PARTE 13
Presi la penna che il notaio mi porgeva con mano tremante. La punta sfiorò la carta intestata, mentre la mia mente correva freneticamente alla ricerca di una via d'uscita. Sapevo che una volta firmato quel documento, la mia protezione legale sarebbe svanita nel nulla, e probabilmente loro non avrebbero esitato a sbarazzarsi di noi due per evitare che potessimo denunciare il rapimento. Ma non avevo scelta. Diedi un'ultima occhiata a Caleb, inspirai profondamente e iniziai a tracciare la prima lettera del mio nome sul foglio.
In quel preciso istante, un rumore assordante fece tremare le pareti di lamiera del capannone.
Un fascio di luce accecante, proveniente da almeno sei potenti fari di automobili, irruppe all'interno della struttura attraverso il portone principale spalancato di sbalzo. Sirene spiegate iniziarono a ululare nella notte con un volume assordante, seguite da voci amplificate da megafoni che urlavano: «Polizia di Stato! Siete circondati! Gettate le armi e mettete le mani dove possiamo vederle!»
Marcus e Victoria sobbalzarono terrorizzati, voltandosi di scatto verso l'ingresso. Il notaio lasciò cadere la valigetta di pelle di mano, mentre i fogli volavano in aria sospinti dal vento che entrava dall'esterno.
«Polizia?! Chi ha chiamato la polizia?!» urlò Marcus, afferrando disperatamente il bavero della mia giacca e strattonandomi con violenza. «Tu! Tu hai chiamato la polizia, lurida traditrice!»
«Non sono stata io...» riuscii a dire, mentre con un movimento rapido tirai fuori il pesante bullone di ferro che avevo nascosto in tasca e glielo piantai con forza contro lo stinco.
Marcus urlò di dolore, mollandomi all'istante e cadendo in ginocchio sul pavimento. Corsi immediatamente verso Caleb, tirai fuori un coltellino tascabile che avevo trovato nel vano portaoggetti della macchina e tagliai rapidamente il nastro adesivo che gli legava i polsi e la bocca.
«Mamma!» pianse il bambino, gettandomi le braccia al collo mentre lo sollevavo di peso tra le mie braccia, proteggendogli la testa con il mio corpo.
Dal portone principale fecero irruzione agenti in tenuta sommersa, con le armi spianate e i giubbotti antiproiettile ben visibili. Tra di loro, a passo sicuro nonostante la corporatura anziana, avanzava una figura inaspettata che riconobbi subito: Thomas, il vecchio maggiordomo di casa Pendelton, affiancato da un capitano della polizia.






