L’OMBRA SULL’ANELLO
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L’OMBRA SULL’ANELLO

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parte 10: Il sacrificio del brillante

La voce del Dottor Weber gracchiava ancora dagli altoparlanti dell'interfono, contando spietatamente i minuti di ossigeno rimasti all'interno del caveau. “Quarantasette minuti, signorina Elena. Il tempo scorre in fretta quando il volume d'aria si riduce.”

Valerio era accasciato contro la paratia d'acciaio, le mani strette attorno al tondino di ferro con cui aveva cercato invano di fare leva sulla serratura elettrica. I suoi sforzi erano del tutto inutili: la porta d'acciaio era stata progettata per resistere a esplosioni tattiche, e l'accesso esterno era stato bloccato dai tecnici del Consiglio con saldature a termite.

«Cosa intendi con "terzo livello di memoria"?» chiesi a nonna Adele a bassa voce, assicurandomi che la telecamera di sicurezza nell'angolo non potesse leggere il labiale.

Adele mi condusse verso l'angolo più buio del laboratorio, dove il ronzio dei condotti di ventilazione secondari copriva i nostri sussurri. Estrasse dalla tasca interna del suo mantello un piccolo microscopio portatile d'epoca e mi fece cenno di posare l'anello sul piatto di misurazione.

«Il grande brillante al centro dell'anello non è un diamante naturale, Elena,» spiegò Adele, muovendo le micro-lenti d'ingrandimento con abilità da orefice. «È una pietra sintetica ad altissima densità, creata nei nostri laboratori negli anni ottanta. Al suo interno è stato inciso, a livello molecolare, l'intero database delle nostre ricerche farmacologiche e le prove di quarant'anni di estorsioni e omicidi commessi dal Consiglio dei Fondatori in tutta Europa.»

Guardai attraverso l'oculare del microscopio. Sotto la superficie sfaccettata della pietra, illuminata dalla luce ultravioletta dello strumento, si vedeva una struttura a reticolo complessa, simile a un circuito integrato tridimensionale di colore azzurro intenso.

«È un hard disk biologico...» mormorai, sbalordita dalla tecnologia avanzata che la mia famiglia aveva custodito nell'ombra.

«Esatto,» disse Adele. «Se consegniamo l'anello integro a Weber, il Consiglio avrà il controllo assoluto su questa tecnologia e la userà per ricattare governi e multinazionali. Se invece distruggiamo la pietra... i dati verranno irradiati via frequenza satellitare ad altissima potenza verso i server della Procura Generale di Torino e dell'Interpol. Ma per fare questo... dobbiamo innescare la reazione termica all'interno del caveau.»

«E cosa succede quando si innesca la reazione termica?» chiese l'avvocato De Santis, che ci aveva raggiunti con passo zoppicante.

Nonna Adele abbassò lo sguardo per un istante prima di fissarmi negli occhi. «La reazione genererà una scarica elettromagnetica che aprirà istantaneamente tutte le serrature della villa, permettendovi di scappare. Ma la temperatura all'interno di questa stanza salirà a oltre duecento gradi per circa novanta secondi. L'unica zona protetta è la camera iperbarica nell'angolo... ma contiene posto soltanto per tre persone.»

Eravamo in cinque nella stanza: io, nonna Adele, l'avvocato De Santis, Valerio e mia sorella Melania.

Un gelo improvviso, ben più terribile del freddo delle Alpi, mi scese nel petto. Due persone avrebbero dovuto rimanere fuori dalla camera iperbarica durante la reazione termica.

«No,» dissi subito, scuotendo la testa con vehemenza. «No, non se ne parla! Troveremo un altro modo! Non lascerò nessuno qui dentro a morire!»

«Elena, sii realista per una volta nella tua vita!» disse Adele con una durezza che nascondeva un dolore immenso. «Io ho ottant'anni. Ho vissuto la mia vita nell'ombra, ho fatto scelte terribili e ho sacrificato la felicità della mia famiglia per proteggere questo segreto. Il mio tempo è finito vent'anni fa. Il mio posto è qui.»

«E il mio pure,» disse l'avvocato De Santis con un sorriso stanco ma sereno. «Ho servito tua nonna per tutta la mia vita, Elena. Ho promesso di proteggere la verità finché avessi avuto fiato nei polmoni. Se rimango qui con lei, mi assicurerò che il segnale satellitare parta senza interferenze.»

«Non posso permetterlo!» urlai, le lacrime che mi bagnavano le guance. «Siete la mia famiglia! Vi ho appena ritrovati!»

Melania si trascinò verso di noi, sostenendosi al tavolo di vetro. «Allora rimango io,» disse con fermezza, la voce ancora debole ma pulita. «È colpa mia se siamo qui. Se non avessi accettato l'anello da mamma per vanità e odio verso di te, niente di tutto questo sarebbe successo. Meritavo di morire per il veleno... lasciate che sia io a rimanere.»

«Stai zitta, Melania!» interruppe Valerio, muovendo un passo deciso verso il centro della stanza. Il suo volto era sfigurato dalla determinazione. «Nessuno di voi rimarrà qui fuori. Rimango io.»

Tutti ci voltammo a guardarlo. Valerio estrasse dalla tasca della giacca un vecchio accendino d'argento che apparteneva a suo padre e lo fece scattare, osservando la fiammella azzurra.

«Io ho tradito Elena,» disse Valerio, guardandomi negli occhi con una trasparenza che non gli avevo mai visto nei due anni passati insieme. «Ho servito mio padre per codardia. Ho permesso che la donna che amavo venisse trattata come un oggetto da sacrificare. Non posso cancellare il male che ho fatto, ma posso darvi il tempo di uscire da qui e ricostruirvi una vita. Io e De Santis attiveremo la reazione manuale dal pannello principale.»

«Valerio, no...» mormorai, il cuore che mi si spezzava di nuovo, ma questa volta non per il tradimento, per la tragedia di un uomo che cercava la propria redenzione nell'estremo sacrificio.

«Avete trenta minuti d'aria!» gridò la voce di Weber dall'interfono. «Decidete il vostro destino, Busca!»

Nonna Adele mi prese per le spalle e mi costrinse a guardarla. «Non c'è tempo per i sentimenti, Elena. La vita ci impone delle scelte sanguinose. Tu e Melania dovete vivere. Siete il futuro di questa famiglia... un futuro pulito, libero dal veleno che ci ha distrutto per tre generazioni.»

Adele mi strappò l'anello dalla mano, lo inserì nel connettore centrale del pannello di controllo e afferrò un martello da laboratorio in acciaio cementato.

«Valerio, De Santis, preparatevi ai comandi manuali,» ordinò la nonna con la voce imperiosa di un generale prima della battaglia. «Elena, porta tua sorella dentro la camera iperbarica. Ora!»

Spinsi Melania all'interno della capsula di vetro blindato e metallo scuro situata nell'angolo est del caveau. Prima di chiudere il portello ermetico, mi voltai verso Valerio.

Lui mi guardò da dietro il pannello di controllo, mi sorrise con una dolcezza infinita e mormorò con il labiale: “Ti ho amata davvero, Elena.”

Nonna Adele alzò il martello e colpi con tutta la sua forza il grande brillante al centro dell'anello.

La pietra si frantumò in mille frammenti di luce azzurra. Un bagliore accecante riempì la stanza, seguito da un rombo sordo e da un'ondata di calore devastante che oscurò immediatamente il vetro della camera iperbarica...