L’OMBRA SULL’ANELLO
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L’OMBRA SULL’ANELLO

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parte 3: Il segreto di Villa Adele

Le pale dell'elicottero sferzavano l'aria sopra il vecchio mulino, scuotendo le travi di legno del soffitto e facendo piovere polvere e calcinacci su di noi. La luce dei proiettori fendeva l'oscurità delle finestre senza vetri, spazzando il pavimento sporco come lame di luce bianca. Il terrore mi paralizzava le gambe, ma il rantolo soffocato di Valerio mi costrinse a muovermi.

Mi inginocchiai accanto a lui e cominciai a tirare con disperazione le corde spesse che gli stringevano i polsi dietro la sedia. I nodi erano stretti con precisione militare, impregnati del suo sangue secco. Le mie unghie si spezzarono, ma non cedettero di un millimetro.

«Lasciami stare, Elena... non c'è tempo,» mormorò Valerio, la testa flaccida che ricadeva in avanti. «Devi andare da De Santis... a Torino. Lui ha la seconda chiave...» «Di che cosa stai parlando, Valerio? Chi ti ha fatto questo?» urlai per fari sentire sopra il rombo sordo dei motori dell'elicottero che si stava abbassando nel piazzale esterno. «È stata mia madre? Rispondimi!»

Valerio sollevò lentamente lo sguardo verso di me. Nei suoi occhi non c'era solo il dolore fisico, c'era un senso di colpa paralizzante che lo divorava dall'interno. «Tua madre non è chi credi. Non è neanche la vera figlia di Adele. Io... io dovevo sedurti per riprendere quell'anello... era il patto per estinguere i debiti di mio padre con la loro società. Ma quando ho capito cosa volevano farti... ho provato a darti l'anello sperando che tu scappassi...»

Le sue parole furono come una pugnalata al cuore. Due anni di storia, di baci, di progetti futuri, costruiti su un inganno minuziosamente pianificato a tavolino. La sensazione del tradimento, che la sera prima mi aveva ferito come un taglio netto, ora si trasformava in un veleno freddo che mi bruciava le vene. L'uomo che avevo amato era solo un pedina mossa da mia madre.

«Sei un mostro,» sussurrai, facendo un passo indietro e staccando le mani dalle sue corde.

«Lo so...» disse lui con una lacrima che si apriva un varco tra le croste di sangue sul suo zigomo. «Ma Melania... Melania non sapeva la verità. Lei pensava davvero fosse solo un gioiello di valore. Quando ieri sera ha infilato l'anello, l'incisione ha sbloccato il protocollo. L'anello ha una micro-capsula di tracciamento e un codice crittografato sotto la pietra. È il codice di accesso ai caveau segreti di Villa Adele... dove tua nonna ha nascosto le prove delle loro attività...»

Il suono di passi pesanti che sbattevano sulla ghiaia all'esterno del mulino mi risvegliò dal torpore. Diversi uomini armati stavano facendo irruzione dall'ingresso principale. Le luci delle loro torce tattiche danzavano sulle pareti sbrecciate.

«Elena, vai via dall'uscita del canale!» gridò Valerio con le ultime forze che gli rimanevano, strattonando la sedia nel tentativo di fare rumore e attirare l'attenzione degli intrusi su di sé. «Uscita posteriore! Segui il corso dell'acqua!»

Non guardai indietro. La rabbia e la paura mi spingevano ad andare avanti. Scivolai attraverso uno stretto passaggio nella muratura da cui un tempo scorreva la chiusa del mulino. Mi calai nell'acqua gelida del canale, che mi arrivava fino alle ginocchia. Il freddo era così intenso da togliermi il fiato, ma continuai a camminare nell'ombra delle erbacce alte che costeggiavano il fiume Stura, mentre alle mie spalle rimbombavano urla e il suono secco di una porta abbattuta.

Camminai per più di due ore nella nebbia fitta della campagna piemontese, seguendo i sentieri secondari per evitare le strade asfaltate. Il mio corpo era congelato, i vestiti inzuppati d'acqua e fango, ma nella mia mente c'era una sola immagine fisso: il volto spietato di mia madre alla tavola da pranzo e il sorriso di triumpho di mia sorella. Tutto ciò che avevo considerato la mia famiglia non era altro che una rete di menzogne intessuta intorno alla memoria di una donna che tutti avevano accusato di essere una traditrice. mia nonna Adele.

Arrivai alla periferia della città verso le undici del mattino. Evitai la mia macchina, sapendo che ormai era sicuramente tracciata. Raggiunsi una cabina telefonica pubblica vicina alla stazione ferroviaria. Le dita, rigide per il gelo, riuscono a stento a digitare il numero che avevo memorizzato dalla chiamata dell'avvocato De Santis.

Il telefono squillò solo due volte prima che la voce profonda dell'uomo rispondesse.

«Pronto?» «Sono Elena,» dissi con la voce incrinata dal tremore. «Valerio è stato preso. Hanno trovato il mulino. Mi ha detto di cercarla... mi ha detto che lei ha la seconda chiave.»

Dall'altro capo del filo ci fu un lungo silenzio, interrotto solo dal fruscio di carte girate con lentezza. «Signorina Elena,» disse l'avvocato De Santis con un tono sorprendentemente calmo, quasi rassegnato. «Sua sorella Melania è appena stata ricoverata d'urgenza all'ospedale Santa Croce di Cuneo. Poco dopo aver indossato l'anello, ha sviluppato un'eruzione cutanea devastante e sintomi di avvelenamento da metalli pesanti. Sua madre è fuori di sé dalla rabbia e ha dichiarato alla polizia che è stata lei a tentare di uccidere sua sorella lasciandole l'anello.»

Il mondo sembrò girare all'indietro. Mia madre mi stava incriminando per il tentato omicidio di Melania. «Ma è stata lei a darmelo! È stata mia madre a costringermi a cederlo a Melania!» urlai nel ricevitore, trattenendo le lacrime.

«Lo so, Elena. Ma la polizia non la penserà così quando troverà le sue impronte sulla scatola dell'anello e le boccette di tossina che hanno appena "scoperto" nel suo appartamento durante la perquisizione,» rispose De Santis. «Deve raggiungere la vecchia Villa Adele a Busca prima che le squadre di sicurezza di sua madre la radano al suolo. Lì dentro c'è la risposta a quello che è successo vent'anni fa. E c'è l'unico antidoto che può salvare la vita a sua sorella.»

«E dove si trova lei adesso?» chiesi, stringendo il ricevitore fino a far dolere i nervi.

«Io sono già all'interno della villa, Elena. Ma non sono solo. E le persone che sono qui con me... non stanno aspettando te. Stanno aspettando tua nonna.»

La linea si interruppe con un bip prolungato. Guardai l'orologio della stazione: mancavano pochi minuti a mezzogiorno. Una volante della polizia passò a sirene spente nella piazza antistante, rallentando vistosamente vicina alla cabina telefonica...