PARTE 7: L'ombra sulla cattedrale
Il vento freddo dell'alba soffiava forte dal mare, portando con sé la salsedine e lo scroscio costante delle onde che si infrangevano contro il molo della cattedrale. Fissai Gideon negli occhi, rifiutandomi di mostrare la minima traccia di esitazione. Sapevo che ogni secondo guadagnato permetteva a Marco di completare il collegamento wireless con la rete della banca attraverso il dispositivo di trasmissione che avevamo attivato nell'auto.
Gideon lasciò andare una risata secca, che risuonò come il crepitio di rami secchi nel silenzio del piazzale.
"La verità?" disse, facendo un passo lento verso di me, appoggiandosi al suo bastone dall'impugnatura d'argento. "La verità è un lusso per i deboli, Elena. Tuo padre credeva che la giustizia fosse un principio assoluto. Credeva che denunciare i nostri traffici al porto di Bari avrebbe ripulito la città. Non capiva che il potere non si distrugge con un dossier notarile."
L'avvocato De Santis, accanto a lui, si asciugò il sudore dalla fronte nonostante il freddo pungente. "Gideon... sbrighiamoci. La polizia marittima potrebbe passare per i controlli di routine al molo."
"Taci, De Santis!" lo fulminò Gideon con uno sguardo di puro disprezzo. Poi tornò a fissarmi. "Tuo padre Matteo rifiutò una liquidazione di tre milioni di euro. Preferì fare il martire. E tua madre... beh, tua madre ha scelto di seguire il suo destino quella notte sulla statale."
"Sei un mostro," dissi con la voce carica di un odio trattenuto per vent'anni. "Hai ucciso due persone innocenti per il denaro e per il controllo del porto."
"Ho costruito un impero, bambina!" ruggì Gideon, i cui occhi grigi balenarono di una follia lucida. "Un impero che tua nonna ha cercato di minare per vent'anni rimanendo nel suo angolo, fingendo di essere una povera vecchia innocente mentre coordinava le vostre mosse dall'ombra! Ma ora lei è morta, la tua cara zia ti ha venduta per ripagare i suoi debiti, e tu sei qui da sola davanti a me."
"Non sono sola," risposi con calma glaciale.
In quel preciso istante, scattai la torcia tattica ad alta intensità che tenevo nascosta lungo la manica del cappotto, puntandola direttamente negli occhi di Gideon e del suo uomo armato. Il raggio da duemila lumen accecò istantaneamente i due uomini, che si portarono le mani al viso imprecando per il dolore improvviso.
Nello stesso secondo, Marco spalancò la portiera dell'auto ed esegui un tiro di precisione con la sua pistola. Il proiettile colpì la mano dell'uomo armato di Gideon, facendo volare la sua pistola sulle pietre bagnate del piazzale.
"De Santis, corri!" urlò Gideon, cercando di riacquistare la vista mentre agitava il bastone alla cieca.
L'avvocato De Santis, nel panico più totale, mollò la valigetta di pelle e tentò di fuggire verso il portico della cattedrale. Ma zia Carla, azionando improvvisamente la berlina, tagliò la strada all'avvocato, travolgendolo leggermente con il paraurti e facendolo cadere rovinosamente sulle piastrelle di pietra. La valigetta si aprì nell'impatto, disperdendo decine di documenti riservati e il terminale portatile di scansione biometrica della Banca di Trani.
Corsi verso la valigetta caduta, afferrai il terminale di scansione e il disco rigido crittografato mentre Marco raggiungeva il piazzale, tenendo sotto tiro Gideon e il suo uomo ferito.
Gideon si appoggiò al muro della cattedrale, ansimando, mentre la luce dell'alba iniziava a illuminare il suo volto sconfitto e furioso.
"Credete... credete che basti questo?" ringhiò Gideon, sputando per terra. "Quel terminale non funziona senza la sequenza di sblocco in possesso della magistratura di Bari! Avete solo una scatola di plastica inutile!"
"Ti sbagli, Gideon," disse Marco, mostrando il suo telefono su cui lampeggiava una spia verde di connessione dati attiva. "Non stavamo cercando di aprire il caveau della banca per prendere i soldi. Stavamo usando la rete della banca per trasmettere il registro digitale di Matteo direttamente ai server della Procura Generale di Roma e al comando centrale della Guardia di Finanza."
Il volto di Gideon divenne spaventosamente pallido. Tutte le sue protezioni locali, i suoi agganci con la polizia di Bari e le sue spie nella magistratura provinciale erano stati completamente scavalcati in un unico secondo.
"La voce che hai registrato poco fa," aggiunsi io, toccando il microfono nascosto sotto il mio colletto, "in cui confessi l'omicidio dei miei genitori e il ricatto a zia Carla, è appena stata inviata insieme ai documenti di mio padre. Non c'è più nessun segreto da proteggere under il faro di Polignano. È finita."
In lontananza, dal corso principale di Trani, resuonò il suono inconfondibile e lacerante delle sirene della Polizia di Stato e delle pattuglie della Finanza che si avvicinavano a tutta velocità verso la cattedrale.
Gideon guardò il mare, poi guardò me. Per la prima volta vidi nei suoi occhi la consapevolezza della sconfitta totale. Sollevò lentamente il suo bastone d'argento, non per attaccare, ma come un uomo che ha perso ogni dignità.
Ma proprio mentre la prima auto della polizia entrava nel piazzale con i lampeggianti blu che squarciavano la penombra del mattino, il complice di Gideon, riavutosi dal colpo, estrasse una seconda arma di riserva nascosta nella caviglia e puntò il mirino direttamente al mio petto...






