PARTE 12: LA TELA DELLA RAGNO
Il giorno successivo sorse sotto un cielo grigio e plumbeo, privo di luce. La pioggia si era finalmente fermata, lasciando dietro di sé una periferia fradicia, muta e spettrale. Il mio giardino assomigliava a un campo di battaglia: fosse scavate, alberi spezzati, nastro bianco e rosso della Procura che delimitava l'intera area compresa tra la mia casa e quella dei vicini.
Mi trovavo nel comando provinciale dei Carabinieri in città, seduto nell'ufficio del Capitano Rauzi. Davanti a me c'era una tazza di caffè ormai fredda e una cartellina trasparente contenente i reperti salvati dall'incendio del capanno prima che il fuoco distruggesse tutto.
Rauzi entrò nella stanza con un'espressione stanca, posando sulla scrivania un fascicolo appena inviato dall'archivio notarile regionale.
— Le analisi dattiloscopiche hanno confermato che l'uomo morto nel capanno era davvero Valerio Nardi, — esordì il Capitano, sedendosi di fronte a me. — Ma la vera sorpresa è arrivata dagli archivi storici. Abbiamo incrociato le ultime parole di Nardi con i vecchi certificati di morte del comune.
— Cosa avete scoperto? — chiesi, sporgendomi in avanti.
— Venticinque anni fa, la prima moglie di Nardi, una ricca ereditiera locale di nome Adelaide Rossi, morì per un improvviso e presunto attacco cardiaco, — spiegò Rauzi con voce grave. — All'epoca non fu eseguita alcuna autopsia poiché la donna soffriva di disturbi circolatori. Tutto il suo patrimonio, compresa la villa, i terreni circostanti e diverse proprietà commerciali in città, fu ereditato da Valerio Nardi. Ma c'era una clausola nel testamento originale di Adelaide.
Rauzi sfogliò il fascicolo, mostrando un documento ingiallito con un timbro a secco.
— La clausola stipulava che, in caso di morte di Adelaide senza eredi diretti, la proprietà del terreno non sarebbe andata al marito Nardi, ma sarebbe stata divisa tra i parenti di sangue più prossimi. E sapete chi era la cugina di primo grado di Adelaide Rossi?
Feci un respiro profondo, sentendo un senso di nausea crescermi nello stomaco. — Elena.
— Esattamente, — confermò Rauzi. — Elena era la cugina di Adelaide. Se la verità sulla morte di Adelaide fosse venuta fuori, o se il testamento non fosse stato alterato con la complicità di Nardi, Elena avrebbe ereditato l'intero patrimonio venticinque anni fa. Invece, Elena e Nardi strinsero un patto scellerato: falsificarono i documenti dell'eredità e usarono la bambina, Laura, nata da una relazione segreta tra Nardi ed Elena, come merce di scambio e strumento di ricatto reciproco.
— Mio Dio... — mormorai, portandomi le mani al volto. — Quindi Giovanni era completamente all'oscuro di tutto?
— Giovanni era solo una pedina, un uomo debole e manipolato, — disse Rauzi. — Credeva davvero che Laura fosse sua figlia legitima, nata dal suo matrimonio con Elena. Non sapeva che la bambina era in realtà figlia di Nardi. Elena ha usato la malattia della figlia e la disperazione di Giovanni per costringerlo a vivere in quella casa, isolato dal mondo, trasformandolo nel custode inconsapevole di un cimitero clandestino.
Tutto diventava chiaro con una chiarezza terrificante. L'ossessione di Elena per la striscia di terreno non era solo legate all'usucapione o al valore immobiliare. Sotto quel pezzo di terra spostato di un metro non c'era solo l'accesso alla cavità segreta di Laura. C'erano anche i resti di Adelaide Rossi, la prima moglie di Nardi, sotterrata clandestinamente venticinque anni fa per impedire che un'autopsia rivelasse il veleno somministratole.
— Gli uomini della Scientifica stanno scavando proprio in questi minuti lungo la vecchia linea di confine originale, — concluse Rauzi. — Se troveranno quello che crediamo... Elena non uscirà mai più dal carcere.
Il mio telefono cellulare cominciò a vibrare sulla scrivania. Era una chiamata da un numero sconosciuto. Risposi con mano tremante.
— Marco... — la voce di Giovanni dall'altra parte del filo era debole, quasi irriconoscibile. — Sono a casa mia. Elena è stata rilasciata temporaneamente su cauzione per via di un vizio di forma nel mandato d'arresto. È tornata qui... Ha una pistola, Marco. Vuole bruciare la tua casa prima che arrivi la Scientifica!






