L'Ombra del Passato
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L'Ombra del Passato

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Nel buio pesto del salone, scoppiò il caos più totale. Gli spari rimbombarono contro le pareti di marmo, accompagnati dal rumore di vetri infranti e dalle urla dell'ex senatore Russo che cercava disperatamente di far arretrare la sua sedia a rotelle.

"Salvatore! Elena!" gridai a squarciagola, gettandomi d'istinto sul pavimento di cotto e coprendomi la testa con le mani.

Un bagliore di luce arancione illuminò per un secondo la stanza: era Michele Vitale che, approfittando del buio generato dal distacco del contatore generale, era penetrato nel salone e aveva fatto fuoco contro la guardia del corpo di Fontana. La guardia crollò sul tappeto con un tonfo sordo, lasciando cadere l'arma.

"Salvatore, prendi Elena e scappa!" ruggì la voce di Vitale nell'oscurità.

Sentii dei passi frenetici sul pavimento. Salvatore riuscì a raggiungere la ragazza nel buio, afferrandola per le braccia e trascinandola verso di me. "Mamma! Sei ferita?"

"Sto bene! Usciamo da qui!" risposi, rialzandomi a fatica.

In quel momento, le luci d'emergenza della villa si accesero con un ronzio fastidioso, illuminando la stanza con una luce giallastra e spettrale.

Fontana era accovacciato dietro il grande tavolo di noce, con in mano una piccola pistola che aveva estratto dalla giacca. Il suo volto raffinato era sfigurato da una maschera di furia e terrore. Vitale gli stava di fronte, a cinque metri di distanza, con la pistola puntata al suo petto.

"Vitale..." mormorò Fontana, la voce tremante per lo sconcerto. "Tu... eri morto a Corleone!"

"Ti piacerebbe, avvocato dei miei stivali!" sputò Vitale con rabbia cieca. "Mi hai fatto marcire in prigione per cinque anni! Hai preso la mia quota della ditta, hai tentato di farmi ammazzare stasera! Ora mi prendo quello che mi spetta!"

"Aspetta!" urlò Fontana, alzando le mani tremanti mentre teneva ancora stretta la chiave 408 nell'altra mano. "Possiamo metterci d'accordo! Ci sono due milioni di euro! Ti do la metà! Ti do tutto se mi lasci andare!"

"I tuoi soldi non mi interessano più," disse Vitale con una freddezza spaventosa. "Voglio vederti distrutto."

Vitale fece per premere il grilletto, ma l'ex senatore Russo, disperato, fece scivolare la sua sedia a rotelle contro le gambe di Vitale, facendolo sbandare. Il colpo di pistola devia la sua traiettoria, trafiggendo il quadro d'epoca appeso alla parete.

Fontana approfittò di quella frazione di secondo di distrazione. Sparò due colpi in rapida successione contro Vitale. Uno dei proiettili colpì l'ex socio al petto. Vitale crollò all'indietro con un grido soffocato, lasciando cadere la sua arma sul pavimento di marmo.

"Salvatore, la porta!" gridai.

Salvatore spinse Elena verso l'uscita del patio, mentre io mi voltai per seguirli. Ma Fontana, stravolto dalla follia e dalla disperazione, afferrò il quaderno di pelle nera dal tavolo e puntò la sua pistola direttamente contro la schiena di mio figlio.

"Nessuno esce vivo da questa casa!" gridò Fontana.

In quel momento, l'istinto materno che giaceva dentro di me da sessantaquattro anni esplose con una violenza inaudita. Non pensai alle conseguenze, non pensai alla paura. Afferrai un pesante vaso di bronzo posizionato su un tavolino laterale e lo scagliai con tutte le mie forze contro la testa dell'avvocato.

Il vaso colpì Fontana alla tempia con un impatto devastante. L'avvocato emise un lamento sordo, barcollò all'indietro e crollò rovinosamente contro la vetrata del salone, frantumandola in mille pezzi prima di cadere privo di sensi sulla terrazza esterna, con il sangue che gli colava sul viso.

Il quaderno di pelle nera e la chiave 408 volarono via, cadendo ai piedi di Elena.

La ragazza si chinò di scatto, raccolse sia la chiave che il quaderno e ci guardò con gli occhi spalancati dal terrore. "Dobbiamo andare via! Ora!"

Corremmo fuori dalla villa mentre le sirene delle pattuglie della polizia — avvisate dai vicini che avevano sentito gli spari — cominciavano a risuonare in lontananza, avvicinandosi rapidamente lungo la strada costiera di Mondello.

Salimmo in macchina. Salvatore avviò il motore e sfrecciò fuori dal cancello della villa pochi secondi prima che tre auto della polizia a fari spiegati svoltassero l'angolo del viale.

Eravamo vivi. Elena era con noi. Ma la verità era ancora incompleta, e la chiave 408 nella mano della ragazza sembrava bruciare più che mai.