PARTE 14
Marcus e Victoria furono immobilizzati dagli agenti in un batter d'occhio, mentre cercavano inutilmente di inventare scuse e giustificazioni deliranti. Il notaio fu ammanettato mentre cercava di nascondere la valigetta sotto il tavolo.
Thomas si avvicinò a noi con passo rapido, il volto sollevato ma visibilmente provato. Si chinò verso Caleb per sincerarsi che stesse bene, poi mi rivolse uno sguardo carico di profondo rispetto.
«Signora Clara, per fortuna siamo arrivati in tempo», disse il maggiordomo con la voce tremante. «Il signor Arthur aveva previsto tutto. Sapeva perfettamente che i suoi figli avrebbero tentato il colpo gobbo non appena fosse spirato. Per questo, prima di morire, mi aveva lasciato istruzioni precise e una copia registrata delle sue ultime volontà presso la procura, insieme a un sistema di geolocalizzazione collegato direttamente alla sicurezza privata e alla polizia.»
Rimasi senza parole, con Caleb stretto forte al petto. «Arthur sapeva che lo avrebbero fatto?»
«Sapeva che non si sarebbero arresi facilmente», rispose Thomas, accennando un triste sorriso. «Voleva assicuratevi protezione totale, e sapeva che solo mettendo alle strette la loro avidità avrebbe potuto liberare la tenuta da quella presenza tossica una volta per tutte. L'operazione di Caleb è confermata per domattina nella clinica più protetta dello stato, e nessun tribunale potrà mai più mettere in discussione i vostri diritti.»
Mentre gli agenti portavano via Marcus e Victoria in manette, urlanti e disperati, guardai fuori dal capannone, verso la linea dell'orizzonte dove la notte stava finalmente cedendo il passo alle prime luci calde e dorate dell'alba. Avevo perso un marito che conoscevo appena, ma avevo salvato mio figlio e conquistato la mia libertà.
«Andiamo a casa, amore mio», sussurrai a Caleb, baciandogli la fronte mentre i paramedici ci facevano salire sull'ambulanza per i controlli di rito. La tempesta era finalmente passata, e la nostra vera vita poteva cominciare.






