Il Segreto di Gianni: Le Manette Invisibili
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Il Segreto di Gianni: Le Manette Invisibili

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L'aria all'interno dei tunnel sotterranei della tenuta Valli era densa, satura di muffa, umidità e del forte odore metallico del sangue di mia madre. La scia rossa sul pavimento di pietra consumato era chiara, illuminata dal cono di luce della mia torcia elettrica. Avanzavo a passo svelto, tenendo la pistola spianata davanti a me con le mani tremanti ma salde.

Le fognature risalivano all'inizio del Novecento, un intricato labirinto di volte in mattoni e canali d'acqua piovana che si snodavano sotto le colline di San Miniato per sfociare nel fiume Arno. Ognuno dei miei passi rimbombava cupamente sulle pareti bagnate, accompagnato dal costante gocciolio dell'acqua dalle volte.

"Elena!" gridai, la mia voce echeggiò nel tunnel moltiplicandosi all'infinito. "È finita! Non hai più mercenari, non hai più cliniche! Non hai più niente!"

Dall'oscurità più profonda risuonò una risata roca, interrotta da colpi di tosse dolorosi.

"Pensi davvero che sia finita, Francesca?" la voce di Elena sembrava provenire da ogni direzione. "Credi davvero che tu e tua sorella sarete mai libere? Anche se io dovessi morire qui dentro, la Aethelgard Life Sciences sa esattamente chi siete. I codici dei vostri profili genetici sono già stati venduti ai migliori offerenti sul dark web. Voi sarete cacciate per il resto della vostra miserabile vita!"

Svolta un angolo del tunnel, raggiungendo una grande camera di isolamento circolare dove le acque si raccoglievano prima di cadere in una cascata di scarico alta oltre quindici metri.

Elena era lì. Era accasciata contro la grata di ferro della cascata, il viso sfigurato dal sangue e dal fango, la mano destra stretta attorno alla cassetta dorata dei conti offshore. Nella mano sinistra teneva un piccolo detonatore manuale.

Mi fermai a cinque metri da lei, puntandole la pistola d'ordinanza direttamente al petto.

"Metti giù quel detonatore, Elena," dissi con voce ferma e gelida.

"Questo detonatore fa saltare la carica di dinamite posizionata sotto la diga della tenuta," spiegò Elena con uno sguardo folle negli occhi. "Se lo premo, l'intera struttura collinare crollerà, seppellendo questa stanza, la villa e tutti i segreti della famiglia Valli sotto mille tonnellate di fango e pietra. Moriremo entrambe qui dentro, Francesca. Come una vera famiglia."

"Tu non hai mai voluto una famiglia," risposi facendo un lento passo avanti. "Tu volevi solo essere un Dio. Ma sei solo una donna sola, malata ed disperata che sta per morire nel fango."

Elena digrignò i denti per la rabbia. "Io vi ho create! Senza di me tu e Sofia non sareste nemmeno esistite! Tutto ciò che siete, la vostra salute, la vostra vita... lo dovete a me!"

"Nostro padre ci ha date la vita," ribattei con gli occhi pieni di lacrime di pura rabbia. "Tu ce l'hai solo rubata."

Elena sollevò il pollice, pronta a premere il pulsante rosso del detonatore.

Non esitai.

Un singolo colpo di pistola risuonò nel tunnel circolare con un boato sordo. Il proiettile colpì Elena direttamente alla spalla destra. L'impatto le fece sbalzare il detonatore dalle mani, facendolo cadere nel canale d'acqua piovana sottostante, dove la corrente rapida lo trascinò via verso il baratro della cascata prima che potesse attivarsi.

Elena urlò di dolore e frustrazione, lasciando cadere anche la cassetta dorata. Tentò di strisciare verso la grata per lanciarsi nel vuoto pur di non consegnarsi, ma fui più veloce: la raggiunsi, la afferrai per il bavero del camice insanguinato e la tirai indietro con tutta la forza che avevo in corpo, sbattendola contro il muro di pietra.

"No... non mi metterai in galera..." rantolò Elena, la voce ridotta ad un soffio impotente. "Non vincerai..."

"Ho già vinto," le dissi all'orecchio con glaciale fermezza. "Perché io e Sofia sopravviveremo. E il tuo nome verrà cancellato dalla storia, ricordato solo come quello di una criminale abietta."

I passi pesanti degli agenti del NOCS e del commissario Riva risuonarono lungo il tunnel. Pochi secondi dopo, la camera circolare fu inondata dalla luce delle loro torce ad alta potenza. Due agenti si lanciarono su Elena, ammanettandola con forza ed applicando i primi soccorsi per fermare l'emorragia alla spalla.

Il commissario Riva si avvicinò a me, prendendo delicatamente la pistola dalle mie mani tremanti e coprendomi le spalle con la sua giacca da campo.

"È finita davvero, Francesca," disse Riva guardando Elena che veniva trascinata via dagli agenti. "Abbiamo recuperato la cassetta dorata ed i server centrali della villa. I nomi di tutti i complici, compreso il Sindaco ed i clienti internazionali, sono nelle nostre mani. L'intera rete della Aethelgard è stata smantellata in tre Paesi europei."

Caddi in ginocchio sul pavimento bagnato del tunnel, lasciando che le lacrime, quelle vere, trascurate per giorni di terrore, fluissero infine libere lungo il mio volto.

La paura, le manette invisibili di Gianni, l'incubo dell'ospedale... tutto era giunto al termine.

Il commissario mi aiutò a rialzarmi. "Tua sorella ti sta aspettando all'esterno. Andiamo a casa."