Il Viaggio Segreto a Padova
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Il Viaggio Segreto a Padova

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parte2: L'Ospite Inattesa sulla Soglia

La luce tremolante della lanterna del portico illuminava i tratti spigolosi ma profondamente provati del volto della giovane donna. Aveva i capelli biondi legati in una coda disordinata, un cappotto troppo leggero per la brezza settembrina e le nocche delle mani arrossate per il freddo e per la tensione. Rimase immobile sulla soglia per qualche secondo, incapace di pronunciare parola, come se la lucida affermazione di Chiara avesse dissolto quel briciolo di speranza o di illusione che l'aveva spinta fino a lì. — «Io... io cercavo il dottor Paolo.

Mi ha detto che questa era la sua residenza estiva, che avremmo dovuto passare qui il fine settimana...» balbettò la ragazza, la voce rotta da un pianto trattenuto a fatica. Il suo nome era Beatrice, una specializzanda in chirurgia cardiovascolare all'ospedale civile, giovane, brillante e tragicamente ingenua, caduta nella fitta rete di lusinghe e false promesse tessuta dal luminare.

Chiara la guardò con un misto di profonda compassione e gelida lucidità. Fece un passo indietro, allargando la mano per invitarla a entrare nell’atrio spoglio. — «Entra, Beatrice. Non temere, qui non troverai tuo malgrado nessun Paolo ad accoglierti con le sue solite favole. Lui è partito per un fantomatico convegno medico nel Sud Italia, o almeno questo è ciò che ama raccontare a chiunque desideri ascoltarlo.» Beatrice varcò la soglia esitando, le valigie che tintinnavano cupamente a ogni passo sul pavimento in cotto.

Quando notò il vuoto assoluto della stanza — nessuna traccia di quadri alle pareti, nessun mobile se non una vecchia sedia di legno e una tazza di ceramica appoggiata sul pavimento —, i suoi grandi occhi chiari si spalancarono per lo stupore. — «Ma... dove sono i mobili? Perché la casa è così... deserta?» — «Perché i muri di questa casa non appartengono più all'uomo che credi di conoscere» — rispose Chiara con una calma disarmante, posando le mani sulle tasche del cardigan — «e le menzogne che ti ha rifilato sono persino peggiori di quanto tu possa immaginare.

Siediti, ti prego. C'è molto di cui dobbiamo parlare, e ti assicuro che la verità farà molto più male di quanto tu non stia già soffrendo.» Mentre Beatrice si abbandonava sulla sedia tremante, stringendo tra le dita il freddo metallo dell’anello che Paolo le aveva regalato solo una settimana prima con la promessa di un futuro insieme, Chiara estrasse dalla tasca interna una chiavetta USB nera, lucida e silenziosa.

Era la chiave d'accesso a un archivio digitale che custodiva vent'anni di bonifici occulti, chat segrete, registrazioni audio trafugate dallo studio privato del medico e ricevute di alberghi di lusso sparse in tutto il nord Italia. — «Vedi, Beatrice» — sussurrò Chiara avvicinandosi alla finestra buia che dava sul giardino — «tu credi di essere l'unica giovane donna speciale nella sua vita.

Ma la verità è che Paolo ha una collezione meticolosa di illusioni. E la tua valigia non è che il primo tassello di un domino che sta per crollargli addosso.» All’improvviso, il telefono cellulare di Beatrice, appoggiato sul tavolo di legno grezzo, prese a vibrare violentemente. Sul display nero spuntò il nome luminoso: Amor Mio <3 . Era Paolo che chiamava in anticipo sulla tabella di marcia, forse ignaro che la sua rete di menzogne stava implodendo proprio nel luogo in cui pensava di aver nascosto ogni traccia del suo passato.

Chiara si voltò lentamente, un sorriso tagliente come una lama dipinto sul volto, e indicò lo schermo con un cenno del mento. — «Rispondi, Beatrice. Digli che siamo pronte a fargli una sorpresa che non dimenticherà mai.»