Il Volo Notturno per Lisbona
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Il Volo Notturno per Lisbona

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Il mio corpo crollò parzialmente contro il carrellino delle riviste che un'assistente di volo stava spingendo in quel momento. La messa in scena fu così realistica che la hostess sobbalzò dallo spavento, lasciando cadere un mazzo di fogli di carta che si sparsero sul pavimento del corridoio. "Signore! Signore, si sente bene? Ha bisogno di aiuto?" esclamò lei con voce concitata, bloccando immediatamente il passaggio.

L'effetto fu immediato e dirompente. Marco, che si trovava poche file più indietro, scattò in piedi con un movimento felino, cercando di farsi strada nel corridoio bloccato dalla mia finta crisi e dall'assistente di volo. "Lasci passare, devo raggiungere quella persona," urlò con una voce fredda e autoritaria, cercando di spingere via la hostess con una determinazione feroce.

"Signore, resti al suo posto, le cinture devono essere allacciate, stiamo atterrando!" protestò l'assistente di volo, facendo scudo con il proprio corpo e creando un vero e proprio collo di bottiglia umano.

Quella manciata di secondi fu tutto ciò di cui Elena aveva bisogno.

Con la rapidità di un'ombra, la donna si era già alzata dalla sua poltrona. Sfruttando la confusione generata dal mio crollo e la rabbia cieca di Marco, si era infilata agilmente tra i sedili della fila centrale, scomparendo nella parte posteriore dell'aereo, diretta verso la zona di servizio e le uscite di emergenza di coda.

Io continuavo a fingere di respirare a fatica, appoggiato al pannello laterale, mentre l'ansia vera prendeva il posto di quella recitata. Vidi gli occhi di Marco infuocarsi di una rabbia omicida quando si accorse che il suo bersaglio principale stava svanendo nel nulla. Con uno spintone violento, l'uomo scaraventò via l'assistente di volo, facendola barcollare contro i sedili, e si lanciò all'inseguimento lungo il corridoio, scavalcando i passeggeri atterriti che urlavano per lo spavento.

"Fermati!" gridai io, rialzandomi di scatto e afferrandogli la giacca da dietro per rallentare la sua corsa furiosa.

Marco si voltò con la velocità di un predatore infuriato. Il suo volto era una maschera di pura follia. Senza dire una parola, mi sferrò un pugno violentissimo dritto allo stomaco che mi tolse ogni residuo d'aria dai polmoni. Crollai in ginocchio sul tappeto blu della cabina, rantolando dal dolore, mentre lui mi scavalcava con un balzo senza pietà, continuando la sua corsa verso la coda dell'aereo.

Intorno a noi scoppiò il panico generale. Alcuni passeggeri urlavano invocando aiuto, altri cercavano di alzarsi incuranti delle regole di sicurezza, mentre il comandante annunciava con voce ferma dagli altoparlanti: "Cabin crew, take seats for landing! Ripeto, assistenti di volo prendete posto per l'atterraggio immediato!"

Il Boeing subì un forte scossone laterale: stavamo toccando terra. Le ruote del carrello principale impattarono violentemente contro l'asfalto della pista dell'aeroporto di Lisbona, sollevando un rombo assordante e una forte decelerazione che spinse tutti i passeggeri in avanti contro le cinture di sicurezza.

Approfittando del contraccolpo dell'atterraggio, mi rimisi faticosamente in piedi, tenendomi lo stomaco dolorante. Non sapevo dove fosse andata Elena, non sapevo se Marco fosse riuscito a catturarla tra i sedili di coda, ma sapevo una cosa sola: dovevo scendere da quell'aereo e trovare un modo per fermare quell'incubo prima che fosse troppo tardi per entrambi.