La silhouette alta sulla soglia della cappella era illuminata dal fioco bagliore della luna che filtration tra le nuvole diradate. L'uomo portava un lungo impermeabile grigio e teneva le mani infilate nelle tasche. Non impugnava un'arma, ma la sua presenza emanava un'autorità fredda e calcolata che mi fece mancare il respiro.
Quando fece un passo avanti nella luce della lanterna della cappella, il mio cervello si rifiutò per un istante di accettare la realtà.
Era il dottor Roberto Marini, il nostro medico di famiglia da oltre trent'anni. L'uomo che aveva curato Giuseppe fino al suo ultimo respiro, l'uomo che era venuto a casa mia a portarmi le condoglianze la sera del funerale, l'amico fidato che mi prescriveva le medicine per la pressione e mi rassicurava sul mio stato di salute.
"Dottor Marini...?" mormorai, incapace di credere ai miei occhi. "Cosa... cosa ci fa lei qui?"
Marini abbozzò un debole, tristissimo sorriso. "Mi dispiace che tu debba scoprirlo così, Carmela. Avrei preferito che questa storia finisse in modo diverso, senza che tu venissi coinvolta."
Salvatore si mise subito davanti a me e ad Elena, stringendo il cacciavite nella mano destra. "Stia lontano! Cosa c'entra lei con mio padre?"
"Tuo padre era un mio vecchio paziente e un mio socio d'affari, Salvatore," disse Marini con tono pacato, quasi professorale. "Molti pensano che io sia solo un semplice medico primario d'ospedale. La verità è che trent'anni fa ero io a gestire i flussi finanziari di Sanità e Appalti per conto dei vertici regionali. Giuseppe era il mio uomo di paglia nell'edilizia, e Fontana era il nostro braccio legale."
Mi accasciai contro il bordo della tomba di marmo. Il mondo che avevo costruito intorno a me si stava sbriciolando nell'abisso più nero. Tutte le persone di cui mi ero fidata — mio marito, l'avvocato di famiglia, perfino il mio medico personale — facevano parte della stessa rete di inganni e corruzione.
"Sei stato tu..." disse Elena, con la voce rotta dalla rabbia. "Sei stato tu a mandare la lettera minatoria a casa mia! Sei stato tu a farmi rapire da Fontana!"
"Fontana è stato un esecutore avido e maldestro," disse Marini, scuotendo la testa con disprezzo. "Ha voluto fare di testa sua, pensando di potermi ricattare con quel quaderno di Giuseppe. Ma Fontana non ha mai capito una cosa fondamentale: in questa città, i veri soldi e il vero potere non stanno nelle mazzette degli appalti sterrati. Stanno nei fondi sanitari e nelle società farmaceutiche che io controllo."
Marini fece un altro passo verso di noi, allungando una mano con palmo aperto. "Carmela, dammi quel libretto svizzero e le chiavi della banca. In quel conto non ci sono solo i soldi di Giuseppe. Ci sono venti milioni di euro raccolti in trent'anni di gestione riservata. Se mi dai quella roba, vi lascio uscire da questo cimitero. Vi darò abbastanza denaro per rifarvi una vita lontani dalla Sicilia, tu, Salvatore, Elena e la bambina."
"E noi dovremmo fidarci di te?" sibilò Salvatore. "Hai lasciato che mia madre vissesse nell'inganno per sei anni! Hai lasciato che usassi i suoi risparmi per mantenere la figlia di papà mentre tu ti godevi la tua bella vita!"
"Salvatore, sii realista," disse Marini con un filo di freddezza nella voce. "Pensi davvero che la polizia crederà alla versione di una vedova, di un impiegato e di una ragazza scomparsa contro un primario ospedaliero insignito di onorificenze di Stato? Se andate dalle autorità, Fontana farà ricadere tutta la colpa sulla memoria di tuo padre Giuseppe. La tua famiglia verrà distrutta dallo scandalo, la casa di tua madre verrà sequestrata e voi finirete in miseria."
Le parole di Marini erano macigni implacabili. Sapevo che aveva ragione sul potere delle sue coperture. Ma guarda i volti di Salvatore e di Elena: nei loro occhi c'era la stessa determinazione, la stessa sete di giustizia che mi aveva spinta a non arrendermi fin dall'inizio.
"No," dissi, alzandomi in piedi con tutta la dignità che mi restava.
Marini si accigliò. "Cosa hai detto, Carmela?"
"Ho detto no, Roberto," risposi, guardandolo dritto negli occhi. "Per quarant'anni sono stata zitta. Ho accettato le bugie di mio marito, ho accettato le tue rassicurazioni mediche, ho accettato di essere la povera vedova ignorante. Ora basta. Non venderò la memoria della mia vita e la dignità dei miei figli per i tuoi soldi sporchi."
Marini sospirò, e per la prima volta il suo volto perse la maschera della gentilezza, rivelando una spietatezza agghiacciante. "Speravo non arrivassi a questo, Carmela. Ma non posso permettermi che questa roba esca da qui."
Marini portò due dita alla bocca ed emise un fischio acuto.
Dall'oscurità dei viali del cimitero emersero tre uomini armati di bastoni e pistole con silenziatore. Ci avevano accerchiati all'interno della cappella di famiglia.






