PARTE 12: La rete del giglio
I tre uomini armati si mossero con precisione militare, circondandomi e puntando le bocche da fuoco direttamente al mio torace. I due medici in camice bianco avanzarono con una valigetta di alluminio contenente siringhe di sedativo e apparecchiature per la scansione cutanea ad alta precisione.
"Non opporre resistenza, signorina," disse uno dei medici con tono piatto e professionale. "Il sedativo agirà in pochi secondi. Renditi le cose più facili."
Trattenni il respiro, mantenendo lo sguardo fisso sugli occhi di Vittoria. Non c'era traccia di paura nel mio volto, solo una profonda e calcolata freddezza che mia nonna mi aveva insegnato a coltivare nei momenti di estremo pericolo.
"Pensi davvero che io sia venuta a Buenos Aires da sola e sprovveduta come mio padre vent'anni fa, Vittoria?" chiesi con una calma che fece esitare per un secondo le guardie.
Vittoria accigliò le sopracciglia, stringendo la presa sul bastone d'ebano. "Cosa stai vaneggiando? Sei in trappola. La mia estancia è blindata. Nessuno può entrare o uscire senza il mio ordine."
"I tuoi giudici e i tuoi ministri argenti ti hanno protetta per cinquant'anni," risposi con un sorriso sottile. "Ma non hanno potuto fare nulla contro l'Interpol e la DEA americana che stanno tracciando i tuoi carichi di opere d'arte e narcotraffico da oltre sei mesi."
Nello stesso istante in cui pronunciai quelle parole, un'esplosione sorda e potente scosse le fondamenta del palazzo coloniale. I vetri cattedrale della biblioteca andarono in frantumi, e le luci del lampadario centrale oscillarono violentemente prima che l'intera tenuta venisse inghiottita da un blackout elettrico totale.
I generatori d'emergenza non si azionarono: Marco e l'ispettore Rinaldi avevano appena fatto saltare la centralina di distribuzione principale situata nel seminterrato della villa.
Nel buio pesto della biblioteca si scatenò il caos. Le guardie di Vittoria gridarono ordini in spagnolo, cercando alla cieca le loro torce tattiche.
Sfruttai il momento di totale disorientamento. Invece di tentare di fuggire verso la porta principale sbarrata, mi lanciai a terra, rotolando sotto la grande scrivania di mogano di Vittoria. Afferrai dal mio abito da sera un piccolo estintore portatile a CO2 che avevo notato appeso vicino alla parete del camino prima che le luci si spegnessero.
Attivai la valvola dell'estintore, scaricando una nube densa e gelida di anidride carbonica direttamente sul volto delle guardie più vicine. La sostanza bianca saturò l'aria della stanza, accecando gli assalitori e provocando forti colpi di tosse.
"Maledetta! Uccidetela! Uccidetela subito!" urlò la voce sbraitante di Vittoria nel buio.
I colpi delle mitragliette risuonavano nel vuoto, scheggiando il legno della scrivania e distruggendo le vetrate dei librerie, ma i proiettili vaganti colpivano solo le pareti d'ombra.
In quel momento, la porta della biblioteca venne abbattuta con una carica esplosiva di irruzione. Una squadra di specialisti della Polizia Federale Argentina e agenti dell'Interpol fece ingresso nella stanza con visori notturni e puntatori laser rossi che fendevano la nebbia dell'estintore.
"Polizia Federale! Gettate le armi! A terra! A terra subito!" ruggirono gli agenti di prima linea.
Marco irruppe per primo dietro gli scudi balistici, individuando immediatamente la mia posizione sotto la scrivania grazie al segnale della microspia.
"Elena! Sto arrivando!" urlò Marco, eliminando con due colpi precisi la guardia che tentava di azionare una granata difensiva.
I due medici e le ultime guardie rimaste ammainarono le armi e si gettarono a terra con le mani dietro la testa, sopraffatti dalla potenza e dalla rapidità dell'irruzione delle forze speciali.
Quando la luce delle torce tattiche degli agenti illuminò la stanza, il fumo dell'estintore iniziò a diradarsi.
Vittoria Della Morte era rimasta sola al centro della biblioteca. Il suo abito da sera nero era sporco di calcinacci e polvere da sparo, i capelli d'argento erano completamente arruffati e il suo bastone d'ebano giaceva a terra spezzato in due. Teneva tra le mani una piccola pistola d'epoca con l'impugnatura in madreperla, che gli tremava vistosamente nella mano destra anziana.
"Vittoria Della Morte!" ordinò il comandante della Polizia Federale, puntandole contro un fucile d'assalto. "Metti giù l'arma! La tenuta è completamente circondata! L'asta è stata interrotta e tutti i tuoi complici sono stati tratti in arresto!"
Vittoria ignorò completamente gli ordini della polizia. I suoi occhi grigio-azzurri tempestosi si fissarono esclusivamente su di me mentre uscivo da sotto la scrivania, scortata da Marco.
"Elena..." mormorò Vittoria con una voce rotta dalla rabbia e dalla follia incontenibile. "Tu non puoi vincere... il Giglio di Ferro non si piega di fronte alla giustizia dei deboli!"
L'anziana donna alzò la sua pistola in madreperla, puntandola non contro gli agenti della polizia, ma direttamente contro la mia fronte...






