PARTE 6
Il silenzio che calò sulla grande hall fu così pesante che sembrava quasi di poterlo toccare. I figli di Arthur rimasero pietrificati a metà della scala, con le espressioni alterate dalla rabbia che si trasformavano lentamente in un misto di stupore e timore reverenziale. Nonostante le condizioni fisiche evidenti di un uomo giunto ormai al capolinea della propria esistenza, la figura del patriarca conservava un carisma magnetico e tirannico capace di annientare chiunque osasse sfidarlo in casa sua.
Arthur fece un passo avanti, appoggiandosi pesantemente al braccio di Thomas, mentre il suo bastone batteva ritmicamente sul pavimento lucido. Ogni respiro sembrava costargli una fatica immane, ma la sua determinazione era palpabile nell'aria carica di tensione.
«Vedo che vi siete già presentati alla nuova padrona di casa», disse Arthur con voce roca, fermandosi sul pianerottolo superiore e fissando i suoi figli dall'alto con uno sguardo di profondo disgusto. «Non mi sorprende. Siete sempre stati puntuali quando si trattava di fare baccano per i miei beni, ma incredibilmente assenti quando si trattava di occuparvi di vostro padre.»
«Padre, questa... questa donna ti ha stregato!» esclamò Victoria, riacquistando improvvisamente la voce e correndo su per i gradini per andargli incontro, con le mani protese in un gesto teatrale di supplica. «Non capisci cosa sta facendo? Ti sta isolando! Vuole metterci l'uno contro l'altro per portarci via tutto ciò che ci spetta di diritto! Siamo noi la tua famiglia!»
Arthur sollevò una mano nodosa, bloccandola a pochi centimetri da sé con un cenno secco. Il suo volto si indurì ulteriormente, trasformandosi in una maschera di pietra.
«La mia famiglia?» ripeté Arthur, e il suo tono assunse una sfumatura di amaro sarcasmo. «Voi due non siete mai stati una famiglia, Victoria. Siete stati soltanto i custodi di un conto in banca che avete considerato vostro fin dal giorno in cui siete nati. Avete dilapidato patrimoni in beni superflui, avete calpestato la dignità dei collaboratori di questa azienda e non avete mai speso un singolo minuto per sincerarvi se fossi ancora vivo o morto, a meno che non si trattasse di firmare un contratto o aggiornare un testamento.»
Marcus fece un passo avanti, digrignando i denti. «E allora l'avresti fatto per dispetto? Ti sei sposato con una perfetta sconosciuta solo per fare un dispetto a noi? Un matrimonio finto, combinato, illegale!»
«Il matrimonio non ha nulla di finto, Marcus», rispose Arthur con una calma glaciale che fece barcollare le certezze del figlio. «È stato celebrato alla luce del sole, registrato da notai autorevoli e firmato da me in piena facoltà mentale, come dimostrano i certificati medici allegati che i miei legali hanno depositato stamattina all'alba. Clara è mia moglie a tutti gli effetti di legge. E secondo le ultime disposizioni testamentarie che ho firmato ieri sera, sarà lei a detenere il controllo della holding fino al compimento della maggiore età del piccolo Caleb.»
Un grido strozzato uscì dalla gola di Victoria. «Un bambino! Hai intestato il controllo dell'impero Pendelton al figlio di una domestica?! Sei impazzito! Ti faremo interdire! Faremo causa a questa opportunista e la butteremo in mezzo a una strada prima che tu riesca a chiudere gli occhi per sempre!»
«Provaci», sussurrò Arthur, facendo un passo in avanti e guardando la figlia dritta negli occhi con una freddezza spietata. «I miei avvocati hanno preparato clausole di blindatura così rigide che basterebbe un solo passo falso da parte vostra per farvi perdere ogni singolo centesimo di trust. Clara rimarrà qui. E voi farete meglio a portare rispetto alla padrona di questa casa, oppure vi caccerò fuori dai cancelli con i vestiti che indossate addosso, esattamente come ho fatto con i vostri beni di lusso.»






