Il Viaggio Segreto a Padova
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Il Viaggio Segreto a Padova

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parte14: La Nuova Alba di Chiara

I pini secolari della storica villa di famiglia stormivano dolcemente sotto la brezza leggera di un nuovo mattino di sole. L'autunno aveva ormai tinto le chiome degli alberi di sfumature dorate e rossastre, ma nell'aria non c'era più quell'oppressione soffocante che per vent'anni aveva caratterizzato le giornate di Chiara in quella dimora. Ora la casa apparteneva interamente a lei, non più come una prigione dorata in cui attendere silenziosa il ritorno di un marito infedele, ma come il simbolo tangibile di una rinascita conquistata con la forza della mente e la lucidità della determinazione.

Nel soggiorno, ora spazioso e arredato con sobria eleganza secondo il suo gusto personale, Chiara era seduta sulla sua amata poltrona in pelle, che era stata riportata lì dopo il breve esilio nella casa in affitto. Tra le mani stringeva una tazza di camomilla fumante, mentre sul tavolino di legno chiaro erano appoggiati i giornali locali del mattino, le cui prime pagine titolavano a caratteri cubitali: “Terremoto nella sanità veneta: arrestati il luminare Moretti e il direttore Rinaldi. Svelata la rete dei concorsi truccati” .

Il campanello alla porta suonò con un rintocco argentino. Chiara posò la tazza, si alzò con movimenti calmi e misurati e si diresse verso l'ingresso. Aprì la porta e sul portico trovò Beatrice, con un sorriso radioso stampato sul volto e una valigia leggera poggiata ai suoi piedi, pronta a iniziare il suo nuovo tirocinio in un ospedale fuori regione, lontana dalle ombre del passato. — «Parti davvero per Roma, allora?» chiese Chiara, guardandola con un affetto sincero, quasi materno. — «Sì, Chiara» — rispose la giovane con gli occhi che brillavano di entusiasmo — «ho ottenuto il trasferimento per completare la specializzazione in un grande ospedale universitario.

E volevo passare a salutarti prima di salire sul treno, per dirti grazie... per tutto quello che hai fatto.» — «Non devi ringraziare me, Beatrice» — replicò Chiara sorridendo dolcemente e abbracciandola forte sulla soglia — «ci siamo salvate a vicenda. E ricorda: d'ora in poi, nessuna donna dovrà più permettere a nessuno di spegnere la propria voce.» Mentre Beatrice si allontanava lungo il vialetto ghiaioso salutando con la mano, Chiara rimase sulla porta a osservarla finché la sua figura non si fu persa tra il verde dei pini. Poi si voltò, rientrò nella sua casa, chiuse la porta alle spalle e fece un profondo respiro di pura, incondizionata libertà. Il viaggio era finalmente compiuto.