Gli uomini di Marini si disposero a semicerchio davanti all'ingresso della cappella, impedendoci ogni via di fuga. La luce fioca della lanterna faceva brillare i rilievi metallici delle armi munite di silenziatore. Salvatore strinse il cacciavite con tanta forza che le sue nocche diventarono bianche, posizionandosi davanti ad Elena e a me come uno scudo umano.
"Riconsegna il cofanetto, Carmela," disse Marini con tono stanco e privo di empatia. "Non rendiamo la cosa più tragica di quanto non sia già. Voi tre finirete in un tragico incidente prima dell'alba. Nessuno cercherà mai oltre."
"Tu pensi di aver calcolato tutto, vero Roberto?" dissi, facendo un passo avanti nonostante il terrore che mi divorava le viscere. "Pensi che noi siamo venuti qui da soli, come tre sprovveduti?"
Marini ridacchiò amaramente. "Carmela, conosco i tuoi spostamenti minuto per minuto da tre giorni. Siete venuti qui con la tua auto, di nascosto. Non avete avvisato nessuno."
"È vero," ammisi con un debole sorriso. "Non abbiamo avvisato la polizia di Palermo. Ma abbiamo fatto qualcosa di meglio."
Estrassi il mio telefono cellulare dalla borsa e lo mostrai a Marini. Lo schermo era ancora attivo, indicando una chiamata in corso iniziata dieci minuti prima.
"Quando siamo entrati nel cimitero," spiegai con voce ferma e limpida, "ho attivato la trasmissione in diretta verso il server della Procura Antimafia di Caltanissetta, tramite l'applicazione di emergenza che il magistrato di turno mi ha fatto scaricare un'ora fa, prima di andare alla villa di Fontana. Ogni singola parola che hai detto in questa cappella — i venti milioni, la sanità corrotta, i depistaggi — è stata registrata e trasmessa in tempo reale ai magistrati."
Il volto di Marini si sbiancò all'istante. La sicurezza arroganza che lo aveva contraddistinto per anni crollò in una frazione di secondo. "Tu... tu menti! Sei una vecchia ignorante, non sai nemmeno come funziona uno smartphone!"
"Mia nipote Sofia mi ha insegnato ad usarlo due mesi fa," disse Elena da dietro le spalle di Salvatore, con un tono pieno di fiera ironia. "E Salvatore ha inviato la copia della confessione audio di mio padre direttamente alla PEC del Procuratore Capo mezz'ora fa, prima che arrivassimo qui."
Marini fece un gesto frenetico verso i suoi uomini. "Prendeteli! Prendete quel telefono e distruggetelo!"
I tre uomini armati fecero per slanciarsi dentro la cappella.
Ma prima che potessero fare un solo passo, il cielo sopra il cimitero dei Cappuccini venne squarciato dal rombo sordo delle pale di un elicottero delle forze dell'ordine. Grandi fari di profondità illuminarono a giorno i viali di marmo, accecando Marini e i suoi sicari.
Dall'ingresso principale e dai cancelli laterali irruppero decine di agenti dei Carabinieri del Nucleo Operativo Antimafia, con i giubbotti antiproiettile e i mitra puntati.
"Carabinieri! Fermi tutti! Gettate le armi a terra! Gettate le armi!" risuonò la voce amplified di un comandante attraverso il megafono.
I tre sicari di Marini, capendo che non c'era più alcuna via di scampo, lasciarono cadere le pistole sul ghiaino, alzando le mani in alto.
Marini rimase bloccato al centro del viale, illuminato dal cono di luce dell'elicottero, con il volto stravolto dallo sconcerto e dalla disfatta. Guardò me, poi guardò la lapide di mio marito Giuseppe.
Un giovane capitano dei Carabinieri si avvicinò a passo di marcia, immobilizzando Marini e stringendogli i ferri ai polsi.
"Dottor Roberto Marini," disse il capitano, "lei è in arresto per associazione a delinquere, estorsione, sequestro di persona e concorso in riciclaggio di denaro sporco. Ha il diritto di rimanere in silenzio."
Il capitano si voltò poi verso di noi, facendoci cenno di uscire dalla cappella. "Signora Carmela... ragazzi... state bene?"
"Stiamo bene, Capitano," risposi, sentendo le gambe cedere per la fine dell'adrenalina. Salvatore ed Elena mi sorressero prima che potessi cadere.
Mentre gli agenti portavano via Marini e i suoi uomini lungo il viale illuminato, guardai per l'ultima volta la cappella di famiglia. La lastra di marmo del nonno era ancora smontata, e il cofanetto grigio era stretto nelle mie mani.
Il lungo incubo di inganni, ricatti e veleni che aveva avvelenato la mia vita e la mia famiglia era giunto al termine. Ma c'era ancora un ultimo passo da compiere prima di poter ritrovare la pace.






