Il Viaggio Segreto a Padova
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Il Viaggio Segreto a Padova

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parte12: Il Tentativo di Copertura e la Contromossa

Mentre il sole pomeridiano cominciava a calare dietro i tetti storici di Padova, tingendo il cielo di sfumature color ambra e porpora, l'atmosfera all'interno della clinica universitaria era tutt'altro che serena. Nel lussuoso ufficio del direttore sanitario, situato all'ultimo piano dell'edificio principale, il professor Aldo Rinaldi camminava nervosamente avanti e indietro sul tappeto persiano, stringendo tra le dita un sigaro spento.

La notizia dell'arresto del dottor Moretti e del sequestro dei documenti contabili si era diffusa tra i corridoi del reparto come un incendio in una foresta secca. Rinaldi sapeva benissimo che, se Paolo avesse deciso di collaborare con la magistratura per ottenere uno sconto di pena, il suo nome sarebbe stato il primo a comparire in cima alla lista dei complici del sistema di concorsi truccati e fondi neri. — «Maledetto idiota» — ringhiò Rinaldi tra i denti, fermandosi di colpo davanti alla finestra per guardare il cortile sottostante — «ti sei fatto fregare da tua moglie come l'ultimo degli sprovveduti, e ora pretendi di trascinare giù anche me insieme a tutto il consiglio direttivo.» Afferrò il telefono da scrivania e compose un numero cifrato, una linea protetta utilizzata solo per le emergenze più critiche.

Il tono di chiamata squillò a vuoto per lunghi secondi, finché una voce roca e fredda rispose dall'altro capo del filo. — «Pronto? Chi è?» — «Sono Rinaldi. La situazione è precipitata più del previsto» — disse il direttore sanitario con un filo di voce teso e autoritario — «Moretti è in mano alla procura e sta valutando di parlare. Dobbiamo ripulire l'archivio cartaceo del terzo piano prima che la magistratura emetta un nuovo mandato di perquisizione per la clinica.

Hai capito cosa devi fare?» — «Ricevuto, professore» — rispose la voce dall'altra parte — «ci penso io prima che faccia buio.» Ma ciò che il professor Rinaldi ignorava completamente era che quella chiamata non era rimasta isolata. Grazie all'ordine di intercettazione preventiva ottenuto poche ore prima dall'avvocato Bernardi su istanza di Chiara, la conversazione tra il direttore e il suo misterioso complice era stata registrata integralmente e trasmessa in tempo reale alla squadra mobile della polizia.

Mentre nel buio dei sotterranei della clinica un uomo mascherato cercava di introdursi nell'archivio riservato per distruggere i registri compromettenti, le volanti della polizia erano già in moto, pronte a cogliere in flagranza di reato chiunque avesse tentato di manomettere le prove.