L’OMBRA SULL’ANELLO
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L’OMBRA SULL’ANELLO

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parte 14: L'ombra di Firenze

Rimasi bloccata sulla moquette antica dello studio, la mano di mio nonno Cesare che tremava violentemente sotto la mia. Il mondo si era capovolto di nuovo, disintegrando in un secondo l'illusione di sicurezza che avevo creduto di trovare a Firenze.

Guardai la donna in piedi davanti alle tende di velluto. Aveva lo stesso viso di Melania, gli stessi occhi verdi, la stessa struttura fisica... ma la sua postura, la sua voce e lo sguardo freddo ed analitico appartenevano a un'estranea. Non c'era più traccia della ragazza fragile e vanitosa che avevo visto piangere nel caveau di Busca poche ore prima.

«Melania...?» mormorai, sconvolta. «Come... come è possibile? Ti ho vista sul treno dei soccorritori... eri in ambulanza!»

La donna fece una piccola risata elegante, un suono cristallino ed arrogante che mi penetrò nelle orecchie come uno spillo. «La ragazza nell'ambulanza a Cuneo è davvero tua sorella Melania, Elena,» spiegò la donna, facendosi avanti con passo felpato. «La povera, stupida Melania, cresciuta da tua madre come un trofeo da esibire. Io mi chiamo Valeria. Sono la sua sorella gemella... la primogenita che tua madre Vittoria ha venduto al cartello svizzero il giorno stesso della nostra nascita.»

Un brivido d'orrore puro mi attraversò la schiena. Una sorella gemella? Mia madre aveva partorito due gemelle e ne aveva venduta una al cartello per garantirsi il sostegno finanziario vent'anni prima?

«Vittoria è sempre stata una mercante d'assalto,» disse mio nonno Cesare con una voce piena di disprezzo, senza mostrare alcuna paura di fronte alla pistola di Ridolfi puntata alla sua tempia. «Ha scambiato la propria carne per un posto al tavolo dei Fondatori. E tu... tu sei diventata il loro miglior agente, Valeria.»

«Io sono diventata la persona che ha ereditato il vero potere, nonno,» ribatté Valeria, estraendo dalla borsa di pelle un cerchio d'oro identico a quello di nonna Adele, ma con una pietra nera ad alta densità incastonata al centro. «Mentre tua moglie Adele perdeva tempo a giocare a nascondino nelle Alpi e a preparare la "salvezza" di Elena, io ho sviluppato la matrice d'inversione nei laboratori di Zurigo.»

«La matrice d'inversione...» mormorò Carlo Ridolfi dietro di me, la pistola sempre ferma. «Il sistema capacativo che può riscrivere il pacchetto di dati che Elena ha inviato all'Interpol.»

Valeria mi fissò con un sorriso trionfante. «Il pacchetto di dati irradiato da tua nonna è in quarantena nei server di Torino. L'Interpol non potrà decrittografarlo senza il codice genetico d'attivazione finale. E quel codice non si trova nella memoria dell'anello che hai distrutto... si trova nel tuo sangue, Elena.»

Capii all'istante l'infernale trappola in cui ero caduta. Il messaggio sul treno, la chiave d'ottone lasciata da Ridolfi, la fuga verso Firenze... era stato tutto orchestrato per portarmi esattamente qui, viva, integra e incontaminata, nel luogo dove potevano estrarre il mio codice biometrico senza l'interferenza delle forze dell'ordine piemontesi.

«Non vi darò niente,» dissi, serrando i denti e alzando lo sguardo verso mia sorella gemella. «Potete uccidermi, ma non toccherò mai quel secondo anello.»

«Oh, non sarai tu a decidere, cara sorella,» disse Valeria con una dolcezza spietata. «Se ti rifiuti... tuo nonno Cesare morirà nei prossimi trenta secondi. E la vera Melania, che in questo momento si trova nel reparto rianimazione dell'ospedale di Cuneo, riceverà una dose letale di potassio attraverso la sua flebo d'emergenza. Ho un uomo posizionato proprio fuori dalla sua stanza.»

La trappola si era chiusa in modo perfetto. Non c'era via d'uscita, non c'era nessun cavaliere ad estrarre la spada, nessuna polizia pronta a sfondare le porte di Palazzo Ridolfi. Ero sola di fronte ai fantasmi del passato della mia famiglia.

«Lasciala stare, Valeria,» disse mio nonno Cesare con tono solenne. «Prendi me. Il mio sangue contiene la stessa matrice originale. Lascia andare Elena.»

