Il Volo Notturno per Lisbona
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Il Volo Notturno per Lisbona

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Il sole stava lentamente sorgendo all'orizzonte, tingendo le acque del fiume Tago e i tetti bianchi di Lisbona di sfumature calde color ocra e rosa antico. Uscii dall'edificio principale della polizia aeroportuale quando ormai era l'alba inoltrata. L'aria del mattino era fresca, frizzante, profumata di salsedine e del tipico caffè portoghese proveniente dai bar vicini che aprivano le serrande per accogliere i primi lavoratori della giornata.

Mi fermai sui gradini d'ingresso, respirando a fondo e chiudendo gli occhi per un istante. Il mio volo per Lisbona era iniziato come una fuga disperata da una vita che detestavo, da un matrimonio fallito e da un lavoro che non mi dava più alcuna soddisfazione. Mi sentivo un uomo finito, un relitto alla deriva senza alcuna bussola. Ma quella notte trascorsa a diecimila metri d'altezza, sospeso nel buio dell'Atlantico, aveva completamente ribaltato la mia prospettiva sul mondo e su me stesso.

Vidi Elena uscire dall'ingresso secondario accompagnata da due funzionari consolari italiani che dovevano disporre il suo rientro protetto in Italia, stavolta alla luce del sole e con la protezione totale dello Stato. Prima di salire sull'auto diplomatica che l'attendeva, lei si voltò un'ultima volta verso di me. Fece qualche passo nella mia direzione, con un sorriso sincero che cancellava anni di terrore e sofferenza dai suoi lineamenti.

"Grazie, Lorenzo," mi disse porgendomi la mano per un saluto che sapeva di rinascita. "Hai salvato la mia vita. Spero che tu riesca a trovare ciò che stai cercando."

"L'ho già trovato, credo," risposi stringendole la mano con affetto, ricambiando il sorriso. "Ho capito che non bisogna mai aver paura di cambiare posto, anche quando il viaggio sembra andare nella direzione sbagliata."

Ci salutammo con un cenno del capo, mentre lei saliva sull'automobile che si allontanava silenziosa lungo il viale alberato dell'aeroporto, diretta verso una nuova vita che finalmente le apparteneva davvero.