Il Volo Notturno per Lisbona
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Il Volo Notturno per Lisbona

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I miei occhi caddero su un carrello portabagagli incustodito, carico di pesanti valigie rigide lasciate momentaneamente da un turista distratto. Senza pensarci due volte, afferrai la maniglia metallica del carrello e, imprimendogli una spinta vigorosa con tutte le forze che mi restavano, lo finsi scivolare a rotta di collo lungo il corridoio lucido del terminal, puntando dritto verso la direzione in cui Marco stava trascinando Elena.

Il carrello sfrecciò sul pavimento liscio producendo un frastuono metallico assordante che attirò immediatamente l'attenzione di tutti i presenti, compresi gli agenti della sicurezza aeroportuale in servizio ai varchi. "Attenzione! Fermi tutti!" urlai a squarciagola, fingendo di aver perso il controllo del carico.

Il carrello impattò violentemente contro una fioriera decorativa in metallo, rovesciandosi e spargendo valigie e borse ovunque in mezzo al passaggio. Il caos fu immediato: le sirene di sicurezza iniziarono a suonare a intermittenza, i viaggiatori saltarono all'indietro urlando spaventati e gli addetti alla sicurezza accorsero di corsa da ogni direzione per capire cosa stesse succedendo.

Quella frazione di secondo di totale scompiglio fu sufficiente.

Nel trambusto generale, Marco fu costretto a mollare la presa sul braccio di Elena per evitare di essere travolto dalla calca e per controllare cosa stesse succedendo intorno a loro. Quell'istante di distrazione fu la chiave che aprì la porta della salvezza: Elena si svincolò con un sussulto, girò i tacchi e iniziò a correre come una forsennata verso la prima uscita di sicurezza segnalata dalla scritta verde luminescente "Saída / Exit".

"Elena, no!" urlai io stesso, facendomi notare da Marco, il quale, compresa immediatamente la furbata, girò la testa di scatto e mi fulminò con uno sguardo di puro odio omicida.

Vide Elena fuggire verso le porte scorrevoli esterne che conducevano ai parcheggi dei taxi e non esitò un secondo: scartò agilmente tra i passeggeri atterriti e si mise all'inseguimento della donna, lasciandomi indietro mentre la sicurezza dell'aeroporto mi bloccava bruscamente le braccia bloccandomi contro il pilastro di marmo.

"Signore, si fermi! Cosa diavolo sta facendo?! Si calmi immediatamente o la portiamo in commissariato!" urlò un agente portoghese in alta visibilità, torcendomi un braccio dietro la schiena con mossa professionale.

"Lasciatemi andare! C'è una donna in pericolo di vita laggiù! Quell'uomo la sta inseguendo per ucciderla!" gridai dimenandomi con tutte le forze, indicando disperatamente le porte automatiche attraverso cui Marco era appena svanito nella notte di Lisbona.

L'agente mi guardò con scetticismo, ma la gravità e la disperazione dipinte sul mio volto lo fecero esitare per una frazione di secondo. Fu quel secondo di dubbio a salvarci, perché proprio in quel momento, dai monitor di servizio della sicurezza, un altro operatore urlò in portoghese: "Guardate le telecamere esterne del settore B! C'è un'aggressione in corso nel parcheggio sotterraneo!"