Il Viaggio Segreto a Padova
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Il Viaggio Segreto a Padova

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parte10: L'Alleanza inaspettata

I raggi del sole autunnale filtravano attraverso le grandi vetrate del bar situato di fronte al commissariato, dipingendo chiazze di luce dorata sui tavolini in marmo bianco. Chiara e Beatrice sedevano vicine, stringendo tra le mani due tazze di caffè fumante. Il silenzio che le aveva accompagnate per gran parte della mattinata fu finalmente spezzato dalla giovane specializzanda, il cui volto, sebbene segnato dalla stanchezza della notte in bianco, mostrava un'espressione di inedita serenità. — «Non avrei mai pensato di poter provare una simile sensazione di libertà, Chiara» — sussurrò Beatrice, abbassando lo sguardo sulla tazza — «per mesi ho vissuto nella convinzione di essere l'unica responsabile di questa situazione, intrappolata tra i sensi di colpa e le false promesse di un uomo che non ha mai amato nessuno all'infuori di se stesso.» Chiara le rivolse un sorriso dolce, posando la propria mano sopra quella della ragazza con un gesto protettivo e complice. — «Non colpevolizzarti, Beatrice.

Uomini come Paolo sono maestri nell'arte della manipolazione; sanno esattamente quali corde toccare, quali insicurezze sfruttare per rendere le loro vittime dipendenti da ogni loro singola parola. Io stessa ci sono cascata per vent'anni, credendo che la mia sottomissione fosse il prezzo da pagare per preservare una parvenza di famiglia.» — «Eppure lei è riuscita a ribaltare la situazione in un batter d'occhio» — replicò Beatrice con un misto di ammirazione e stupore — «quando ha fatto firmare il trasferimento della villa e dei beni prima che lui se ne accorgesse... è stata una mossa degna di un grande stratega.» — «Non si tratta di strategia, Beatrice, ma di sopravvivenza» — rispose Chiara, voltandosi a guardare la facciata austera del commissariato — «quando capisci che l'altra persona non ha alcuna intenzione di rispettarti, smetti di cercare il dialogo e inizi a proteggere ciò che ti rimane: la tua dignità e la tua indipendenza.

E ti dirò di più: la nostra storia non finisce qui. Ho motivo di credere che Paolo non fosse l'unico a gestire quel giro di affari illeciti all'interno della clinica.» In quel preciso istante, la porta a vetri del commissariato si aprì con un rintocco metallico, e un uomo elegante, con un completo grigio scuro e una ventiquattrore in mano, uscì rapidamente dirigendosi dritto verso il loro tavolino.

Era l'avvocato Bernardi, il legale di fiducia a cui Chiara si era affidata fin dal primo giorno per preparare la mossa decisiva. — «Signora Moretti, signorina» — esordì l'avvocato con un sorriso compiaciuto, estraendo una cartellina di cuoio — «ho appena parlato con il giudice per le indagini preliminari. Le notizie sono eccellenti per noi, ma assolutamente disastrose per il dottor Moretti. E c'è un dettaglio che non immaginereste mai.»