PARTE 3: L'ombra del passato
Il battito del mio cuore era così violento che temevo potesse tradire la mia posizione nell'oscurità della grotta. Incastrata nello stretto interspazio tra l'armadio di legno tarlato e la parete di roccia umida, mi imposi di non muovere neppure un muscolo. Il freddo della pietra penetrava attraverso i vestiti, ma la paura mi bruciava dentro come un fuoco gelido.
La luce della torcia dell'intruso spazzò la stanza con movimento lento e metodico, creando ombre deformi sulle pareti. Il suono del bastone da passeggio che batteva sulle piastrelle di cotto si arrestò proprio al centro della stanza, vicino al tavolo dove giaceva la cartellina di cuoio.
"È inutile nascondersi, bambina," riprese la voce rauca. Era la voce di un uomo anziano, ma che conservava un'inflessione ferma, abituata a dare ordini senza essere contraddetta. "La porta di ferro in cima era spalancata. So che sei qui sotto. Tua nonna era una donna intelligente, ma ha commesso il grave errore di credere che un segreto possa rimanere sepolto per sempre in un buco di roccia."
Dalla mia posizione, sbirciando attraverso una fessura del legno dell'armadio, riuscii a scorgere il profilo dell'uomo. Era alto, magro, vestito con un cappotto sartoriale di lana scura e un cappello rigido che gli dondolava leggermente sulla testa. Impugnava un bastone con l'impugnatura d'argento a forma di testa d'aquila. Quando si voltò leggermente verso la luce, il mio respiro si fermò: riconobbi immediatamente i lineamenti affilati e lo sguardo freddo che avevo visto poche ore prima nella fotografia ingiallita lasciata da mia nonna.
Gideon.
Era lui. L'uomo che vent'anni prima aveva distrutto la mia vita e che, soltanto due mesi fa, era seduto in prima fila alla basilica di San Nicola per festeggiare la morte di nonna Elena.
"Carla mi ha avvisato non appena ha notato che eri sparita da Bari," disse Gideon con una risata breve e priva di ilarità che risuonò tetra nella cavità della scogliera. "Povera Carla... così sciocca, così avida. Crede che l'eredità dei Moretti consista nelle quattro mura di una villa di campagna e in un conto in banca quasi prosciugato. Non ha mai capito nulla del vero valore di ciò che tuo padre e tua nonna avevano accumulato."
Gideon fece un passo verso il tavolo e posò la sua torcia potente in modo che illuminasse la cartellina di cuoio. Con le dita calzate in guanti di capretto nero, sfiorò il nastro di seta.
"Tuo padre, Matteo, era un uomo d'onore," proseguì Gideon, parlando quasi come se stesse rievocando un vecchio amico, ma con una strisciante sfumatura di disprezzo. "Ma era troppo rigido. Pensava di poter cambiare le regole del commercio nel porto di Bari. Credeva che i documenti contenuti in questa cartellina potessero distruggere il mio impero commerciale. Gli avevo dato la possibilità di tirarsi indietro, di accettare la mia quota e di vivere una vita tranquilla con tua madre e con te. Ma lui rifiutò."
Serrati i denti fino a farmi dolere la mascella. Le sue parole confermavano la terribile verità rivelata dalla nonna: l'incidente stradale non era stato una fatalità. Era stato un omicidio premeditato. Quel mostro aveva fatto uccidere i miei genitori quando avevo solo quattro anni.
"Quella notte sulla statale per Brindisi," continuò Gideon, la cui ombra proiettata sulla parete rocciosa sembrava quella di un demone mastodontico, "il camion che tagliò la strada alla vettura di tuo padre non ebbe alcun guasto ai freni. Fu un lavoro pulito. L'unico inconveniente fu la tua sopravvivenza. Quando i miei uomini controllarono i rottami, scoprirono che tua madre ti aveva protetta con il suo stesso corpo. E tua nonna... ah, Elena senior è stata un avversario formidabile. Mi minacciò di consegnare questi documenti alla magistratura se ti avessi toccata. Facemmo un patto: tu saresti vissuta nell'ignoranza, e lei avrebbe taciuto."
Gideon si fermò, e il silenzio nella stanza divenne quasi insostenibile, interrotto solo dal fragore del mare che ruggiva oltre le pareti di pietra.
"Ma i patti muoiono con le persone che li hanno stipulati," disse Gideon, abbassando la voce in un sussurro pericoloso. "Tua nonna sapeva che dopo la sua morte avrei cercato te per chiudere definitivamente i conti. Ecco perché ti ha ordinato di non venire al funerale. Voleva guadagnare tempo. Ma la caccia finisce stasera, Elena."
Gideon estratse dalla tasca interna del cappotto una piccola pistola nera con silenziatore. Il metallo dell'arma luccicò freddamente sotto la luce della torcia.
Il panico minacciò di travolgermi, ma in quel momento critico il mio istinto di sopravvivenza prese il sopravvento. Alla mia destra, appoggiato alla parete rocciosa, c'era un vecchio candelabro in ferro battuto, arrugginito e pesante. Far scivolare la mano verso l'oggetto senza fare rumore fu un'operazione millimetrica.
Gideon iniziò a camminare verso la zona degli armadi, usando il bastone per saggiare le ombre. "Vieni fuori, bambina. Rendi le cose semplici. Ti prometto che sarà veloce, molto più veloce di quanto lo sia stato per i tuoi genitori."
Quando la punta del suo bastone toccò lo spigolo dell'armadio dietro cui ero nascosta, presi un profondo respiro. Con tutta la forza che avevo in corpo, afferrai il candelabro di ferro e lo scagliai non contro di lui, ma contro la potente torcia posizionata sul tavolo.
L'impatto fu preciso. La torcia volò via, schiantandosi contro la parete opposta e spegnendosi all'istante. La stanza sotterranea fu inghiottita da un'oscurità totale e impenetrabile.
"Maledetta!" ruggì Gideon nel buio.
Sentii il suono metallico di un colpo a vuoto sparato dal silenziatore – pfft – seguito dallo scheggiarsi della roccia sopra la mia testa. Senza esitare un secondo, sfruttai la mia perfetta conoscenza della posizione del tavolo per scattare in avanti nel buio. Afferrai alla cieca la cartellina di cuoio dal tavolo, stringendola al petto, e corsi a memoria verso l'imbocco della scalinata a chiocciola.
"Non uscirai viva da questo faro!" urlò la voce di Gideon dietro di me, accompagnata dal rumore dei suoi passi frenetici che tentavano di inseguirmi nell'oscurità.
Salii i gradini di pietra a due a due, spinta dall'adrenalina pura, mentre il vento della tempesta esterna ricominciava a soffiare forte dall'apertura in cima. Ma proprio mentre stavo per raggiungere l'ultimo gradino e la salvezza della superficie, una sagoma scura emerse dalla nebbia esterna, sbarrandomi completamente la strada verso l'uscita.






