Il Volo Notturno per Lisbona
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Il Volo Notturno per Lisbona

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Il carrello del Boeing toccò dolcemente la pista dell'aeroporto di Roma Fiumicino, accompagnato dal consueto applauso liberatorio dei passeggeri. Quando le porte dell'aeromobile si aprirono e scesi lungo la scaletta mobile, fui accolto da un'ondata di aria familiare, calda e caotica, tipica della mia città.

Il sole splendeva alto nel cielo di Roma, illuminando i terminal affollati e il via vai frenetico di migliaia di persone che andavano e venivano. Uscii dalla zona arrivi stringendo la mia valigia, respirando a pieni polmoni quell'atmosfera che fino a pochi giorni prima mi sembrava soffocante e che ora, invece, mi appariva come il palcoscenico perfetto per un nuovo inizio.

Non sapevo esattamente cosa avrei fatto il giorno dopo. Non avevo un lavoro fisso ad attendermi, la mia situazione economica richiedeva tempo per essere ricostruita e la mia vita sentimentale era tutta da scrivere su un foglio bianco. Ma per la prima volta in molti anni, quella prospettiva non mi spaventava affatto. Anzi, mi riempiva di un'eccitazione sottile e vitale.

Mentre mi incamminavo verso l'uscita per prendere un taxi che mi riportasse a casa, tirai fuori dalla tasca il piccolo biglietto da visita che un funzionario di polizia portoghese mi aveva lasciato prima di partire, con su scritto un recapito per eventuali ulteriori testimonianze. Lo guardai per qualche istante, poi lo riposi con cura nel portafoglio, sorridendo tra me e me.

L'estranea sul volo notturno mi aveva supplicato di cambiare posto con lei, trascinandomi in un incubo che sembrava uscito da un thriller cinematografico. Ma quel semplice scambio di sedili, quel piccolo atto di coraggio inatteso nel bel mezzo del buio oceanico, non aveva solo salvato la vita a una donna che era stata creduta morta per sei anni; aveva salvato anche me stesso, restituendomi il coraggio di affrontare la mia vita a testa alta, pronto a vivere finalmente la mia vera storia.