L'alba su Palermo non portò la luce, ma una caligine grigiastra e fredda che avvolgeva i tetti della città e il porto sotterraneo. Ci mettemmo in viaggio verso la dimora abituale di Michele Vitale, un attico elegante situato nel quartiere residenziale di viale della Libertà. Salvatore era perplesso, quasi spaventato dall'idea di affrontare l'uomo che solo poche ore prima ci aveva puntato una pistola alla testa nella casa di Corleone.
"Mamma, è una pazzia," diceva Salvatore mentre guidava con gli occhi gonfi di sonno e paura. "Vitale ci ammazzerà non appena ci vedrà entrare dalla sua porta!"
"Vitale non è uno stupido, Salvatore," risposi con voce ferma. "È un uomo disperato che ha perso tutto per colpa di Fontana e di tuo padre. Stasera ha capito che chi lo ha attaccato a Corleone non eravamo noi, ma gli uomini inviati da Fontana per eliminare sia lui che noi. Se le mie deduzioni sono corrette, Vitale sta cercando Fontana per vendicarsi. E noi abbiamo l'unica cosa di cui lui ha bisogno: i nomi e le prove per distruggere l'avvocato."
Parcheggiammo a due isolati di distanza dal palazzo di Vitale. Salimmo le scale d'ingresso del condominio signorile con il cuore in gola. Il portiere di notte non c'era, l'androne era deserto. Salimmo con l'ascensore fino all'ultimo piano.
Quando suonammo al campanello dell'attico, il silenzio che seguì fu soffocante. Poi, il rumore del catenaccio che veniva sfilato. La porta si aprì di pochi centimetri. Sulla soglia comparve Vitale. Aveva una sferzata di sangue secco sulla tempia, i vestiti stazzonati e una pistola infilata nella cintura dei pantaloni.
Quando ci vide, i suoi occhi si spalancarono per lo sconcerto. "Voi... cosa ci fate qui? Siete impazziti?"
"Dobbiamo parlare, Vitale," dissi, facendomi avanti prima che potesse chiudere la porta. "Sappiamo chi ti ha mandato i sicari a Corleone. E sappiamo chi ha preso Elena."
Vitale ci fissò per qualche secondo, poi fece un passo indietro, lasciando la porta aperta. "Entrate. E fate presto."
L'interno dell'attico era un groviglio di carte rovesciate, valigie mezze pronte e bottiglie di liquore vuote. Vitale si versò un bicchiere di whisky con mano tremante, senza offrirne a noi.
"Fontana mi ha incastrato," sputò Vitale con un tono pieno di odio, mentre si medicava la ferita alla tempia con un batuffolo di cotone imbevuto d'alcool. "Ho capito solo stasera che quegli uomini mascherati a Corleone erano i suoi scagnozzi. Voleva uccidere me e prendersi il quaderno di Giuseppe per ricattare l'intero sistema edilizio della Sicilia. Mi ha usato per dodici anni come capro espiatorio, e ora vuole eliminare tutti i testimoni!"
"Fontana ha rapito la figlia di Giuseppe, Elena," intervenni io. "La tiene nascosta da qualche parte per costringerci a consegnargli la chiave della cassetta di sicurezza e i documenti reali."
Vitale si lasciò andare su una poltrona di pelle, ridacchiando amaramente. "E voi venite da me? Pensate che io sia il buon samaritano della situazione? Io voglio la testa di Fontana, signora Carmela. Non me ne frega niente della ragazza o di vostro figlio."
"Invece dovrebbe importartene," dissi, estraendo dalla borsa la fotocopia della pagina del quaderno nero e la chiave 408. "Perché noi abbiamo la prova provata che Fontana ha gestito i conti esteri della società parallela, compresi quelli con cui ti ha incastrato dodici anni fa. Senza di noi, non riuscirai mai a dimostrare la sua colpevolezza né a costringerlo ad uscire dallo scoperto. Se ci aiuti a salvare Elena, ti daremo il quaderno completo con tutte le prove che servono per distruggerlo di fronte ai suoi protettori politici."
Vitale ci guardò con un misto di rispetto e sospetto. Si alzò dalla poltrona, muovendosi lentamente intorno a noi come un predatore indeciso.
"L'avvocato Fontana ha una villa isolata a Mondello," disse infine Vitale, abbassando la voce. "È lì che tiene gli affari riservati e le persone che devono 'scomparire' senza lasciare traccia. Se la ragazza è ancora viva, è rinchiusa nella dipendenza di quella casa."
"Come facciamo ad entrare?" chiese Salvatore, facendosi avanti. "Ha guardie, allarmi, telecamere..."
"Fontana non sa che io sono ancora vivo," disse Vitale con un sorriso malefico che mi fece venire i brividi. "Pensa che i suoi uomini mi abbiano sistemato a Corleone. Usiamo questo vantaggio a nostro favore. Voi gli farete una chiamata: direte che siete pronti a scambiare la chiave 408 e il quaderno con la vita di Elena. Fisserete l'incontro alla villa di Mondello."
"E tu cosa farai?" chiesi.
"Io entrerò dal retro mentre voi attirate la sua attenzione nel salone principale," spiegò Vitale. "Libererò la ragazza e poi ci prenderemo quello che spetta a ciascuno di noi. Ma vi avverto, signora Carmela: se provate a fregarmi o a chiamare la polizia prima che sia finita... sparo a vostro figlio davanti ai vostri occhi."
Il patto con il diavolo era stato siglato.
Mentre Salvatore prendeva il telefono per comporre il numero privato dell'avvocato Fontana, io guardai fuori dalla grande vetrata dell'attico. La pioggia su Palermo si era trasformata in una tempesta violenta. Sapevo che stavo mettendo la vita di mio figlio nelle mani di due criminali, ma non c'era altra strada per salvare la ragazza innocente che portava il sangue della mia famiglia.
Salvatore avviò la chiamata. La voce felpata e ipocrita dell'avvocato Fontana rispose al terzo squillo.
"Avvocato Fontana..." disse Salvatore con tono fermo, seguendo le mie istruzioni. "Ho la chiave 408 e il quaderno di mio padre. Vogliamo Elena. Stasera alla sua villa di Mondello. Se la ragazza non è illesa, distruggo tutto."
Dall'altra parte del filo, l'avvocato lasciò scappare una risatina sommessa. "Vi aspetto alle ventuno, Salvatore. Venite soli con tua madre. Se vedo la polizia... la ragazza non vedrà mai la luce di domani."
La trappola era pronta. Ma chi avrebbe catturato chi?






