tua podestà legale e medica senza sollevare sospetti."
Il mio cuore si spezzò in mille pezzi ripercorrendo gli ultimi quattro anni della mia vita. Ogni abbraccio di Gianni, ogni regalo, ogni sussurro d'amore prima di addormentarci... era stata solo la fredda recita di un carnefice che aspettava il momento giusto per portarmi al macello.
"Avete usato la mia cartella clinica per far credere che fossi io ad aver bisogno di cure," dissi, ricomponendo lentamente i pezzi del puzzle diabolico. "E la sostanza che mi avete iniettato durante la finta operazione..."
"Era uno stabilizzatore cellulare," lo interruppe Elena, facendo fare un piccolo scatto al carrello della pistola con silenziatore. "Serve a preparare il tuo midollo osseo ed i tuoi organi per il definitivo trasferimento a tua sorella e ai clienti VIP del nostro consorzio. Sofia ha bisogno del tuo sangue per sopravvivere... e i nostri compratori hanno bisogno del resto."
"E pensare che avevi quasi vinto," aggiunse Gianni deridendomi. "Hai trovato la lettera di Beatrice, hai rubato la chiave USB dal computer del Direttore... ma alla fine sei tornata dritta dritta nella tana del lupo. Consegnaci la chiavetta USB, Francesca. E forse ti concederemo una morte rapida e senza sofferenze."
Guardai la chiave USB che stringevo ancora nel pugno. Sapevo che nel momento stesso in cui gliel'avessi consegnata, Elena avrebbe premuto il grilletto senza esitare. Non avevo più nulla da perdere. Mia sorella era lì, prigioniera di un incubo dal quale non si era mai svegliata, e io ero l'unica persona al mondo che potesse ancora tentare di salvarla.
"Volete la chiave?" dissi con voce ferma, sorprendendo persino me stessa per la mancanza di tremolio nella voce.
Guardai Gianni negli occhi con tutto l'odio che avevo in corpo. Poi, con un gesto fulmineo, lanciai la chiave USB non verso di loro, ma direttamente all'interno dell'apertura superiore della vasca di reazione chimica dove venivano miscelati gli acidi di scarto del laboratorio. La chiavetta affondò nel liquido corrosivo con un sibilante fumo verdastro, disintegrandosi in pochi istanti.
"No! Maledetta stronza!" ruggì Gianni lanciandosi verso di me.
"Spara, Elena!" gridò il Direttore Valenti fuori di sé dalla rabbia.
Un secondo prima che Elena potesse premere il grilletto, l'intera struttura sotterranea fu scossa da una violenta esplosione. Le luci al neon mandarono scintille e si spensero all'istante, piombando il laboratorio nell'oscurità più totale, interrotta solo dalle luci rosse d'emergenza e dalle sirene d'allarme che iniziarono a suonare impazzite.
Dall'altoparlante della struttura una voce automatica ripeteva: "Attenzione! Fuga di gas nei sotterranei dell'Ala Ovest! Evacuazione immediata!"
L'onda d'urto dell'esplosione aveva fatto oscillare pericolosamente i macchinari ed infranto diverse tubature di vapore a d'alta pressione. Un getto di vapore bollente colpì in pieno volto Elena, che urlò di dolore lasciando cadere la pistola nell'oscurità.
Non attesi un secondo di più. Nel caos e nel fumo denso che invadevano la stanza, mi slanciai verso la console di controllo della vasca di Sofia. Conoscevo i pannelli di emergenza per aver letto i manuali durante i miei studi di biologia all'università: tirai la leva di scarico manuale rossa.
Il fluido azzurro all'interno della vasca iniziò a defluire rapidamente. Il vetro frontale scattò verso l'alto con un sibilo pneumatico. Il corpo di mia sorella scivolò in avanti; la afferrai al volo tra le mie braccia, sentendo il suo peso debole ed il suo respiro affannoso contro il mio collo.
"Francesca..." sussurrò una voce debole ed incrinata dal profondo dell'inconscio. Sofia aveva aperto leggermente gli occhi. Era sveglia.
"Sono qui, Sofia," le sussurrai all'orecchio, facendole da scudo con il mio corpo mentre il fumo diventava sempre più denso. "Sono tua sorella. Ti porto via di qui."
"Troppo tardi, Francesca!"
Una mano d'acciaio mi afferrò per i capelli da dietro, tirandomi indietro con violenza feroce. Era Gianni. Il suo volto sfigurato dalla caligine e dalla rabbia sembrava quello di un demonio. Aveva in mano una sbarra di metallo appuntita staccata da uno scaffale crollato.
"Nessuna delle due uscirà viva da questo inferno!" urlò alzando la sbarra sopra la mia testa per colpirmi...






