Il Volo Notturno per Lisbona
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Il Volo Notturno per Lisbona

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Il colpo prese Marco in pieno, facendolo barcollare pesantemente in avanti e costringendolo a mollare la presa dal collo di Elena. La donna crollò in ginocchio sull'asfalto freddo del garage, tossendo violentemente e annaspando disperata in cerca d'aria, con le mani che si stringevano attorno alla gola arrossata.

Marco si voltò di scatto, con la bocca distorta in una smorfia di rabbia cieca e animalesca. I suoi occhi brillavano di una luce folle nella penombra. Con un movimento rapido e fulmineo, strinse l'impugnatura del coltello a serramanico, puntando la lama affilata dritta verso di me.

"Tu non avresti dovuto immischiarti, signor nessuno," sibilò lui avanzando lentamente con passi circospetti, muovendosi come un predatore pronto al salto mortale. "Questa è una faccenda privata che si è chiusa sei anni fa. Ora chiuderemo anche la tua."

Feci un passo indietro, sentendo il cuore rimbombarmi nelle orecchie mentre la mia schiena urtava contro il cofano rigido di un'automobile in sosta. Non avevo vie di fuga. Non c'erano armi con cui difendermi, solo le mie mani nude contro una lama d'acciaio brandita da un uomo spietato che non aveva più nulla da perdere.

"Sei un assassino, Marco," dissi cercando di mantenere la voce ferma, sebbene le ginocchia mi tremassero in modo incontrollabile. "La polizia è già stata allertata. Le telecamere di sicurezza di questo piano stanno registrando ogni singolo istante. Non potrai scappare questa volta."

Marco abbozzò un sorriso freddo e sprezzante, stringendo la presa sul manico del coltello. "Le telecamere? Pensi davvero che mi importi delle telecamere? Quando avranno trovato il tuo corpo qui sotto, la polizia penserà a una rapina finita male tra turisti stranieri. E Elena... beh, Elena tornerà a riposare nel posto in cui l'avevo lasciata tanto tempo fa."

Fece un altro scatto in avanti, puntando dritto al mio torace con la lama sollevata. In quel momento di terrore puro, accadde l'incredibile.

Con un grido di pura disperazione e coraggio sovrumano, Elena si rialzò da terra alle sue spalle. Afferrò pesantemente una pesante sbarra di ferro trovata per terra vicino a un cantiere di pulizia e, con un movimento coordinato e brutale, la caló dritta sulla spalla e sul braccio armato di Marco.

Un tonfo sordo, seguito da un urlo di dolore soffocato, spezzò la tensione del garage. Il coltello volò via dalle mani di Marco, cadendo pesantemente sul cemento con un tintinnio metallico, mentre l'uomo crollava su un fianco, sopraffatto dalla sorpresa e dal colpo violentissimo ricevuto.