parte6: Il Confronto Sotto la Pioggia
La figura imponente di Paolo si stagliò sulla soglia, bagnata fradicia dalla pioggia battente, con i capelli scuri appiccicati alla fronte e gli occhi iniettati di sangue per la rabbia e la stanchezza della guida notturna. Il suo costoso cappotto firmato era zuppo, ma l'espressione sul suo volto non tradiva alcun disagio fisico; era una maschera di pura furia omicida e disperazione repressa. — «Sei impazzita definitivamente, Chiara!» urlò l'uomo, facendosi avanti con fare minaccioso e cercando di varcare la soglia senza permesso.
Ma Chiara non si mosse di un millimetro, bloccandogli il passaggio con il corpo eretto e lo sguardo fermo. — «Non ti azzardare a mettere piede qui dentro con quel tono e con quella arroganza, Paolo» — disse la donna con voce ferma e cristallina, che sovrastò persino il rumore del temporale — «questa casa non è il tuo studio ospedaliero, e qui tu non conti assolutamente nulla.
Anzi, a giudicare dalle tue condizioni, direi che il grande luminare della chirurgia sta perdendo completamente il controllo.» Paolo si fermò di colpo, barcollando leggermente per la stanchezza. Guardò la moglie con un misto di odio e incredulità, cercando disperatamente di riacquistare quel tono paternalistico e autoritario che aveva usato per decenni per ridurla al silenzio. — «Chiara, ascoltami bene... stiamo rovinando trent'anni di matrimonio per uno stupido capriccio» — mormorò l'uomo, cambiando improvvisamente registro e cercando di addolcire la voce, allungando una mano tremante per toccarle il braccio — «io ho avuto le mie debolezze, lo ammetto... ma tu non puoi distruggere la nostra famiglia così.
Possiamo parlarne, possiamo trovare un accordo... i conti correnti, la villa... tutto si può sistemare tra di noi, senza l'intervento di avvocati o tribunali.» Dall'interno della stanza, Beatrice osservava la scena con il fiato sospeso, vedendo per la prima volta il famigerato chirurgo ridotto a implorare pietà da quella stessa donna che aveva calpestato e umiliato per anni.
Chiara guardò la mano tesa del marito con un sorriso di profonda repulsione. Fece un passo indietro, sottraendosi al suo contatto come se fosse stato un insetto velenoso. — «Un accordo? Parlarne tra di noi?» — esclamò Chiara con una punta di sarcasmo nella voce — «E quando mai tu hai voluto parlare con me, Paolo? Quando passavi le tue notti nei reparti d'ospedale inventando turni inesistenti?
O forse quando spendevi i risparmi di una vita per riempire di regali le tue innumerevoli amanti, riducendomi a fare la figura della reclusa ignorante nella mia stessa casa?» Il volto del medico si contrasse in una smorfia feroce. La maschera della supplica cadde all'istante, rivelando la natura violenta e manipolatrice che si celava dietro la sua facciata rispettabile. — «Brutta ingrata!» gridò Paolo, perdendo ogni freno inibitore e sollevando una mano con l'intento evidente di colpirla al volto.
Ma prima che il colpo potesse partire, una figura slanciata sbucò dall'ombra del corridoio interno, afferrando con decisione il polso del chirurgo e bloccandolo a mezz'aria, mentre una luce fredda e metallica illuminava l'ambiente circostante.






