Era Valerio. Aveva la camicia strappata, una ferita da taglio alla spalla e il volto coperto di fuliggine, ma impugnava ancora saldamente la sua pistola.
"Fuori! Subito!" ruggì l'investigatore, tossendo per il fumo denso che rendeva l'aria irrespirabile.
Andrea mi caricò sulle sue spalle con un enorme sforzo fisico. Sentivo le mie forze abbandonarmi a causa della sostanza che Maria mi aveva iniettato; gli arti mi sembravano fatti di piombo e la vista mi si appannava, riducendo il mondo a macchie di luce e ombra. Leo ci precedeva, facendoci strada attraverso il corridoio oscuro del bunker, guidato da Valerio che copriva le nostre spalle.
All'esterno, l'aria gelida della notte montana mi investì il viso, restituendomi un minimo di lucidità. La pioggia cadeva più fitta, lavando via il fumo e il sangue. Ci allontanammo di corsa dal bunker proprio mentre una serie di piccole esplosioni interne facevano tremare il terreno, scagliando fiamme e detriti attraverso le bocche di ventilazione dell'edificio sotterraneo.
"Dove è Maria?" chiese Valerio a scatti, guardandosi intorno con la pistola puntata nella nebbia.
"È fuggita prima di bloccarci dentro," rispose Andrea con la voce rotta. "Ha preso la strada verso il crinale posteriore dove tengono gli elicotteri per le emergenze!"
"Non andrà lontano," disse Valerio ferreo. "Le forze dell'ordine che ho contattato prima di essere attaccato al mulino stanno accorrendo. Ho inviato le coordinate della struttura alla polizia provinciale."
In lontananza, infatti, il suono distinto delle sirene della Polizia cominciava a echeggiare lungo le tornanti della montagna, salendo dai paesi della valle. I fasci di luce blu fendevano la nebbia fitta in basso.
Ma per me il tempo stava scadendo. La sostanza chemically alterata che mi era stata iniettata stava agendo sul mio sistema nervoso. Mi accasciai sul terreno fangoso, incapace di reggermi in piedi. Andrea si inginocchiò immediatamente accanto a me, prendendomi la testa tra le mani.
"Papà! Mantieni i contatti! Guardami!" urlò mio figlio, con le lacrime che si mescolavano alla pioggia sul suo volto. "Sono Andrea! Sono davvero io!"
"Andrea..." balbettai, faticando a formulare le parole. "Perché... perché ti sei fatto cambiare il nome? Perché sei rimasto con lei per tutti questi anni?"
Andrea mi strinse la mano con forza disperata. "Non ho scelto io di rimanere, papà. Quella notte di dodici anni fa, quando me ne andai da casa tua dopo il nostro litigio... lei mi stava aspettando in fondo alla strada. Mi fece salire in macchina dicendo che voleva spiegarmi la verità sulla sua finta morte. Ma era una trappola. Mi drogarono quell'anno stesso. Per anni mi hanno somministrato farmaci per resettare i miei ricordi ogni volta che cercavo di scappare o di tornare da te a Verona. Hanno inventato la storia dell'amnesia e dell'incidente per giustificare la mia nuova identità con la gente del paese."
"E i biglietti...?" chiesi con un filo di voce.
"I biglietti erano il suo modo per torturarti psicologicamente e tenerti d'occhio," spiegò Andrea tossendo. "Ma negli ultimi mesi avevo iniziato a fingere di prendere le pillole. Nascondevo i farmaci sotto la lingua. La mia memoria stava tornando gradualmente, papà! Ho ricordato te, la nostra casa, la mamma di un tempo prima che impazzisse per i suoi esperimenti... Così, quando ha preparato l'ennesimo biglietto per ottobre, sono riuscito a scriverci sopra l'indirizzo prima che lo spedisse. Sapevo che saresti venuto. Sapevo che eri l'unico che poteva salvarmi."
Il mio cuore ebbe un sussulto di dolore e sollievo contemporaneamente. Dodici anni di senso di colpa, dodici anni passati a credere di aver distrutto la mia famiglia per un banale litigio, volarono via in un istante. Non ero stato io a cacciare mio figlio. Era stato una vittima, esattamente come me.
Improvvisamente, un rumore di rami spezzati attirò la nostra attenzione. Dalle ombre della vegetazione emerse una figura scompigliata. Era Maria. Aveva un abito strappato, il volto macchiato di fuliggine e in mano impugnava una piccola pistola automatica.
"Nessuno di voi lascerà questa montagna," disse con una voce che non aveva più nulla di umano, completamente divorata dalla follia. "Tutto il mio lavoro... trent'anni di ricerche sulla manipolazione mentale... distrutto per colpa di un vecchio sentimentale!"
Puntò la pistola direttamente al petto di Andrea.
"No!" gridai. Con un ultimo disperato residuo di forza, mi lanciai in avanti per fare da scudo a mio figlio.
Un colpo secco taglia la notte.