«Il tuo sangue è troppo vecchio, nonno,» rispose Valeria con disgusto. «La concentrazione molecolare si è degradata con l'età e la malattia. Ho bisogno del sangue di Elena. Un sangue giovane, puro, mai esposto alle tossine del cartello.»

Valeria mosse qualche passo verso di me, tenendo il secondo anello d'oro sulla palma della mano. La gemma nera al centro emanava un bagliore opaco, quasi ipnotico.

«Infila l'anello, Elena,» ordinò Valeria. «Appoggia il dito sulla pietra nera per dieci secondi. La scansione estrarrà la chiave di decrittazione e noi cancelleremo i dossier inviati all'Interpol. Dopodiché sarai libera di te ne andare con la tua vita insignificante.»

Guardai mio nonno Cesare. I suoi occhi azzurri mi supplicavano di non cedere, di lasciare che lui morisse pur di non consegnare il potere del cartello nelle mani di Valeria e dei Fondatori. Ma guardai anche il viso di Valeria: la mia stessa carne, il mio stesso sangue, trasformata in un mostro da un sistema di avidità e odio che durava da generazioni.

In quel momento, ricordai le parole di nonna Adele pronunciate nel salone di Busca poco prima che la paratia d'acciaio si chiudesse: “L'anello ha un terzo livello di memoria... un livello che si attiva solo quando due linee genetiche pure si toccano contemporaneamente.”

Valeria non sapeva che l'anello originale non era del tutto distrutto. La fascia d'oro massiccio che avevo nella tasca del cappotto custodiva ancora la lega termica d'origine.

«Va bene,» dissi a bassa voce, la voce finta di una resa totale. «Lo farò. Ma promettimi che lascerai stare Melania.»

«Hai la mia parola di sorella,» disse Valeria con un sorriso falso.

Mi alzai lentamente dalla moquette. Infilai la mano destra nella tasca del cappotto e strinsi la fascia d'oro di mia nonna tra le dita. Con la mano sinistra, allungai il braccio verso il secondo anello che Valeria mi stava porgendo.

«Elena, no!» gridò mio nonno Cesare.

Carlo Ridolfi fece scattare il cane della pistola, pronto a fare fuoco se ci fosse stato il minimo tentativo di ribellione.

I miei polpastrelli sfiorarono la pietra nera del secondo anello. Nello stesso identico istante, estratto la fascia d'oro di nonna Adele dalla tasca e la premuta con forza contro il polso scoperto di Valeria.

La combinazione dei due oggetti d'oro puro, unita al contatto diretto delle nostre pelli conduttrici di due gemelle identiche, scatenò una reazione a corto circuito biologico spaventosa.

Una scarica elettrica di altissima tensione, accumulata nella pila micro-atomica dell'anello nero, si scaricò istantaneamente attraverso le vene di Valeria.

Valeria cacciò un urlo disperato, gli occhi sbarrati dal dolore mentre la reazione neuro-elettrica le bloccava i muscoli del corpo. L'anello nero si frantumò in mille pezzi sul pavimento di marmo, mentre un'onda d'urto invisibile fece tremare i vetri dello studio.

Carlo Ridolfi, sorpreso dall'esplosione improvvisa, esitò un frazione di secondo.

Mio nonno Cesare, con uno sforzo sovrumano, afferrò l'antico candelabro di bronzo posato sul tavolino accanto alla sua poltrona e lo colpì con violenza alla testa. Ridolfi crollò a terra privo di sensi, la pistola che ruzzolava verso di me.

Raccolsi la pistola dal pavimento e la puntai verso Valeria, che era accasciata sulle ginocchia, col fiato corto e le mani bruciate dalla reazione termica dell'anello.

«Il gioco è finito, Valeria,» dissi con la voce fredda e ferma di chi ha finalmente accettato il proprio destino.

In quel momento, il suono profondo delle campane del Duomo di Firenze risuonò nella stanza, annunciando le diciotto.

Ma dal corridoio esterno dello studio giunse il rumore di passi pesanti che risalivano lo scalone d'onore. Non erano le forze dell'ordine.

Dalla porta aperta dello studio apparvero tre uomini vestiti con abiti scuri di sartoria svizzera, guidati da un uomo anziano dal volto sfigurato da una vecchia cicatrice.

L'uomo guardò Valeria a terra, poi fissò me e la pistola che tenevo in pugno.

«Congratulazioni, signorina Elena,» disse l'uomo con un sorriso gelido. «Hai appena eliminato la nostra agente migliore. Ma il Consiglio dei Fondatori non muore mai... e tu hai appena accettato il tuo nuovo ruolo di Capo della Famiglia Busca.»