Il Viaggio Segreto a Padova
News Story

Il Viaggio Segreto a Padova

0 visualizzazioni

parte8: L'Arrivo della Legge

Il suono acuto e penetrante delle sirene della polizia si fece via via più vicino, squarciando il silenzio della notte autunnale e riecheggiando tra i viali alberati della periferia padovana. I lampeggianti blu e rossi tagliarono l'oscurità, proiettando riflessi psichedelici sulle pareti umide della modesta palazzina in cui Chiara e Beatrice avevano stabilito il loro quartier generale.

Paolo si bloccò di colpo, voltandosi di scatto verso la strada. Il colore gli era completamente defluito dal volto, lasciandola cerea e segnata da una disperazione improvvisa. — «Avete... avete chiamato la polizia?» balbettò il chirurgo, perdendo quella patina di superiorità arrogante che aveva ostentato per tutta la vita. La sua voce tradiva un panico cieco, lo stesso terrore viscerale che provavano i suoi pazienti prima di entrare in una sala operatoria senza alcuna garanzia di sopravvivenza. — «Non abbiamo chiamato la polizia, Paolo» — rispose Chiara con una calma glaciale, tenendo le braccia conserte e osservandolo dall'alto in basso — «ho semplicemente inoltrato il fascicolo completo delle tue attività finanziarie irregolari e dei tuoi abusi di potere alla Procura della Repubblica.

Gli agenti sono qui per eseguire un mandato di perquisizione e sequestro preventivo dei tuoi beni personali e professionali.» Prima che l'uomo potesse formulare una risposta o tentare una fuga disperata verso la sua automobile, due volanti della polizia svoltarono bruscamente nel vialetto ghiaioso, frenando con stridore di gomme proprio davanti all'ingresso.

Gli sportelli si aprirono all'istante e quattro agenti in divisa scesero rapidamente, muovendosi con la precisione metodica di chi sa esattamente quale preda debba catturare. — «Dottor Paolo Moretti?» chiese un ispettore alto e severo, avanzando a passo deciso sotto la pioggia battente e mostrando il tesserino di riconoscimento. Il medico cercò istintivamente di fare un passo indietro, ma la via di fuga era ormai sbarrata.

Tentò di ricomporsi, sollevando il mento con un residuo di orgoglio professionale. — «Sì, sono io... ma si tratta di un evidente malinteso. Io sono un medico stimato, un chirurgo di fama...» — «Non c'è alcun malinteso, dottore» — lo interruppe l'ispettore con voce ferma, estraendo un documento ufficiale — «abbiamo un mandato di fermo per accertamenti fiscali straordinari, frode aggravata e ripetuti abusi d'ufficio legati alla gestione illecita di fondi sanitari e patrimoniali.

È pregato di seguirci in commissariato senza opporre resistenza.» Mentre le manette metalliche cingevano i polsi di quell'uomo che per vent'anni era stato il padrone incontrastato della vita di Chiara, la donna lo osservò senza alcuna traccia di rivalsa o gioia malsana, provando soltanto una profonda, liberatoria leggerezza. Paolo lanciò un ultimo sguardo carico di odio e incredulità verso la moglie, prima di essere spinto con decisione verso il sedile posteriore della volante della polizia. Ma la notte non era ancora finita, e il vero colpo di scena doveva ancora compiersi.