Il tempo sembrava essersi cristallizzato in una dimensione immobile e claustrofobica. I minuti scorrevano lenti sul display luminoso della cabina, mentre le mie mani continuavano a sudare freddo sul bracciolo di plastica. Cercai di mantenere un controllo ferreo sui miei pensieri, analizzando ogni singola opzione a mia disposizione. Potevo davvero fare finta di nulla? Potevo scendere da quell'aereo a Lisbona, voltarmi dall'altra parte e lasciare che quella donna venisse trascinata via da un mostro travestito da marito? La mia coscienza urlava di no, ma la paura viscerale del pericolo mi teneva legato al sedile come se fossi stato inchiodato.
Mi sporsi leggermente in avanti, fingendo di sistemare la cintura di sicurezza, e con la coda dell'occhio cercai di localizzare Marco. Era seduto alla fila 15, tre file più indietro rispetto alla mia posizione attuale, ma dal lato opposto del corridoio. Aveva il capo reclinato all'indietro, gli occhi apparentemente chiusi, ma c'era una rigidità innaturale nella postura delle sue spalle che tradiva uno stato di allerta costante. Non stava dormendo. Stava fingendo, esattamente come noi. Stava aspettando il momento opportuno per chiudere la tenaglia.
Anna mi sfiorò di nuovo il dorso della mano, stringendomi le dita con una forza disperata. "Non guardarlo," mormorò quasi senza voce. "Se si accorge che stiamo parlando di lui, non esiterà a fare una pazzia. A bordo ci sono centinaia di passeggeri e membri dell'equipaggio, ma in questo momento siamo completamente soli. Nessuno sa chi siamo davvero, nessuno conosce la nostra storia."
Cercai di calmarla, sebbene fossi io il primo a tremare. "Dobbiamo avvisare il personale di volo," sussurrai di rimando, inclinando la testa verso di lei. "Appena si accendono i segnali per la preparazione all'atterraggio, posso fermare un assistente di volo, mostrargli il passaporto e spiegare che questa donna è in pericolo di vita. Possono chiamare la polizia aeroportuale di Lisbona prima ancora che tocchiamo la pista."
Un lampo di terrore attraversò gli occhi di Elena. "No! Non farlo! Non capisci? Marco ha le mani dappertutto. Potrebbe avere contatti anche tra il personale di terra o persino tra gli agenti doganali. Se proviamo a denunciarlo attraverso i canali ufficiali senza prove concrete e immediate, lui troverà il modo di ribaltare la situazione, di farmi passare per una malata mentale in fuga da una clinica o da una misura restrittiva. Ha una capacità manipolatoria incredibile. Ci distruggerà prima ancora che possiamo spiegare la verità."
Le sue argomentazioni, per quanto disperate, avevano una logica agghiacciante. Marco non era un improvvisato criminale da strapazzo; era un uomo freddo, calcolatore, che per sei anni aveva mantenuto una doppia vita impeccabile dopo aver fatto sparire una persona senza lasciare traccia. Se la polizia portoghese lo avesse fermato senza un mandato internazionale solido e verificato, lui avrebbe tirato fuori documenti falsi perfetti, identità giuridicamente inattaccabili, e per Elena sarebbe stata la fine definitiva.
"Allora qual è il piano?" domandai con un nodo alla gola che mi impediva quasi di respirare. "Non possiamo rimanere seduti qui ad aspettare che ci venga a prendere all'uscita dal manicotto dell'aereo."
Elena rimase in silenzio per qualche istante, fissando il vuoto davanti a sé. Il respiro le tremava leggermente, ma nei suoi tratti si intravedeva la scintilla di una fredda determinazione, la stessa che l'aveva spinta a risalire da quella fossa sei anni prima. "Dobbiamo separarci appena l'aereo atterra," disse infine con un filo di voce. "Tu devi scendere tra i primi, mescolarti alla folla e raggiungere l'uscita degli arrivi internazionali senza voltarti mai indietro. Io cercherò di sgattaiolare via attraverso i bagni posteriori o fingendo un malore durante le operazioni di sbarco, guadagnando quei pochi minuti di vantaggio che mi servono per sparire tra i terminal dell'aeroporto di Lisbona."
"E pensi che lui ti lascerà andare così facilmente?" replicai scuotendo la testa con scetticismo. "Marco ti tiene d'occhio ogni secondo. Ha il controllo visivo su quasi tutta la cabina centrale."
"Per questo avrò bisogno del tuo aiuto," sussurrò lei avvicinandosi al mio orecchio, mentre il rumore sordo dei motori continuava a cullare l'illusione di un volo tranquillo. "Tu dovrai fare da esca."






