Sposai un milionario morente per pagare l’operazione di mio figlio — ma quella sera, nella sua villa, chiuse la porta dietro di noi e disse: «I medici hanno già ricevuto i loro soldi. Ora puoi finalmente scoprire per cosa hai davvero firmato.»
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Sposai un milionario morente per pagare l’operazione di mio figlio — ma quella sera, nella sua villa, chiuse la porta dietro di noi e disse: «I medici hanno già ricevuto i loro soldi. Ora puoi finalmente scoprire per cosa hai davvero firmato.»

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PARTE 12

Caleb aveva il viso rigato dalle lacrime, gli occhi spalancati per la paura, e quando mi vide entrare nel cono di luce, emise un piccolo grido soffocato dal bavaglio improvvisato che gli avevano messo sulla bocca.

«Mamma!» cercò di gridare, sebbene il suono fosse attesato e irriconoscibile.

Il mio cuore si lacerò nel vedere mio figlio in quello stato. Finsi di mantenere la calma, anche se dentro di me bruciava una rabbia così intensa da farmi tremare le mani. Feci due passi avanti, entrando nel cerchio di luce, mentre Marcus mi veniva incontro con un ghigno di trionfo stampato sul viso grassoccio.

«Guarda un po' chi è arrivata la puntuale ragazzina», esclamò Marcus, aprendo le braccia con fare teatrale, mentre il notaio estraeva ordinatamente dei fogli da una cartellina di pelle nera. «Pensavo che ti saresti persa nel labirinto del porto. Invece eccoti qui, pronta a fare la cosa giusta per il bene del tuo bambino.»

«Lascialo andare subito, Marcus», dissi con voce ferma, puntando i miei occhi nei suoi senza mostrare un grammo di paura. «Il bambino non c'entra nulla con i vostri deliri di ricchezza. È solo un bambino di otto anni che ha bisogno di cure mediche. Siete dei mostri.»

Victoria fece un passo avanti, guardandomi con un disprezzo profondo che trasuda da ogni poro. «Non fare la vittima, Clara. Tu hai cercato di giocare una partita più grande di te. Hai sedotto nostro padre sul letto di morte per metterci le mani sulle tasche dell'impero Pendelton. Adesso paghi il conto.»

Marcus indicò il notaio e i fogli posati su un tavolino di ferro improvvisato. «I documenti sono pronti. C'è la rinuncia irrevocabile a qualsiasi pretesa sull'eredità di Arthur Pendelton, insieme al trasferimento immediato della procura fiduciaria alla nostra famiglia. Tu firmi qui, davanti a testimoni, e in cambio noi sleghiamo il ragazzino e ti permettiamo di portarlo in ospedale. Hai esattamente sessanta secondi per decidere.»

Guardai Caleb. Il bambino mi fissava con uno sguardo disperato, implorandomi in silenzio di salvarlo. Sapevo che se avessi firmato quei documenti, avrei rinunciato a tutto ciò che Arthur mi aveva lasciato per proteggerci, ma soprattutto avrei dato campo libero a quei due criminali di distruggere l'azienda e calpestare la memoria del vecchio. Tuttavia, in quel momento, nessuna eredità valeva la vita di mio figlio.

«Va bene», sussurrai, abbassando lo sguardo e facendo un passo verso il tavolo. «Firmo. Ma prima voglio che sleghiate Caleb e lo mettiate al sicuro.»

Marcus rise, un suono sgradevole e gutturale. «Non fare la furba con noi, Clara. Prima firmi, poi il bambino sarà libero. Firma subito!»