IL CONTRATTO DEI RICORDI RUBATI
News Story

IL CONTRATTO DEI RICORDI RUBATI

3 visualizzazioni

PARTE 10: RIVELAZIONI DALL'OMBRA

Tre ore dopo, la mia casa e il cortile circostante si erano trasformati in una scena del crimine isolata da nastri bianchi e rossi. Lampi blu dei lampeggianti delle pattuglie dei Carabinieri e del camion della Polizia Scientifica illuminavano a intermittenza la facciata di mattoni e i rami spogli degli ulivi.

Elena era stata fatta salire a bordo di una gazzella dei Carabinieri, accompagnata da un funzionario di polizia dopo aver rifiutato di rendere dichiarazioni. Giovanni era seduto all'interno dell'ambulanza, assistito dai sanitari, ma si era rifiutato di essere trasportato in ospedale finché i resti di sua figlia non fossero stati rimossi con il dovuto rispetto dal personale della Scientifica.

Io mi trovavo in salotto insieme al Capitano dei Carabinieri, un uomo sulla cinquantina di nome Saverio Rauzi, dal volto segnato e lo sguardo estremamente acuto. Sul tavolo di quercia giacevano il taccuino di Valerio Nardi, le mappe catastali del geometra Bianchi e il registro clinico in tela cerata.

— Lei ha fatto un lavoro notevole, signor Marco, — disse il Capitano Rauzi, facendo scorrere un dito sulle pagine scritte da Nardi. — Ma ha rischiato enormemente scendendo in quel cantiere abusivo senza attendere le forze dell'ordine.

— Se non fossi sceso, Capitano, — risposi servendogli una tazza di caffè caldo, — a quest'ora quella cavità sarebbe stata riempita di cemento fluido e questa storia non sarebbe mai venuta a galla.

Rauzi sorseggiò il caffè, poi guardò fuori dalla finestra verso il giardino. — C'è un dettaglio che non mi torna, Marco. Dalle prime verifiche effettuate nella banche dati della Procura, risulta che il professor Valerio Nardi non è morto in una casa di cura tre anni fa come credeva il vicinato.

Trattenni la tazza a mezz'aria. — Come ha detto?

— Valerio Nardi è risultato svanito nel nulla otto anni fa, — spiegò il Capitano con voce calma ma pesante. — La pratica per la vendita di questa casa tre anni fa è stata gestita da un procuratore legale nominato da una società fiduciaria con sede all'estero. Nardi non ha mai firmato l'atto di vendita di sua pugno. È stato dichiarato legalmente scomparso.

Un brivido freddo mi percorse la colonna vertebrale. Il diario di Nardi che avevo trovato nella scatola di metallo terminava nel 2016. Giovanni ed Elena credevano che l'uomo fosse stato trasferito in una struttura per anziani dall'agenzia immobiliare, ma la realtà era ben diversa.

— Quindi... — balbettai, con le idee che si sovrapponevano vorticosamente. — L'uomo che ho visto stasera vicino alla siepe... l'uomo alto e magro che mi ha indicato la scatola sepolta nel terreno...

— Non possiamo escludere nulla, — disse Rauzi, alzandosi dalla sedia. — Ma gli uomini della Scientifica hanno appena trovato un secondo passaggio nella cavità sotterranea. Un tunnel di ventilazione che non porta verso la casa di Giovanni, ma verso il vecchio capanno degli attrezzi abbandonato ai margini del bosco dietro la sua proprietà. Qualcuno ha usato quel passaggio di recente. E quel qualcuno ci viveva.

Mi alzai a mia volta, sentendo il sangue pulsarmi nelle tempie. Valerio Nardi non se n'era mai andato. Aveva passato gli ultimi anni a vivere come uno spettro nell'ombra della sua vecchia casa, osservando i movimenti di Giovanni ed Elena, proteggendo a sua volta il luogo del suo delitto o attendendo il momento giusto per completare la sua vendetta.

In quel momento, un carabiniere entrò di corsa in salotto, senza nemmeno bussare alla porta.

— Capitano! — esclamò l'agente con il fiato corto. — Deve venire subito nel bosco sul retro! Abbiamo trovato un incendio nel capanno abbandonato! E c'è un uomo bloccato all'interno!